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COMUNI, CROLLA SPESA SOCIALE: -11%

 

 

 

 

In questo inizio anno le statistiche dimostrano che disoccupazione, soprattutto quella giovanile, l'impoverimento delle famiglie e l'assenza di politiche di contrasto all'esclusione sociale in periodo di crisi non accennano a diminuire. A questo si aggiunge il calo delle risorse per le politiche sociali nei comuni italiani. 

Destinano al welfare oltre un settimo delle risorse in media, ma la propensione al sociale dei comuni italiani è in calo: la spesa sociale nel 2011 crolla dell’11 per cento in un solo anno. A fare il punto sulla capacità dei comuni italiani di investire nelle politiche sociali è la Cisl in una ricerca dal titolo “Il welfare nei conti degli enti locali”, un dossier per misurare l’interesse dei comuni italiani verso le politiche sociali e per capire se il rigore di bilancio è il nemico numero uno del welfare. Dall’analisi condotta dal Dipartimento politiche sociali e della salute della Cisl in partnership con il Bureau van Dijk, azienda specializzata nelle analisi dei bilanci, e la collaborazione di Emanuele Padovani del dipartimento di Scienze aziendali dell’Università di Bologna, emerge un netto calo di risorse destinate al welfare nel 2011, nonostante il 2010 avesse segnato in qualche modo una lieve inversione di tendenza.

Nel 2011, spiega la ricerca, i comuni italiani hanno destinato al sociale circa 7,46 miliardi di euro, cioè poco più di 124 euro per ogni cittadino. Il dato, però, mostra un crollo rispetto all’anno precedente: nel 2010 infatti sono stati stanziati circa 8,3 miliardi di euro, con un aumento del 3 per cento rispetto a quanto destinato nel 2009, cioè circa 8,1 miliardi. “Si è consapevoli che i dati di bilancio sono limitati a quella fetta di welfare il cui perimetro include gli asili nido, l’assistenza agli anziani e alle persone disabili e altri servizi sociali di base, e che il bilancio non è in grado di catturare fenomenologie complesse, come ad esempio gli sconti sugli affitti e sulle tariffe dei servizi. Tuttavia, la magnitudo del fenomeno mette chiaramente in luce come il sociale stia arretrando più velocemente di quanto non avvenga rispetto alle cure dimagranti imposte dal governo anche a seguito della spending review, concetto privo di reali contenuti se non come sinonimo di tagli alla spesa”. Secondo il dossier, infatti, la riduzione dell’11 per cento registrata rappresenta una contrazione più significativa rispetto alla diminuzione dell’8 per cento relativa alla spesa corrente complessiva degli enti, passata da 52,4 miliardi di euro nel 2010 a 48,2 miliardi di euro nel 2011.

La riduzione dei fondi per il sociale nei comuni, infatti, non è direttamente correlata alla riduzione delle spese correnti. Lo dimostra la “propensione al sociale” calcolata dal dossier mettendo in rapporto le spese del sociale con quelle correnti complessive. Anche in questo caso, però il segno è negativo. Si è visto, infatti, che tra i comuni italiani la propensione al sociale è scesa dal 15,37 per cento nel 2009 al 15,12 per cento del 2011. Segno negativo in tutte le macro-regioni, nonostante un trend positivo registrato invece in Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e Sardegna. Il Nord Est si conferma leader di allocazione della spesa per il sociale (18,3 per cento nel 2011). Tutte al Sud, invece, le regioni in cui si registrano percentuali più basse, sotto l’8 per cento, tra cui Molise, Calabria, Basilicata e Campania. Dai dati raccolti, inoltre, sono i piccoli comuni, quelli con meno di 5 mila abitanti a vedere destinato al sociale la minor quota, tranne in Sardegna, dove anche per i piccoli comuni la propensione al social è alta al pari di quelli con più di 15 mila abitanti.

Redazione (Fonte: Redattore Sociale)

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