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INFANZIA, INTERVISTA A FIGLIO PREITI: BUFERA SU SKYTG24 E STUDIO APERTO

 

 

Studio aperto e Skytg24 intervistano il figlio di Luigi Preiti, autore della sparatoria di ieri ai danni dei due carabinieri feriti gravemente, ed è subito bufera. Il tam tam è partito dal web. Poi sono arrivate le proteste del Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza, Vincenzo Spadafora, e di Telefono Azzurro. Infine l'intervento netto del presidente nazionale dell'Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino: "un archivio degli orrori". 

Il Garante e Telefono azzurro

"E' inaccettabile il comportamento di certa stampa che in preda a una irresistibile ricerca di spettacolarizzazione della notizia rischia di strumentalizzare il ruolo di un minorenne in una vicenda drammatica come quella della sparatoria di ieri davanti Palazzo Chigi." È quanto ha dichiarato Vincenzo Spadafora, Autorita' Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza, in merito all'intervista al figlio di Luigi Preiti. "I mezzi di informazione hanno una grande responsabilita' nei confronti dei bambini e degli adolescenti coinvolti in fatti di cronaca e devono pertanto garantire loro una particolare tutela non solo in termini di privacy, ma anche e soprattutto di rispetto della loro sensibilita' in momenti come questi. Una tutela da anteporre sempre e comunque al dovere d'informazione, tanto piu' se - come in questo caso - la notizia non esiste. Non sono certamente queste le forme di ascolto che ci interessano", ha concluso il Garante.

Telefono Azzurro ha assistito "con incredulita' e un senso d'impotenza" all'intervista fatta da alcuni giornalisti di diverse testate al figlio di 11 anni di Luigi Preiti, il protagonista della sparatoria avvenuta ieri di fronte a Palazzo Chigi. Piu' di 20 anni fa e precisamente il 5 ottobre 1990 e' stata firmata dalla Federazione Nazionale della Stampa, dall'Ordine dei giornalisti e da Telefono Azzurro stesso, la 'Carta di Treviso', un'intesa aggiornata nel corso degli anni che contiene una serie di norme che regolano la tutela dei minori nell'attivita' giornalistica e che trae ispirazione dai valori della nostra Carta costituzionale e dalla Convenzione dell'Onu sui diritti dei bambini ratificata dall'Italia e divenuta legge di Stato n. 176 del 27 maggio 1991.

E' il primo documento di autoregolamentazione deontologica, steso con il supporto di Telefono Azzurro, che impegna di fatto i giornalisti a norme e comportamenti eticamente corretti nei confronti dei minori. Secondo Ernesto Caffo, neuropsichiatra infantile, professore ordinario dell'universita' di Modena e Reggio Emilia e presidente di Sos - Il Telefono Azzurro Onlus, "nonostante il fatto di cronaca che ha visto protagonista Luigi Preiti sia riprovevole, estremamente drammatico e le sue conseguenze tragiche per tutte le persone coinvolte, Telefono Azzurro non puo' dimenticare l'impegno preso oltre 25 anni fa a tutela dei minori. Per questo motivo riteniamo che con questa intervista al figlio di Luigi Preiti siano state violate la gran parte delle norme contenute nella 'Carta di Treviso' stesa insieme ai piu' autorevoli organi competenti in tema di informazione. Vorremmo evitare che questo si ripeta sia nei confronti del figlio di Luigi Preiti sia di tutti gli altri minori coinvolti in fatti di cronaca e chiediamo quindi che si prendano provvedimenti in tal senso".

 Le reazioni: il presidente Odg Iacopino

“Ti voglio bene papà”. “Per registrare questa dichiarazione sorprendente, si piantona la casa di un ragazzo di 11 anni. Lo si intervista, forse convinti di aver fatto uno scoop. Ne viene fuori, invece, solo un modo di fare informazione che sento estraneo al mio cuore, ancor prima che alle regole elementari della professione”. Così su Facebook il presidente dell’ordine dei giornalisti Enzo Iacopino, interviene nel dibattito di queste ore sull’intervista al figlio dodicenne dell’uomo che ieri ha sparato davanti Palazzo Chigi, Luigi Preiti, realizzata da Studio aperto e Skytg24 e trasmessa a catena da altri tg nazionali. “E’ informazione registrare che un ragazzo vuole bene al padre? Francamente credo di no. C’è bisogno di recuperare umanità e di consentire ad un giovane di 12 anni, terza vittima dell’agguato davanti a palazzo Chigi, di non subire ulteriori danni – continua il presidente dell’Ordine -. Questa ricerca del particolare estremo ad ogni costo e questa voglia di sensazionalismo non aggiungono alcun elemento utile alla ricerca delle ragioni che hanno provocato una tragedia dalle dimensioni ancor non ben definite. I colleghi hanno obblighi deontologici e dovrebbero ricordare quanto prescrive la Carta di Treviso. Lasciamo questo giovane al dolore che prova e auguriamoci tutti, con comportamenti coerenti, che possa presto superare una difficoltà che non si attenua con l’esposizione mediatica”. 
 
L’intervista viola le regole basilari della Carta di Treviso: il bambino di spalle davanti alla porta di casa e sotto gli occhi della madre, viene intervistato da due giornaliste che gli domandano se il rapporto con il padre cambierà dopo questo episodio, gli fanno raccontare particolari della loro vita insieme (la prima Comunione, le vacanze estive) e addirittura gli chiedono se il ragazzino sa dare una spiegazione al gestodel padre. Tanto è bastato per suscitare le reazioni sui principali social. Un dibattito duro che ha spinto il direttore di Sky tg24, Sarah Varetto a sospendere la messa in onda dell’intervista. 

La protesta sui social network

Tra i primi a scagliarsi contro il servizio realizzato dalle due colleghe, Andrea Sarubbi, giornalista ed ex deputato del Pd che su Twitter ha chiesto l’inetervento dell’Odg: “Studio aperto intervista il figlio 12enne di Preiti. Ordine dei giornalisti, se ci sei, batti un colpo. Se no, ridammi la quota annuale”. Alle sue parole ha fatto  eco Tommaso Labate, giornalista collaboratore di diverse testate giornalistiche, che pur sottolineando che lui non avrebbe mai realizzato un’intervista del genere, sostiene che a vigilare doveva essere la madre: “Sarò controcorrente. Ma sul piccolo #Preiti deve vigilare la mamma, che lo ha costretto a fare l'intervista. Non i giornalisti.” In realtà il Codice deontologico su media e minori dice chiaramente che “il minore non va intervistato o impegnato in trasmissioni televisive o radiofoniche che possano lederne la dignità o turbare il suo equilibrio psicologico, e ciò a prescindere dall'eventuale consenso dei genitori”. Molti gli interventi critici anche di esponenti politici. “Sull'intervista al figlio di #preiti dico ai #giornalisti con il cuore in mano: fermatevi!” twitta Anna Paola Concia. Ma la polemica non appresta a fermarsi, in molti attraverso l’hastag #preiti esprimono sdegno per questo modo di fare informazione e chiedono sanzioni severe. E’ stato inoltre creato #LasciateloInPace, dove diversi utenti stanno criticando aspramente il comportamento. Qualcuno scrive: “#lasciateloinpace un po' di dignità, almeno, dimostratela”.

Redazione (Fonte: Redattore Sociale)

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