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"CRIMINI DI PACE": UN FILM SUGLI OPG

Dopo la proroga per la chiusura degli Ospedali psichiatrico giudiziari, un giovane regista firma un corto sugli Opg: "Crimini di pace", la storia di Vito De Rosa recluso per 50 anni nella struttura di Sant'Eframo a Napoli e graziato dal presidente Carlo Azeglio Ciampi nel 2003. Lo scorso sabato oltre cento persone hanno partecipato alla prima al Mav di Ercolano con gli attori e lo stesso regista. Il dibattito: Antigone e StopOpg dicono no a mini-manicomi e chiedono certezza sulla scadenza del 2014. 

 

 

"Doccia, doccia". Vito De Rosa, con queste parole nel 2003, catturò l'attenzione dell'allora consigliere regionale Francesco Maranta in visita nell'Opg di Sant'Eframo. Una storia incredibile, quella di Vito. Nativo di un paesino del Cilento, Vito uccide il padre per motivi legati a un'eredità e resta internato per mezzo secolo. Dal caso mediatico scatenato da Maranta arrivò la grazia di Carlo Azeglio Ciampi e successivamente un libro: "Vito, il recluso" (editore Sensibili alle foglie), autore lo stesso consigliere regionale. A distanza di un decennio, il testo è diventato un cortometraggio, "Crimini di pace", grazie al giovane e promettente regista Roberto Bontà Polito. Sabato scorso, al Museo Mav di Ercolano si è svolta la presentazione del corto a cui hanno partecipato gli attori, rappresentanti delle istituzioni,musicisti, artisti e associazioni. "Non sapevo nulla della storia di Vito - ha dichiarato Bontà Polito - fino a quando non ho letto il libro di Francesco. Ho sentito di dover raccontare questo film ed è stato possibile grazie all'impegno degli attori e al coraggio del produttore". A firmare le musiche il mastro Ivana D'Addona, autore di "Follia", e Carlo Faiello che ha spiegato il valore della musica come terapia. 

Il dibattito

Al termine della proiezione si è volto un dibattito sul tema Opg, diritti e salute mentale. Il film arriva nei giorni in cui è stata decisa la proroga della chiusura dei manicomi criminali. Antigone e le associazioni di StopOpg denunciano il nulla di fatto di questi 12 mesi da parte delle istituzioni e il rischio di nuovi  "piccoli manicomi". Lo ha ribadito Mario Barone, presidente di Antigone Campania. Mentre Francesco Maranta, nel salutare una nuova generazione che continua la battaglia iniziata da Basaglia, ha ricordato come "la cura della persona non possa passare attraverso la privazione della libertà".

Dario Stefano Dell'Aquila, autore del libro inchiesta "Se non t'importa il colore degli occhi", nel suo intervento ha ribadito le parole scritte nel suo articolo pubblicato sul Manifesto: "Questa proroga rischia far perdere credibilità a qualunque tentativo di superamento degli Opg, rigettandoli nell’oscurità. Bisognerebbe, affinché non sia tempo perso, far si che la proroga rappresenti un’occasione per la riforma del codice penale e per evitare che le strutture sanitarie previste in sostituzione degli Opg si trasformino in nuove prigioni private.  In ogni caso, il nuovo termine è fissato per il primo aprile. Speriamo che non si tratti, di nuovo, di uno scherzo". Infine il comitato StopOpg sbarra la strada ad ogni ipotesi di mini-manicomi e chiede di ritornare allo spirito della Basaglia: "L’alternativa agli Opg non poteva e non può essere quella dei manicomi regionali. Per  abolire definitivamente gli Opg, terribili residui della logica manicomiale che prevede un trattamento speciale per i “folli autori di reato”, occorre cambiare il codice penale. Ma intanto oggi si possono superare gli Opg, scongiurare l'apertura al loro posto dei manicomi regionali (miniOpg), e cosi tornare allo “spirito originale” della “Riforma Basaglia”, la legge 180, che, chiudendo i manicomi, restituì dignità e cittadinanza alle persone malate di mente". 

Giuseppe Manzo

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