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I "CAMALEONTI" DELLA MARGINALITÀ IN UN LIBRO COLLETTIVO

Un’antologia dedicata ai luoghi “altri”, raccontando le storie di chi li vive o li attraversa. È l’opera collettiva “Come camaleonti davanti allo specchio. La vita negli spazi fuori luogo” (Ad est dell'equatore, anno 2013, pagg. 273, 13 euro) cui hanno partecipato sedici tra ricercatori, docenti, giornalisti, operatori sociali realizzano un viaggio negli spazi della marginalità, incontrando i volti di quanti sono costretti a vivere nella mortificazione del diritto e della dignità. I diritti d’autore saranno destinati al progetto “A memoria di luogo”.

 

 

 

Come camaleonti davanti allo specchio. La vita negli spazi fuori luogo”

I manicomi, gli Ospedali psichiatrici giudiziari, le carceri, i campi rom, gli zoo, le periferie, le fabbriche, gli alberghi trasformati in Cara (Centri di accoglienza per richiedenti asilo), la centrale nucleare, rappresentano l’universo di un viaggio che parte dal Vesuvio e, attraverso il fiume Garigliano, raggiunge il mare.

Il progetto è curato da Antonio Esposito, che raccoglie i racconti di: Luigia Melillo, Giovanni Carbone, Elena Cennini, Fulvio Battista, Lesko Sobol Oksana, Mario Leombruno, Luca Romano, Tonia Limatola, Claudia Procentese, Ciro Marino, Immacolata Carpiniello, Stella Cervasio, Dario Stefano Dell’Aquila, Paola Perretta, Fabrizio Geremicca. Il volume nasce nell’ambito del progetto “Alterità. La vita e i diritti nello spazio e nel tempo dell’Altrove”, promosso dalla Cattedra di Bioetica Interculturale de l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”; uno storytelling che raccoglie le narrazioni di ricercatori, docenti, studiosi, giornalisti, operatori che si confrontano con la vita e le sue contorsioni nei luoghi liminari, quelli posti ai margini della cittadinanza e della città.

Attraversando questi luoghi, il libro costruisce una cartografia di alterità spaziali, luoghi che, per diverse motivazioni e/o circostanze, diventano altro da quello che, per la loro stessa natura, dovrebbero o potrebbero essere, dalla dimensione a cui il potere li ha destinati, dalla visione in cui l’immaginario collettivo li ha categorizzati. Si sviluppa così il racconto emozionale di spazi “fuori luogo” e tuttavia mai “non luoghi”, ché al loro interno c’è sempre e comunque la vita, costretta però in forme mutevoli di adattamento, dei luoghi stessi e di quanti li abitano. Abitanti che, come camaleonti davanti a uno specchio, vivono le loro esistenze protesi nello sforzo perpetuo, continuo di trasformazione, contorsione, adeguamento del sé che non trova, non può trovare pacifica conclusione. Perché vita e sopravvivenza vengono ad equivalersi, perché l’alterità spaziale diventa alterità esistenziale, perché lo spazio esterno e lo spazio interno si sovrappongono in un moto continuo di stato.

La copertina del libro è dedicata alla memoria di Federico, la cui storia è emblematica. Nato a Budagne, di origini slave, da bambino, Miro, ha lavorato in miniera. Deportato dai nazisti a Dachau, dopo la liberazione, raggiunge il campo profughi di Aversa, dove poi rimane per oltre 30 anni internato in manicomio. Dopo la chiusura dei manicomi, Miro, viene trasferito in un istituto, un altro lager. L’uomo ritrova un po’ di pace solo negli ultimi anni della sua vita, nella comunità “Alberto Varone”, a Sessa Aurunca. La sua testimonianza ha aperto venerdì 17 maggio la prima presentazione del libro alla libreria Ubik di Napoli, a cui è intervenuto, insieme agli autori, padre Alex Zanotelli. La sua immagine in copertina è opera di Sergio Cennini. I diritti d’autore saranno destinati al progetto “A memoria di luogo”.

Dal portale www.napolicittasociale.it

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