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EU 013: LA VERGOGNA DEI CIE IN UN DOCUMENTARIO

Al XX seminario di Redattore Sociale l'anteprima del documentario firmato dai giornalisti Raffaella Cosentino e Alessio Genovese: Eu 013 - L'ultima frontiera. Per la prima volta la telecamera testimonia la giornata all'interno dei Cie. Il reportage conferma che esiste una sola alternativa: chiudere immediatamente questi centri.

 

 

 

Sbarre, cancelli, pestaggi, camerate con brande, caschi di polizia con croci celtiche e 18 mesi di una reclusione inutile. Questa è la realtà dei Cie raccontata dal documentario Eu 013 – L’ultima frontiera, firmato dai giornalisti Raffaella Cosentino e Alessio Genovese. Al XX seminario nazionale di Redattore Sociale è andata in onda l’anteprima per i giornalisti. Per la prima volta un reportage è stato girato all’interno dei Centri di identificazione ed espulsione: Roma, Bari e Trapani. Non solo, Eu 013 accende i riflettori sulle frontiere spesso dimenticate come il porto di Ancona e l’aereoporto di Fiumicino. Davanti alla telecamera i migranti raccontano le loro storie fatte di una infinta attesa di libertà.

Nel Cie anche se nasci in Italia

Una delle storie più incredibili, raccontata da Cosentino e Genovese, è quella di Tarek, 28 anni. Tarek, genitori tunisini, è arrivato in Italia a due mesi dalla sua nascita. È cresciuto nel nostro Paese e parla italiano con cadenza romana. Eppure per un presunto reato commesso e in attesa del giudizio di un tribunale, Tarek è rinchiuso in un Cie insieme a centinaia di persone che sono entrata in meccanismo perverso: entri nel Cie perché sprovvisto di documenti, foglio di via di sette giorni, scappare in un altro Paese che rimanda il migrante in Italia senza documenti e quindi ritorno al Cie.

Schengen

Da l trattato di libera circolazione nasce la “Fortress Europe”, la fortezza Europa. Lo spiega in un italiano impeccabile un altro ospite. “Prima c’era la lotta Ovest contro Est, Capitalismo contro Comunismo. Ora i ricchi si chiudono e si difendono dai poveri e noi siamo qui rinchiusi senza aver fatto nulla”. Questa chiusura parte da Schengen con la creazione in Italia dei Cpt con la legge Turco- Napolitano, trasformati poi in Cie dal governo Berlusconi. Un percorso di chiusura e di sicurezza che non puo’ fermare i flussi migratori. Come dice il vicequestore Mario Sica davanti al molo del porto di Ancona: “Fanno parte della storia dell’uomo e non è possibile fermarli”

I costi e la responsabilità

Il documentario mostra anche la contraddizione che riguarda il settore no profit e  dell’associazionismo. Chi gestisce i Cie? Grandi organizzazioni o cooperative sociali devono far fronte a un’emergenze continua. Nel video emerge come sia snaturato il lavoro sociale o l’impegno dei volontari costretti a fare da guardiani, mortificando l’essenza di chi è impegnato nel no profit. Nel Centro di Trapani mostra come alcuni migranti siano “assoldati” dall’ente gestore come mediatori in cambio di tre pacchetti di sigarette e la possibilità di girare più liberamente nei padiglioni. I Cie costano 55 milioni e non sono tecnicamente un carcere. Nessun processo sancisce la reclusione ma lo ordina la questura e lo approva un giudice di pace. I Cie sono una vergogna che avvicina la nostra democrazia a regimi totalitari. E come il 16 novembre a Gradisca o al III congresso nazionale il terzo settore si unisca alla posizione di Legacoopsociali: chiudere i Cie e costruire nuove politiche di accoglienza. Eu 013 – L’ultima frontiera è un nuovo importante contributo in questo percorso.

Giuseppe Manzo

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