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CRISI: AUMENTANO ANZIANI POVERI E A ROMA TORNANO I LAVAVETRI

 

 

 

Anziani fragili con difficoltà motorie e problemi di salute, ma anche persone che soffrono la crisi e che chiedono un pacco alimentare o solo un pasto caldo. Sono sempre di più gli over 60 del ceto medio in difficoltà a chiedere aiuto agli sportelli di Anteas, l’associazione nazionale Tutte le età attive per la solidarietà, che oggi a Roma ha presentato il suo primo bilancio sociale (vedi lancio successivo) . Persone che per vergogna non si rivolgono ai servizi sociali del territorio ma preferiscono affidarsi alle associazioni di volontariato. “È un fenomeno che vediamo sempre di più. I nostri pacchi alimentari vanno a persone che possiamo definire normali, o meglio con un disagio sociale non evidente, ma che nonostante questo non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena – spiega il presidente di Anteas, Arnaldo Chianese -. La crisi colpisce soprattutto gli anziani, che ormai costituiscono una fetta consistente di quelli che chiamiamo ‘nuovi poveri’ ma che fino a poco tempo fa erano parte del ceto medio. E per questo conservano una grande dignità e fanno fatica a chiedere aiuto”.Un fenomeno preoccupante, secondo Chianese, perché “molte di queste persone per risparmiare non comprano neanche più le medicine, che gli servono per curarsi”.
 
Per questo la politica dovrebbe porre particolare attenzione al mondo del volontariato: “noi non vogliamo essere sostitutivi degli enti pubblici ma sussidiari – aggiunge - . Ma il valore economico del nostro lavoro è pari a 39 milioni di euro e non si può ignorare, perché diamo aiuto a oltre trecentomila persone”. Una speranza per Chianese è riposta nei parlamentari che provengono dal mondo del Terzo settore. “Se riusciamo a dare aiuto a tante persone è grazie al 5 per mille – continua– e speriamo in una sua stabilizzazione. Un segnale importante ce lo ha dato Bersani chiedendo di incontrare nel suo giro di consultazioni il mondo del volontariato, e in particolare il Forum del terzo settore. In un momento come questo il contributo che diamo non può non essere considerato in maniera seria dalla politica con la ‘P’ maiuscola”. 

Roma: tornano i lavavetri

A Roma tornano i lavavetri, non i soliti, ma sempre più stranieri che hanno perso il lavoro, anche se in nero: colpa della crisi. A fare il punto sulle nuove povertà tra le strade della capitale da un punto di vista particolare, e per certi versi privilegiato, è Antonio Di Maggio, vice comandante del Corpo di Polizia locale di Roma e a capo dell’Unità organizzativa Sicurezza pubblica ed emergenziale. Secondo Di Maggio, nella capitale sono in tanti ad aver accusato il colpo di una crisi economica che dura ormai da anni, dai commercianti ai singoli cittadini, ma sono gli stranieri con un lavoro precario a finire più di tutti sul lastrico. “Roma la crisi l’ha sentita – spiega Di Maggio -. I cittadini si lamentano tutti. Al mercato, gli stessi commercianti mi dicono che ormai la gente compra poco oppure lo fa dopo l’una, quando i prezzi si abbassano e c’è un aumento di persone che si rivolgono alle strutture sociali per chiedere aiuto, nei municipi, alle mense o alle associazioni”.
 
Per strada, però, i segnali più evidenti di nuove povertà parlano lingue straniere e se è vero che molti decidono di andar via verso altri paesi europei in cerca di fortuna, tanti giocano le ultime carte come venditori ambulanti abusivi o agli incroci con un secchio e una spugna. “Stanno ritornando i lavavetri, ma spesso sono romeni che magari prima lavoravano a nero e che ora non lavorano più. Nell’ultimo anno, poi, c’è stato un fortissimo aumento di persone straniere che fanno i venditori ambulanti abusivi proprio in virtù di questa crisi. Abbiamo perso migliaia di posti di lavoro in vari settori, come l’edilizia, dove lavorano soprattutto romeni, che oggi emigrano verso Francia e Germania. Alcuni tornano anche a casa”. Per Di Maggio, però, l’emergenza sociale non riguarda solo il lavoro, ma anche la casa. “Tutte queste proteste sulla casa – aggiunge Di Maggio - vedono protagonisti anche persone di nazionalità straniera, residenti in Italia”. Problema che per Di Maggio fino ad oggi non ha visto soluzioni efficaci. “Alcune politiche impostate sulle case popolari hanno fallito.

Redazione (Fonte: Redattore sociale)

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