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RESTARE O PARTIRE? IL DILEMMA DELLA "GENERAZIONE PERDUTA" NEL NUOVO LIBRO DI MENNA

Dopo il grande successo "Se Steve Jobs fosse nato a Napoli", il giornalista e scrittore Antonio Menna torna con un nuovo lavoro: "Tre terroni a zonzo". Andare o restare? È il dilemma davanti al quale si trovano tantissimi giovani, soprattutto se nati nel Sud Italia. Ed è anche la domanda che si pongono Diego Armando, Michele e Ilaria. Il racconto di Menna si inquadra perfettamente in un momento storico come quello attuale, caratterizzato dalla “fuga di cervelli” e da una disoccupazione giovanile ai massimi storici.

 

 

Andare o restare? È il dilemma davanti al quale si trovano tantissimi giovani, soprattutto se nati nel Sud Italia. Ed è anche la domanda che si pongono Diego Armando, Michele e Ilaria, i tre protagonisti di “Tre terroni a zonzo” (Sperling & Kupfer, 2013, pgg. 213, costo 12 euro), il libro del napoletano Antonio Menna, giornalista e scrittore, già autore del caso letterario esploso sul web “Se Steve Jobs fosse nato a Napoli”. Come nel fortunatissimo precedente, i personaggi di questo romanzo sono giovani talentuosi e preparati che, una volta laureati, si ritrovano a fare i conti con le difficoltà del contesto ambientale e sociale della metropoli partenopea, in primis la mancanza di lavoro e di opportunità. E se nel primo caso si cerca di affrontare il problema mettendo su un’attività imprenditoriale insieme, nel secondo i tre terroni si dividono.

“Le famiglie ci fanno studiare, noi ci prepariamo e poi ce ne andiamo. Come se una squadra di calcio allevasse talenti ma, quando questi sono pronti per giocare, li mandasse altrove. Chi vuole vincere deve fare il contrario. E infatti qua perdiamo. Se ce andiamo tutti, qui rimane”. È con questi pensieri che Diego Armando Russo, un nome e aspirazioni da campione, decide di restare a Napoli, affrontare la dura gavetta e l’habitat ad alta competitività del mondo universitario, mentre gli amici decidono di partire. Caparbiamente il nostro protagonista resiste e lavora (per modo di dire) a titolo gratuito per oltre un anno all’università, in cambio solo la promessa di dottorato con borsa del prof Tuccillo. Fino a scontrarsi con la dura realtà e ritornare sui suoi passi. Forse sarebbe stato meglio partire, lasciare Napoli o addirittura il Paese e cercare fortuna altrove? Ma qual è il giusto prezzo da pagare per avere un’occupazione e sentirsi realizzati? Abbandonare tutto, i propri legami, la propria terra, la speranza che possa cambiare? Ogni scelta ha un peso e un contrappeso, ci dice il nostro autore.

Il racconto di Menna si inquadra perfettamente in un momento storico come quello attuale, caratterizzato dalla “fuga di cervelli” e da una disoccupazione giovanile intellettuale confermata da rilevazioni statistiche ormai quasi quotidiane. Lo fa con leggerezza eppure incisivamente, raccontando in chiave ironica la vita di tre ragazzi in cui ognuno di noi (soprattutto se nato e cresciuto a Napoli) si può facilmente identificare. Del resto, come scrive lui stesso nella nota finale, “questa è una storia inventata, ma non di fantasia. I personaggi e le vicende sono immaginari ma costruiti raccogliendo testimonianze, racconti, suggestioni da ragazzi che per davvero hanno lasciato Napoli o sono rimasti, o sono prima andati poi tornati”. Il finale è a sorpresa, ma sembra suggerci che qualcosa potrà davvero cambiare soltanto quando “lasciare Napoli o restare” non sarà una scelta obbligata, ma una possibilità, una tra tante per i tanti giovani in gamba di questa città.

Maria Nocerino (redazione Campania)

 

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