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COOPERAZIONE IN FRIULI: GLI "APPUNTI" DI GIGI BETTOLI

Immagine cooperative"[...] una storia della cooperazione del Friuli occidentale è ancora tutta da scrivere". Gianluigi Bettoli, responsabile di Legacoopsociali Fvg e membro della presidenza nazionale, ha pubblicato in queste ore una serie di "Appunti per una storia della Cooperazione sociale in provincia di Pordenone". A seguire un brevissimo stralcio iniziale.

 

Ecco uno stralcio sugli Appunti della storia della cooperazione in Friuli Venezia Giulia

La resistenza dei cooperatori al fascismo.

Nella sua ondata devastatrice, lo squadrismo fascista distrugge tra il 1920 e la presa del potere gran parte delle sedi di cooperative, sindacati, partiti, circoli di cultura, case del popolo, oltre alla vita di molti dei loro promotori. Sarà per difendere la Cooperativa Sociale dalla inevitabile distruzione, insieme a quella della Casa del Popolo, che il 10-11 maggio 1921 la popolazione di Torre scenderà in strada, erigendo le “Barricate”, uno dei primi episodi di resistenza armata antifascista. Negli anni successivi, il fascismo si impegnerà in una doppia azione: la demolizione della legislazione in materia cooperativa, conquistata durante l’Età Giolittiana 24, ed il controllo delle cooperative esistenti, quando non la loro semplice soppressione.

Ma gli amministratori socialisti (una minoranza dei quali, dopo la scissione del 1921, aderisce al neo costituito Partito comunista) non mollano facilmente le loro posizioni, a volte con qualche successo. Già a proposito di Abele Selva, sindaco di Maniago, i fascisti notano come egli abbia accompagnato il suo ruolo di amministratore comunale con quello di cooperatore, continuando a presiedere la Cooperativa di Consumo fino al marzo 1925: due anni dopo la caduta della sua Giunta e tre dopo l’instaurazione della dittatura.

Più significativo è il caso di Cordenons, altro comune cotoniero amministrato dai socialisti dopo il 1920, dove all’inizio del 1927 il Fascio richiede il commissariamento delle quattro società cooperative locali (consumo, lavoro, latteria e mulino) controllate dai socialisti, coordinati da Antonio Raffin 25, che sarà sorvegliato dalla polizia fascista fino al 1944. Nell’agosto 1927 una grande folla inscena a Budoia una manifestazione antifascista ai funerali di un altro cooperatore socialista, Giovanni Battista Scussat, probabilmente ucciso dai fascisti per il suo ruolo di dirigente della cooperazione locale.

Pure a Vallenoncello (comune che verrà accorpato nel 1929 a Pordenone ed anch’esso amministrato dai socialisti nel 1920-1922) nel 1928 la Cooperativa di Consumo, che conta sessanta soci in maggioranza contadini, è ancora presieduta da Nicola Dirindin, l’ex sindaco socialista. Tutti gli altri amministratori «nel passato hanno dimostrato idee sovversive» ed il segretario amministrativo è Riccardo Reni, socialista di Torre. Reni è pure segretario amministrativo della Cooperativa Operaia di Consumo di Borgomeduna e lo è stato nel passato della Cooperativa Sociale di Torre 26.

La Cooperativa Sociale di Torre rappresenta un caso negativo in questo ambito, anche se lo spostamento di Reni dimostra come ci sia una regia nell’utilizzo delle risorse umane qualificate del movimento. Da sempre la gestione della cooperativa non è monoliticamente in mano ai socialisti, che talvolta erano stati messi in minoranza. La divisione continua e si aggrava nel dopoguerra, intrecciandosi alle polemiche dovute alla frantumazione del Psi ma anche con passaggi nel campo del Partito Popolare e rapporti trasversali fra alcuni amministratori della Cooperativa Sociale e don Lozer. Questo provoca dal 1925 il divieto da parte dell’autorità pubblica fascista a convocare le assemblee «per ragioni politiche e di ordine pubblico». Nel frattempo il parroco che - dirigente del Ppi ma soprattutto fedele alle indicazioni ecclesiali - nei primi anni del regime collabora attivamente con i fascisti (si riscatterà più tardi assumendo un atteggiamento coerentemente antifascista e partecipando alla Resistenza), dà spazio sul settimanale

diocesano Il Popolo alla polemica contro la Cooperativa. Questa, ormai bloccata nel suo funzionamento, è commissariata nel settembre 1927 e dichiarata fallita nel luglio 1928 27.

