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AUMENTO IVA, UMBRIA E MARCHE: "DIFENDERE IL WELFARE"

 

Marche

Un aumento dell’Iva del 150%, che, con l’approvazione della legge di stabilità, passerebbe per i servizi delle cooperative sociali dal 4 al 10%, rischia di mettere in ginocchio le 220 coop sociali attive nelle Marche, che occupano 8 mila persone. Questo incremento, se approvato dal parlamento, causerebbe la perdita di centinaia di posti di lavoro e, soprattutto, metterebbe a rischio i servizi sociali garantiti ai cittadini dal welfare marchigiano, visto che l’aumento dell’Iva ricadrebbe sugli Enti locali per la gestione dell’assistenza locale. Per questo, le Centrali cooperative Agci Marche, Confcooperative Marche e Legacoop Marche, rappresentanti dell’Alleanza delle Cooperative Italiane, hanno voluto incontrare i parlamentari marchigiani, nella sede di Legacoop ad Ancona, per discutere del disegno di legge di stabilità 2013, dei provvedimenti legati alla spending review e dell’aumento dell’Iva sui servizi della cooperazione sociale. Al confronto ha partecipato Luciano Agostini, deputato Pd, che ha espresso il supporto suo e quello degli altri colleghi parlamentari del partito, Mario Cavallaro, Oriano Giovanelli, Francesco Verducci, Silvana Amati, Marina Magistrelli, alle preoccupazioni espresse dalla cooperazione sociale marchigiana. “Un aumento dell’Iva – ha spiegato Franco Alleruzzo, vicepresidente Legacoop Marche, anche a nome degli altri presidenti del settore della cooperazione sociale, Orietta Zitti per Agci Marche e Eraldo Giangiacomi per Confcooperative Marche – metterebbe in ginocchio centinaia di cooperative del settore sociosanitario ed educativo, in particolare quelle che, nella nostra regione, offrono la maggioranza dei servizi di welfare più utilizzati dalle famiglie, asili, centri diurni, assistenza domiciliare per i non autosufficienti, servizi residenziali e diurni per gli anziani e le persone con disabilità. Uno scenario tragico che potrebbe divenire realtà concreta con la crescita dell’Iva e se si procedesse in modo orizzontale e indiscriminato alla riduzione del 5-10% previsto dalla spending review”. Agostini ha in parte rassicurato i cooperatori affermando che, in sede di Commissione parlamentare, dovrebbe rientrare l’ipotesi dell’aumento dell’Iva mentre più difficile è contenere le conseguenze della spending review. “Come Pd – ha detto Agostini -, abbiamo dichiarato di non accettare quest’aumento dell’Iva per le coop sociali che sarebbe dannoso per le imprese stesse ma, soprattutto, per i cittadini. Abbiamo anche chiesto di evitare qualsiasi taglio al mondo della scuola”. E’ possibile, secondo Agostini, che “nella legge di stabilità venga ripristinato il Fondo per la non autosufficienza, per circa 350 milioni, e che venga evitato il taglio di 300 milioni per i malati di Sla”. Le Centrali cooperative hanno anche condiviso con Agostini “la necessità di lavorare e di confrontarsi, a livello regionale, sull’ipotesi di passare da un sistema sanitario e del welfare, anche per affrontare la razionalizzazione richiesta a livello nazionale, ad un progetto socio-sanitario, che consentirebbe un risparmio economico ma permetterebbe un incremento del livello dei servizi per i cittadini”. “La cooperazione sociale – ha aggiunto Alleruzzo – è pronta a confrontarsi su quello che consideriamo lo sviluppo futuro del welfare marchigiano. Un disegno su cui dovrebbe subito lavorare il prossimo Governo nazionale con le Regioni per arrivare ad una strategia complessiva che porti ad un sistema socio-sanitario integrato”. 

Umbria

Dalle regione umbra si è levato un appello unitario a firma delle centrali cooperative, del Forum regionale del Terzo settore, dell'Anci e della Regione. Ecco il testo del documento:

"I provvedimenti contenuti nel DDL Stabilità adottato dal Governo, se trasformati in legge, daranno il definivo colpo di grazia al welfare territoriale ed all’economia sociale che rappresentano un valore aggiunto del nostro Paese, riconosciuto ripetutamente e sempre con maggiore attenzione anche dall’Unione Europea. Questi provvedimenti si vanno ad aggiungere alle già pesanti contrazioni dei programmi di welfare realizzate nel corso degli ultimi mesi e colpiranno le fasce più deboli e vulnerabili della popolazione distruggendo il capitale sociale di cui l’Italia è dotata.

Le misure contenute nel DDL Stabilità insieme a quelle relative alla cosiddetta “spending review” colpiscono in modo irreparabile i servizi sociali e socio-sanitari costruiti negli anni da Comuni e Regioni in collaborazione con il Terzo Settore e determineranno una forte contrazione dei servizi a favore delle fasce più deboli della comunità. Per queste ragioni chiediamo in maniera unitaria: La Regione Umbria, l’Anci Umbria, il Forum Regionale del Terzo Settore e le tre Centrali Cooperative (AGCI Solidarietà Umbria, Confcooperative-Federsolidarietà Umbria e Legacoop ARCST Umbria) al Governo ed al Parlamento, in particolare ai parlamentari eletti nella circoscrizione umbra:  Il ritiro della norma presente nel DDL Stabilità che innalza l’iva applicata ai servizi socio sanitari ed educativi erogati da cooperative sociali dal 4% all’11%. Tale norma infatti determina un incremento della tassazione del 150% sui servizi di welfare che verrà pagata dai Comuni, dalle ASL e dai cittadini. Nei fatti rappresenta un ulteriore taglio di 500 milioni di euro agli enti locali. Produrrà un’immediata riduzione dei servizi di welfare, un’altrettanto immediata perdita di lavoro a migliaia di operatori sociali, ed un significativo incremento dei costi per quei servizi pagati direttamente dai cittadini, alimentando il mercato nero.  Il ripristino per il 2013 dei Fondi sociali che in un momento di crisi e di moltiplicarsi dei bisogni sono stati azzerati dal Governo nel 2012 e per i prossimi anni. Tale misura genererebbe immediatamente sviluppo economico e coesione sociale, darebbe ossigeno ai Comuni, genererebbe subito nuovi posti di lavoro riducendo l’utilizzo della cassa integrazione da parte degli operatori sociali che oggi non lavorano ma rappresentano comunque costo in quanto assorbono le risorse della Cassa Integrazione.

Il ripristino delle detrazioni e delle deduzioni per i costi connessi alla cura e all’assistenza, per favorire la presa in carico delle persone all’interno della loro rete familiare e anche in questo caso per generare il circuito virtuoso di rapporti di lavoro regolari evitando il ricorso a prestazioni a dir poco improvvisate e al nero.  L’esclusione dei servizi sociali e socio-sanitari dai tagli del 5% previsti per il 2012 e del 10% per il 2013 imposti dalla cosiddetta “spending review”. Il Governo Monti ha iniziato la sua esperienza utilizzando tre parole chiave: rigore, crescita, equità. È giunta l’ora di puntare sulla crescita e sull’equità, vedendo nel welfare non un costo ma un investimento e negli attori dell’economia sociale dei motori di sviluppo economico e sociale".

Redazione

 

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