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FUTURA: QUELLO CHE DICONO LE DONNE

Il docufilm prodotto da Legacoopsociali racconta di un settore con il 70% di occupazione femminile in un Paese senza lavoro

 

 

Perché Futura? Perché il futuro si deve declinare al femminile. "Questo sarà il nostro secolo", mi disse qualche tempo Eleonora Vanni, vicepresidente di Legacoopsociali commentando i tumulti di Insanbul con le donne in prima fila. In Italia non lavora nemmeno una donna su due, nemmeno il 9 per cento è top manager, ci sono discriminazioni salariali e la maternità è ostacolo al posto di lavoro.

C'è un settore, invece, che ribalta il tavolo ed quello della cooperazione sociale. Il 50% è nei Cda delle imprese sociali, il 70 è occupato stabilmente e il 40 è nella direzione nazionale di Legacoopsociali in cui sono donne presidente e vicepresidente nazionale. Dunque, è arrivato il momento che questa realtà si racconti e noi abbiamo provato a farlo. Questa è la scheda che presenta "Futura - Femminile plurale per la nuova economia", anteprima nazionale il 7 novembre in apertura del III congresso di Legacoopsociali:

Tre donne oltrepassano una porta, tre territori da Nord a Sud del nostro Paese, lo stesso sguardo sulla realtà. Questo è l’incipit di “Futura – Femminile plurale per la nuova economia”, docu-film prodotto da Legacoopsociali e realizzato con Mario Leombruno e Luca Romano.

Cooperazione sociale e presenza femminile, un connubio che spesso si dà per scontato e si lascia in pasto ai luoghi comuni. Invece i numeri spiegano una realtà più complessa, da Nord a Sud: cosa accomuna una coop sociale bolognese o perugina e centro antiviolenza di Casal di Principe?

Da questa domanda parte il viaggio dalla più antica coop sociale, Cadiai, nata nel capoluogo emiliano nel 1974. Servizi alla persona, all’infanzia e gli anziani e soprattutto la leadership femminile costante in questi 40 anni. Franca Gugliemetti è l’ultima presidente in ordine di tempo e con lei sono raccontati anche i momenti drammatici del terremoto 2012. Scendendo più giù c’è Alessandra Garavani, presidente della coop sociale Il Poliedro di Città di Castello. Madre, mogli e massimo dirigente di una impresa sociale che si occupa dell’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati. A Sud, invece, la realtà casertana e la sfida dei centri antiviolenza della coop sociale Eva guidata da Lella Palladino: aprire una comunità per donne maltrattate in un bene confiscato alla camorra, la casa del boss dei casalesi Walter Schiavone.

Franca, Alessandra, Lella raccontano un’Italia diversa. Non è quella del 50% di disoccupazione femminile, della condizione salariale discriminante, del 9% nei ruoli dirigenti. È un paese in cui il lavoro si coniuga con i tempi e i diritti di genere: nelle coop sociali c’è il 70% di occupazione femminile e il 50% di donne nei Consigli di amministrazione, senza dimenticare che in Legacoopsociali sono donne presidente e vicepresidente nazionali.

Il docu-film propone la quotidiana azione di un Paese che reagisce alla crisi, crea lavoro e lo difende, include e reinserisce nel tessuto sociale persone svantaggiate, affronta le emergenze in rete e promuove un’economia al servizio delle comunità. È solo un caso che le principali protagoniste siano le donne? A questa domanda prova a rispondere Futura – Femminile plurale per la nuova economia.

Giuseppe Manzo

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