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SENZA FISSA DIMORA: SOLO LA RETE SOCIALE GARANTISCE UN AIUTO

 

Uomini con meno di 45 anni, in maggioranza vivono al Nord e sono stranieri. Questo è l’identikit del senza fissa dimora in base alla rilevazione condotta dall’Istat nell’ambito di una ricerca sulla condizione delle persone che vivono in povertà estrema, realizzata a seguito di una convenzione tra l’Istat, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, la Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora e la Caritas italiana. La stima è di tipo campionario ed è soggetta all’errore che si commette osservando solo una parte e non l’intera popolazione: di conseguenza, l’intervallo di confidenza all’interno del quale il numero stimato di persone senza dimora può variare, con una probabilità del 95%, è compreso tra 43.425 e 51.872 persone e corrispondono a circa lo 0,2% della popolazione regolarmente iscritta presso i comuni considerati dall’indagine.

 

Identikit del clochard

“Le persone senza dimora sono per lo più uomini (86,9%), la maggioranza ha meno di 45 anni (57,9%), nei due terzi dei casi hanno al massimo la licenza media inferiore e il 72,9% dichiara di vivere solo. La maggioranza è costituita da stranieri (59,4%) e le cittadinanze più diffuse sono la rumena (l’11,5% del totale delle persone senza dimora), la marocchina (9,1%) e la tunisina (5,7%).

In media, le persone senza dimora riferiscono di esserlo da circa 2,5 anni”. Questo è il primo dato per capire chi sono le persone che restano senza casa e fuori dalle relazioni sociali. “Quasi i due terzi (il 63,9%), prima di diventare senza dimora, vivevano nella propria casa, mentre gli altri si suddividono pressoché equamente tra chi è passato per l’ospitalità di amici e/o parenti (15,8%) e chi ha vissuto in istituti, strutture di detenzione o case di cura (13,2%). Il 7,5% dichiara di non aver mai avuto una casa”.

La metà vive al Nord

“Più della metà delle persone senza dimora che usano servizi (il 58,5%) vive nel Nord (il 38,8% nel Nord-ovest e il 19,7% nel Nord-est), poco più di un quinto (il 22,8%) nel Centro e solo il 18,8% vive nel Mezzogiorno (8,7% nel Sud e 10,1% nelle Isole)”. Questo è il dato che emerge dalla ripartizione territoriale del fenomeno. “Le più elevate percentuali osservate nel Nord-ovest e nel Centro dipendono, essenzialmente, dal fatto che Milano e Roma accolgono ben il 71% della corrispondente stima campionaria. Ben il 44% delle persone senza dimora utilizza servizi con sede a Roma o Milano: il 27,5% a Milano e il 16,4% a Roma”.  Dopo Roma e Milano, Palermo è, tra i 12 comuni più grandi, quello che accoglie il maggior numero di persone senza dimora (3.829).

Il lavoro saltuario e l’aiuto della rete sociale

“Il 28,3% delle persone senza dimora dichiara di lavorare5: si tratta in gran parte di occupazioni a termine, poco sicure o saltuarie (24,5%); i lavori sono a bassa qualifica nel settore dei servizi (l’8,6% delle persone senza dimora lavora come facchino, trasportatore, addetto al carico/scarico merci o alla raccolta dei rifiuti, giardiniere, lavavetri, lavapiatti, ecc.), nell’edilizia (il 4% lavora come manovale, muratore, operaio edile, ecc.), nei diversi settori produttivi (il 3,4% come bracciante, falegname, fabbro, fornaio, ecc.) e in quello delle pulizie (il 3,8%).  In media, le persone che hanno un lavoro, lo svolgono per 13 giorni al mese (il 37,6% per meno di 10 giorni e il 32,2% per 20 giorni o più) e il denaro guadagnato ammonta a 347 euro mensili (circa un quarto guadagna meno di 100 euro e quasi un terzo oltre 500 euro). Non emergono particolari differenze tra italiani e stranieri”. Per queste migliaia di persone è praticamente insesistente il sussidio di un ente pubblico mentre è determinante il sostegno della rete sociale. Il 53% riceve aiuti da familiari, amici e associazioni:  “La maggior parte delle persone senza dimora (53,4%) riceve quindi aiuto economico dalla rete familiare, parentale o amicale e da estranei e associazioni di volontariato, che, in molti casi, rappresentano l’unica fonte di sostentamento”.

Le cause: perdita lavoro e separazione

“La perdita di un lavoro si configura come uno degli eventi più rilevanti del percorso di progressiva emarginazione che conduce alla condizione di “senza dimora”, insieme alla separazione dal coniuge e/o dai figli e, con un peso più contenuto, alle cattive condizioni di salute. Ben il 61,9% delle persone senza dimora ha perso un lavoro stabile, il 59,5% si è separato dal coniuge e/o dai figli e il 16,2% dichiara di stare male o molto male. Inoltre, sono una minoranza coloro che non hanno vissuto questi eventi o che hanno vissuto uno solo, a conferma del fatto che l’essere senza dimora è il risultato di un processo multifattoriale”.

Le donne: in 6mila come gli uomini

“Le donne rappresentano il 13,1% delle persone senza dimora, con caratteristiche del tutto simili a quelle osservate tra gli uomini”. Il 43,3% del dato è rappresentata da italiane mentre tra le straniere prevalgono “la cittadinanza rumena, con il 36,6%, e quella ucraina, bulgara e polacca che, insieme, rappresentano il 19,6% delle donne straniere”. Il 27,4% ha più di 55 anni (l’età media è pari a 45,1) e il 21,9% vive la condizione di senza dimora da meno di un mese (il 14,6% la vive da quattro anni o più). Il 25,3% dichiara di avere un lavoro che viene svolto, in media, per 14 giorni al mese e con un guadagno di circa 314 euro.

Tra le donne, l’86,3% ha vissuto almeno uno degli eventi considerati rilevanti per il percorso che porta alla condizione di senza dimora: il 70,2% ha vissuto la separazione dal coniuge e/o figli (il 40% dai figli), il 55,0% la perdita di un lavoro stabile; il 26,7% li ha vissuti entrambi; ben il 25,6% dichiara di stare male o molto male.

Redazione

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