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PER I CLOCHARD SERVONO COPERTE. E UNA BUONA IDEA

Napoli, muore un senza tetto per il freddo gelido di questi giorni. Dagli Usa un'idea semplice per salvare chi vive la strada

 

 

Una storia come tante arriva da Napoli. Con l'inizio dell'inverno e dei primi freddi i clochard e i senza tetto sono a rischio. Nel capoluogo campano è morto stanotte un senza fissa dimora. Non ha trovato un riparo adeguato, né una stazione della metro aperta e non aveva coperte.  Il Comune non ha predisposto un piano anti freddo, come confermano dal dormitorio comunale e dalle coop sociali che gestiscono l'Unità mobile di strada. Non ha nemmeno provveduto a distribuire le coperte. Purtroppo, in tempi di crisi, l'episodio di Napoli potrà ripetersi in altre città. Se da una parte servono materiali di prima necessità, occorrono anche buone idee di fronte alle migliaia di persone che senza lavoro e senza casa aumentano per le strade del nostro Paese.

Il carrozziere americano e la casa mobile

Dall'agenzia stampa Redattore sociale arriva la storia di Gary Pickering, un carrozziere di Salt Lake City nello Utah che ha  un’idea di successo: "costruire piccole “case” trasportabili per i senza tetto. Più che di case, in effetti, bisogna parlare di capsule: due metri di lunghezza per uno di larghezza e uno di altezza; 150 dollari di materiali per costruirle. Ma la loro utilità nel proteggere dai freddissimi inverni della regione (temperature anche di –15°) e da ogni sorta di intemperie è innegabile. In più, avendo le ruote, non possono essere sequestrate dalla polizia… Se ne parla in un articolo di Damiano Beltrami pubblicato nel numero 176/2013 del mensile Scarp de’ tenis".

Ancora su Redattore: "L’idea delle survival-pods, così si chiamano queste micro strutture, nasce da una traumatica esperienza di vita. Lo stesso Gary infatti, dopo un matrimonio fallito, si è trovato senza casa. Dormendo nella sua autofficina ha conosciuto il freddo e gli homeless che cercavano di ripararsi alla meglio vicino alla sua serranda. Ha cominciato ha pensare ad un modo per aiutarli. Un giorno ha visto un senza tetto spingere un carrello sormontato da teli e vestiti. Gary ha creato un blog dedicato alle micro case (www.dignityrollerpod.blogspot.it) E la risposta è stata molto positiva, superando i confini nazionali. Domande di assistenza sono arrivate da tutto il mondo. Sarebbe un business di successo ma il carrozziere dello Utah non vuole approfittarne: “Per me questo non è un modo per fare soldi – dice a Scarp de’ tenis. – Vorrei solo ispirare altri a provare queste mini-case, e vedere se possono portare avanti l’idea, migliorando la vita di tante persone"

Insomma, basta davvero poco. Magari partiamo dalle coperte e facciamo funzionare le strutture nelle nostre città. Poi, si spera, diamo spazio alle buone idee per contrastare questa maledetta crisi che impoverisce sempre più.

Giuseppe Manzo

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