La storia delle cooperative avianesi alterna operazioni di liquidazione gestita dal regime o tentativi di assorbimento nell’Ente Nazionale della Cooperazione, nei quali comunque i fascisti debbono fare i conti con gli amministratori ed i gestori socialisti, vere anime del successo delle imprese 28.

Ma è con la Cooperativa Operaia di Consumo di Borgomeduna, a Pordenone, che si raggiunge la punta massima della resistenza cooperativa, come testimonia Ernesto Oliva, uno dei suoi primi amministratori, al congresso del Partito Comunista d’Italia, tenutosi clandestinamente in Germania nel 1931. Nel 1928, durante il lungo sciopero dei cotonifici, la cooperativa distribuisce a credito per un mese i generi alimentari agli scioperanti, per un valore complessivo di circa 30.000 lire 29. Quindi questa cooperativa riesce non solo a passare indenne il periodo fascista 30, ma a reggere un’esposizione enorme a sostegno di un’agitazione politico-sindacale che vede contrapposta la classe operaia pordenonese al regime, mentre la consorella di Torre, sotto gestione commissariale, vede ulteriormente aggravata la sua precaria situazione economica per la mancata retribuzione degli scioperanti di quella frazione.

Concludendo, considerate le perdite pesanti inflitte dal fascismo alla cooperazione, possiamo rilevare come, a questo stadio assolutamente iniziale della ricerca, appaia che non solo la resistenza cooperativistica al fascismo è stata significativa, ma che essa ha conservato in qualche caso il suo ruolo fondamentale a sostegno dell’antifascismo popolare, pur subendo una durissima, ma indubitabile “selezione naturale” in un ambiente ostile.

Discorso diverso per quanto riguarda i quadri della cooperazione cattolica, che utilizzano le strutture cooperative fasciste (l’Ente nazionale per la cooperazione), consolidando la loro esperienza e preparandosi per il cambio di regime. Esemplare a tal proposito il caso di Giuseppe Cautero, segretario provinciale dell’Enc, che poi transita attraverso la Resistenza nella rinata Confcooperative 31.

 

24 Guido Bonfante, La legislazione cooperativistica in Italia dall’Unità ad oggi, in: Giulio Sapelli (a cura di), Il movimento

cooperativo in Italia. Storia e problemi, Torino, Einaudi, 1981, in particolare le pp. 215-225, Fascismo e cooperazione.

25 Archivio di Stato di Udine, Prefettura, Gabinetto, b. 4, f. 19, 1926-1927, cat. 10.26, lettera della sezione Pnf di

Cordenons del 4 febbraio 1927, prot. n. 2 R. alla Prefettura di Udine.

26 Archivio di Stato di Udine, Prefettura, Gabinetto, b. 12, f. 46, sf. Vallenoncello, Cooperativa di Consumo.

27 Archivio di Stato di Udine, Prefettura, Gabinetto, b. 12, f. 45, sf. Torre di Pordenone, Cooperativa Sociale di

Consumo.

28 Cescut, Cooperative ad Aviano, Roveredo in Piano, Montereale, Palse, cit. e Una storia collettiva, cit.

29 Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione, Fondo Pcd’i, b. 3, 1926/31, f. 95, IV Congresso Pcd'i:

relazioni politico-organizzative dal Friuli e dalla Venezia Giulia, aprile 1931.

30 Il direttore Egisto Toffolo tiene nella sede il quadro dell’esponente socialista reggiano Camillo Prampolini – uno dei

padri della cooperazione italiana - a troneggiare ironicamente, tra quelli del re e del dittatore, sull’ignoranza fascista.

Bell’esempio di tradizione familiare, i figli Italo ed Emilio saranno poi in vari periodi del dopoguerra presidenti della

cooperativa: cfr. Modolo e Marigliano, cit.

31 Cfr. la biografia relativa in cesare Scalon, Claudio Griggio e Giuseppe Bergamini (a cura di), Nuovo Liruti. Dizionario

biografico dei friulani. 3 L’età contemporanea, v. I, pp. 822-825, voce a cura di Frediano Bof.

 

Gianluigi Bettoli

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