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IL SUCCESSO DI WAPR 2012: L'ESPERIENZA DELLE COOP SOCIALI

L'11° congresso della WAPR (Associazione Mondiale per la Riabilitazione Psicosociale) ha avuto veramente un grande successo.

Si è svolto Milano, tra il 10 ed il 13 scorso: va notato che l'incontro era stato collocato in pieno week-end, così da essere fruibile anche per i non professionali, come familiari ed utenti, che spesso non possono allontanarsi dal lavoro. Si sono incontrate più di mille persone, provenienti da ogni parte del pianeta, per discutere di politiche della salute mentale, al di fuori e lontano dai manicomi (che però, in molti interventi, sono riemersi come realtà difficili da superare, anche se esperienze massicce di riforma, come quella del Brasile di Lula, ci dicono che l'esperienza italiana non è isolata e men che meno esaurita).

Non solo operatori professionali, per l'appunto: grande il ruolo delle associazioni di utenti, che - acquisite come un punto di riferimento essenziale a livello planetario - si vanno diffondendo anche nel nostro paese. Finalmente sta emergendo alla luce il "nocciolo duro" delle politiche della salute mentale, che ha al centro non i servizi ma gli utenti, con il loro protagonismo e la loro voglia di agire in prima persona per conquistare la guarigione, sempre più difficile da mettere in discussione sul piano scientifico.
Il congresso è stato una cosa enorme anche per l'accavallarsi di sessioni plenarie, gruppi di lavoro, relatori e materiali messi a disposizione. In questa tappa italiana della vita dell'associazione, grazie allo stimolo ed alla propositività degli organizzatori - tra cui in primo luogo Davide Motto della Cooperativa Lotta all'Emarginazione di Milano - è stato vivace ed importante il ruolo dei cooperatori, utenti ed operatori. Decine di relatori provenivano dalla cooperazione sociale italiana, nelle sue diverse esperienze.
Le cooperatrici ed i cooperatori sociali sono stati protagonisti di affollati simposi, organizzati con il diretto impegno di Legacoopsociali, cui hanno partecipato centinaia di congressisti. Quello di domenica su "Cooperazione sociale ed associazionismo di utenti, familiari ed operatori nella salute mentale: buone pratiche nella gestione di un bene comune" (coordinato da Giuseppe Salluce, della Cooperativa Progetto Popolare di Matera) è stato dedicato in particolare alle politiche dell'abitare, alle reti di servizi sul territorio, all'inserimento lavorativo. Simposio che ha visto le testimonianze, oltre che dei colleghi lucani, del Consorzio Cooperative Sociali e dell'Associazione Idee in circolo di Modena, della Cooperativa Aelle Il Punto di Roma, della Cooperativa Labirinto di Pesaro, della Cooperativa Lotta all'Emarginazione e di Giancarlo Brunato, responsabile nazionale delle cooperative di inserimento lavorativo dell'associazione.

Il giorno successivo, un altro partecipato simposio è stato intitolato "Si può fare! Esperienze di cooperazione sociale in Italia". Coordinato da Alessandro Svettini del DSM di Bolzano, il simposio è stato organizzato dalla Cooperativa Anteo di Biella, ed ha visto la partecipazione di Legacoopsociali del Piemonte e del Friuli Venezia Giulia, del gruppo cooperativo sociale Polis di Padova e della Cooperativa Frassati. Al centro della riflessione, in particolare le esperienze di grandi cooperative sociali di inserimento lavorativo - tra le principali in Italia ed in Europa - come la Nuova di Collegno, la Frassati di Torino e la Noncello di Pordenone.
Va rilevato come un fatto positivo, in ambedue i simposi promossi dalla nostra associazione, l'intrecciarsi di esperienze tra cooperative di Legacoop e di Federsolidarietà, e tra cooperatori. operatori pubblici, familiari ed utenti.

Infine, ma non meno importanti, le relazioni dei nostri colleghi della Cooperativa Aelle Il Punto sulle modalità di intervento negli esordi, e delle cooperative friulgiuliane 2001 Agenzia Sociale ed Itaca sulle dimissioni dagli OPG nelle residenze territoriali, in alternativa alla costruzione di nuove strutture chiuse previste dalle recente normativa sul superamento di quelli che merita ancora chiamare "manicomi criminali". Interventi, tutti, sempre di elevato spessore scientifico, a dimostrazione della qualità delle "risorse umane" della cooperazione sociale.

Gian Luigi Bettoli

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