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IL MINISTRO KYENGE: "SONO FIERA DI ESSERE NERA"

 

 

 

Il ministro Cecile Kyenge risponde con fermezza e con stile all'ignobile sequenza di insulti razzisti dopo il suo ingresso nel governo Letta. In realtà siti web neonazisti e alcuni esponenti della Lega Nord sono stati protagonisti di frasi xenofobe già all'indomani della sua elezioni come deputato.

"Sono nera, non sono di colore". Kyenge nella sua prima conferenza stampa indetta nella giornata per la libertà d'informazione, ha voluto così replicare. "Sono italo-congolese: appartengo a due culture, a due Paesi-aggiunge- ho una doppia identita'. Non sono di colore, sono nera,  lo dico con fierezza.  L'Italia non è un paese razzista, ha una tradizione di accoglienza e di ospitalità - aggiunge". Per la ministra bisogna "valorizzare questa tradizione. Si parla di razzismo- sottolinea- perché c'è molta non conoscenza dell'altro, bisogna abbattere i muri o aumentano le differenze. L'immigrazione e' una ricchezza". Rispetto agli attacchi che ha ricevuto Kyenge osserva che "era una tappa necessaria. Ho apprezzato le parole di Enrico Letta e di Josefa Idem. Il razzismo è stato condannato dalla società, la società civile ha reagito bene contro gli attacchi, è quello che volevo vedere".

In sostegno del ministro Kyenge è arrivata il presidente della Camera Laura Boldrini che ha lanciato un monito alla facilità con cui le donne, soprattutto, sono sottoposto a un "linciaggio" tramite il web e i social network. Poco ferme, invece, sono state le prese di posizione della componente del Pdl di fronte agli insulti razziali: lo stesso partito che esprime il ministro dell'Interno. 

I Cie

“A volte si possono cambiare le cose anche senza urlare – ha detto il ministro -, bisogna trovare solo la condivisione. Sono sicura che cambiando il linguaggio, cambiando approccio molte cose possono essere fatte. Abbiamo persone che nascono e crescono in Italia e che non hanno nessuna identità. Non si sentono né italiani, né del paese di origine dei genitori. Bisogna partire da questo, dalla lettura della quotidianità del Paese per trovare delle risposte”. 
 

Sul futuro dei Centri di identificazione e di espulsione, il ministro non si sbilancia. “Il mio impegno massimo c'è, ma devo essere in grado di dialogare e far passare idee nuove e trovare un terreno comune per condividere risultati. Devo essere in grado di mettere la base verso il cambiamento tanto atteso”. Un tema, quello dell’immigrazione, che per Kyenge deve essere discusso sui tavoli europei. “Sono entrata in tanti Centri di identificazione ed espulsione e sono stata anche accusata per quanto riguarda la mia insistenza nel dire che molte persone non devono starci perchè non hanno un documento o sulla promiscuità. E' un'emergenza e l’emergenza di sicuro non la dimentico, ma deve trovare delle risposte che riguardano anche l'Europa. Occorre cominciare a parlare di politiche dell’immigrazione a livello europeo perché le risposte con una voce isolata non hanno peso: devono essere trovate insieme”.

Gli obiettivi

Kyenge è cauta sulle sfide e sulle urgenze affidate al suo mandato. “Difficile fare in poco tempo fare quello che in tanti anni non è stato fatto – ha aggiunto -. Il cambiamento va fatto dal momento in cui cambia l'approccio a certe tematiche. Le risposte forse arriveranno dopo il mio mandato, l’importante è fermare questo flusso di discriminazione e far capire che anche nell’elaborazione delle leggi serve una mentalità aperta di accoglienza, interazione e integrazione. Dobbiamo tutti essere pronti ad un nuovo approccio, all'accoglienza, ad un paese meticcio, il cambiamento non significa avere subito il cento per cento dei risultati, ma l'inizio di un cammino"

G.M. (Fonte: Redattore Sociale)

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