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CADIAI FA 40: DAL 1974 UNA STORIA CHE CONTINUA

L'esperienza di Cadiai, una delle prime coop sociali nata il 30 settembre 1974: ecco l'editoriale della presidente Franca Guglielmetti

 

Oggi lo spazio dell'editoriale è per Cadiai, cooperativa sociale giuntà al 40° anno di attività. Ecco il racconto di Franca Guglielmetti, attuale presidente della coop sociale di Bologna

 

Questo è il quarantesimo numero di Scoop ed esce pochi mesi prima dell’inizio del quarantesimo anno di vita della Cadiai (30 settembre 1974 – 30 settembre 2014). 40 numeri per 40 anni. Sono molti? Sono pochi? Dipende dai punti di vista. Per quanto si faccia spesso riferimento ai numeri quando si vuole dire qualcosa di esatto, anche i numeri hanno una certa relatività: a 40 anni una persona è a metà della sua vita; un’automobile di 40 anni è già un’auto d’epoca; una quercia di 40 anni è ancora piuttosto giovane.

Per una cooperativa, quaranta anni sono pochi: basti pensare che nel 2011 la Lega nazionale delle Cooperative e Mutue (confidenzialmente Legacoop) ha celebrato il suo 125esimo anniversario. Per una cooperativa sociale invece sono molti perché Cadiai è stata una delle prime cooperative di produzione lavoro ad operare nell’area dei servizi sociali in Italia. Chissà se Vittoria Lotti, quando è stata eletta prima presidente della Cadiai, pensava che sarebbe durata tanto, e chissà se lo pensavano anche Paola Menetti, Rita Ghedini e le tante donne e uomini che in tutto questo tempo hanno dedicato alla Cooperativa il loro impegno lavorativo, la loro professionalità, la loro passione?

Io sono convinta di sì, perché una cooperativa è fatta per durare. Creare una cooperativa, diventare socio di una cooperativa, lavorare in una cooperativa vuol dire scegliere un impegno che deve durare nel tempo. Questo non significa necessariamente condividere tutta questa durata, impiegare tutta la propria esperienza lavorativa nella cooperativa: si può anche solo dare un contributo temporaneo, ma consapevoli del fatto che deve essere costruttivo e favorire le condizioni che consentano alla cooperativa di durare nel tempo.

Chi fonda una cooperativa pensando a dei progetti a breve, è meglio che scelga un’altra forma societaria; chi si candida all’amministrazione di una cooperativa pensando solo alla propria promozione individuale fa prima a scegliere altri percorsi di carriera; chi si fa socio di una cooperativa o peggio ancora propone l’associamento ad una cooperativa pensando ad un rapporto “mordi e fuggi”, ha proprio frainteso uno dei principi base della cooperazione. E visto che parliamo di anni e di anniversari, vi propongo una data antica ma importante, che, (sarà una coincidenza?) ha una particolare simmetria con il nostro anniversario.

1844, Rochdale – vicino a Manchester - in Inghilterra. Un gruppo di operai tessili fonda  la prima cooperativa, una cooperativa di consumo, con lo scopo di aiutare gli operai dei sobborghi ad acquistare i generi di prima necessità : zucchero, burro, farina di grano, farina di avena, candele. Nel dare vita alla prima cooperativa della storia decisero anche, sull’onda dei principi del socialismo utopistico allora molto diffuso, che la cooperativa doveva, nel suo operare, basarsi su alcuni principi cardine. Uno di questi era, ed è tutt’ora, l’intergenerazionalità. Intergenerazionalità significa che la cooperativa deve durare nel tempo ed il suo patrimonio, certo quello economico ma anche quello di esperienza, di lavoro e di innovazione, accumulato nel corso della propria attività, deve essere trasmesso alle nuove generazioni.

Per questo la cooperativa è destinata a durare e per rispettare questo principio, la normativa italiana sulla cooperazione prevede che una parte (30%) degli utili maturati ogni anno deve essere obbligatoriamente destinato a riserva ovvero messo da parte per accrescere il patrimonio della cooperativa. Poi dice anche che questo patrimonio così costituito è indivisibile ovvero non può in alcun caso essere diviso tra i soci.

A nessuna Assemblea dei Soci di una cooperativa potrà mai venire in mente di chiudere l’attività, dividersi il patrimonio e poi godersi i frutti del proprio lavoro: al massimo si rientra in possesso della propria quota di capitale sociale, come accade sempre per chiunque decida di lasciare la cooperativa. Il patrimonio, quello accumulato negli anni mettendo a riserva una parte degli utili, è indivisibile e se la cooperativa chiude, deve essere versato al fondo nazionale di promozione e sviluppo cooperativo, che lo utilizzerà per promuovere altre cooperative.

Per questo una cooperativa è destinata a durare. Nel caso specifico, Cadiai, nata esattamente 130 anni dopo la fondazione della cooperativa di Rochdale, ha sempre così ben interpretato questo principio nel corso del tempo e, oltre alla riserva obbligatoria, ha sempre deliberato anche una riserva facoltativa (solitamente un altro 30%) così da accantonare ogni anno il 60% degli utili maturati con la nostra attività.

Se oggi possiamo affrontare con sicurezza e coraggio i momenti davvero difficili che stiamo attraversando, lo dobbiamo soprattutto a questo: alla saggezza e alla coerenza con cui i soci della Cooperativa hanno lavorato in cooperativa e l’hanno amministrata nel corso di questi 40 anni.

Possiamo così contare su di un patrimonio solido: che ci permette di fare conto per lo più sulle nostre risorse nell’amministrare la nostra attività; che ci ha permesso di investire nella realizzazione di servizi che oggi assicurano il lavoro a tanti di noi; che ci consente di affrontare i ritardi di pagamento delle pubbliche amministrazioni e gli scostamenti che ciclicamente dobbiamo sopportare tra l’aumento del costo del lavoro e l’adeguamento delle tariffe, senza farci schiacciare dagli oneri finanziari.

Lo dico soprattutto per quei novantatre colleghi che, in occasione dell’Assemblea del 18 Aprile scorso, hanno sottoscritto un appello in cui chiedevano la sospensione volontaria dell’applicazione della terza tranche di aumento contrattuale per tutti i soci della Cooperativa. Come ho risposto sia in quell’Assemblea e poi anche in quella successiva, si tratta di una soluzione che possiamo adottare solo in caso di dichiarazione dello stato di crisi e noi non siamo in questo stato e non ci siamo neppure vicini, anzi. Come dicevo prima, possiamo contare sul nostro patrimonio e sugli altri accantonamenti preventivi, che regolarmente facciamo quando possiamo e abbiamo davanti periodi di incertezza. Questo non vuol dire che non stiamo faticando: la prospettiva di andamento per l’anno 2013 è preoccupante e le motivazioni che ci hanno portato a condividere con tutte le altre cooperative del comparto bolognese la richiesta di applicazione della clausola di gradualità, rimangono tutte presenti e, purtroppo, attive.

Però quel gesto, quell’appello è stato di grande importanza, coerente con la saggezza, la sicurezza ed il coraggio di cui parlavo più sopra. Sono doti queste che la Cadiai, che le socie e i soci della Cadiai, dimostrano  di possedere in gran copia e che sono grandi e importanti tanto quanto, anzi di più, del patrimonio accantonato. Per questo Cadiai è destinata a durare.

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