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UN LIBRO SVELA "IL PAESE DEI VELENI"

Le terre avvelenate? “Non è solo un problema del sud”. I giornalisti Andreina Baccaro e Antonio Musella, curatori per Round Robin del libro-inchiesta “Il Paese dei veleni”, tracciano una mappa del disastro ambientale in Italia: il porto di Marghera come l’Ilva di Taranto, Rosignano come Brescia, il Lazio come la Campania. Ecco la recensione di Maria Nocerino per Redattore Sociale

 

 

 

Quello delle terre avvelenate è un problema nazionale, non una “questione meridionale”. A pensarla così sono i giornalisti Andreina Baccaro e Antonio Musella, curatori per Round Robin del libro-inchiesta “Il Paese dei veleni” (120 pagine, 13 euro). Il Lazio come la Campania, Rosignano come Brescia, il porto di Marghera come l’Ilva di Taranto, la collina di Pitelli a La Spezia inquinata come l’isola de La Maddalena: il disastro ambientale attraversa l’Italia da Nord a Sud. Il testo ripercorre la genesi del fenomeno biocidio che sta uccidendo territori e vite umane, sostenendo che il cosiddetto miracolo economico in realtà sia stato un bluff: dietro la favola della crescita e del progresso si è nascosto un sistema industriale che ha avvelenato un Paese intero. Con la prefazione di Gianfranco Bettin, il libro raccoglie i contributi di otto giornalisti (Alessio Arconzo, Benedetta Argentieri, Amalia De Simone, Stefania Divertito, Paolo Gorlani, Giuseppe Manzo, Nello Trocchia) che hanno documentato e raccontato gli effetti perversi dell’industrializzazione, i costi ambientali e umani dell’inquinamento, le bonifiche mancate, le complicità della politica e le lotte di chi ha deciso di ribellarsi, in varie regioni italiane.

Nel testo si ricostruiscono i numeri impressionanti della contaminazione dei nostri territori. “In Italia vi sono 57 siti di interesse nazionale (Sin) defini­ti in relazione alla quantità e pericolosità degli inquinanti pre­senti – si legge nella prima parte del testo - Di questi, 44 sono aree industriali, come Taranto, Gela, Priolo, Bagnoli, Marghera, Porto Torres, Sulcis-Iglesiente-Guspinese. Complessivamente, insieme ai siti potenzialmente inquinati di competenza regionale, rappresentano il 3% dell’Ita­lia, un’estensione enorme che coinvolge 6 milioni di persone. Di questi 57 Sin solo due, quello di Bolzano e di Fidenza, sono stati bonificati”. Altro dato incredibile: “In Italia i siti potenzialmente contaminati sono circa 15 mi­la. Fra questi oltre 3.400 sono stati dichiarati già contaminati. A tale numero vanno aggiunti gli oltre 1.500 siti minerari abbandonati censiti e le aree comprese nei siti di interesse na­zionale che corrispondono, tutti insieme, a circa il 3% dell’inte­ro territorio italiano e a oltre 330 mila ettari di aree a mare”. Ma si fa luce anche sull’enorme perdita di vite umane, legata, in una certa misura, ai veleni.

Chi non ha dubbi sul nesso tra l’aumento esponenziale di patologie tumorali e habitat è il ricercatore Antonio Giordano, tra i partecipanti alla presentazione del libro che si è svolta a Napoli. “Ormai è assodato che c’è una correlazione tra l’aumento di tumori e di altre malattie rare fino a qualche decennio fa, e fattori ambientali. E chi lo nega non presta un buon servizio alla comunità”. Il riferimento di Giordano, è ai ministri Balduzzi e Lorenzin che, venuti in visita nei mesi scorsi nella terra dei fuochi, avevano attribuito la crescita dei casi di tumore di alcune zone al fumo e a uno stile di vista sregolato dei cittadini campani. “Ma adesso – sottolinea lo studioso – qualcosa sta cambiando, anche grazie alla mobilitazione di giornalisti e scienziati, attenti e attivi nella sensibilizzazione dei cittadini sul rischio biocidio”. Tra gli obiettivi del volume vi è proprio quello di informare la cittadinanza, come sottolineano i curatori: “Inquinamento, rifiuti tossici, fumi neri, sversamenti illegali, aria irrespirabile. È un dramma che riguarda tutti, nessuno escluso. Perché di veleni si muore ovunque, ogni giorno, in Italia. Sapevi che è questo il posto in cui vivi?”.

Andreina Baccaro ha 32 anni, è di Taranto, lavora per il settimanale Wemag. Ha lavorato a L’Unità di Bologna. Nel 2007 ha vinto il premio “Ilaria Alpi Maria Grazia Cutuli” della Camera dei Deputati con la tesi di laurea “Il diritto all’informazione in tempo di guerra”. Antonio Musella, 32 anni, giornalista ed attivista, collabora con il giornale online Fanpage.it e con il settimanale Left. Ha pubblicato “Mi rifiuto” (Sensibili alle foglie, 2008), è coautore di “Chi comanda Napoli” (Castelvecchi, 2012).

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