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IL PAESE COME UN GRANDE CIE

Economia, diritti, accoglienza, pace: chi è stato dall'altra parte del mondo vedeva l'Italia come un enorme Centro a cielo aperto

 

Il collega Andrea Cardoni, cooperante internazionale con la sua Ong Tulime, recandosi in Tanzania per i progetti di cooperazione, mi ha detto: "Durante il mese di agosto, guardandola dall'Africa sembrava un grande Cie". Il riferimento era a quello che si è letto nelle cronache politiche e nei fatti che attraversano il Paese. Ha ragione Andrea, siamo tutti fermi, immobili e ci raccontano che non ci sono alternative. Proprio come nei Centri di identificazione ed espulsione non è permessa la libera circolazione delle persone: unica soluzione è la fuga. Questo è avvenuto ad agosto in alcuni Cie, come quello di Gradisca. Così avviene nel nostro Paese con i tassi di emigrazione giovanile in costante aumento dovuti alla disoccupazione giovanile più alta di sempre: 40%.

Economia. Il Paese è fermo sui guai giudiziari di un uomo che ne è stato padre-padrone per 20 anni. Siamo stati bloccati da mesi sul tormentone Imu. E ora ci troviamo con l'inevitabile (?) aumento Iva che sarebbe devastante se pensiamo alle cooperative sociali: solo nelle Marche sono a rischio 1300 lavoratori e l'assistenza socio-sanitaria. Ieri a Bari un paziente ha accoltellato la sua psichiatra nel centro di salute mentale: “Di fronte ad una crescita esponenziale di bisogno di salute mentale – ha dichiarato  Claudio Mencacci, presidente della Società italiana di Psichiatria - occorre un investimento di risorse nell’area dei servizi psichiatrici. Investimenti che non solo non si sono visti, ma che sono stati a loro volta soggetti a tagli lineari, come per tutta la sanità". In questo scenario sorge una domanda: era necessario condannare le maxi penali per i Concessionari del gioco? Anche Don Armando Zappolini, portavoce della campagna Mettiamoci in gioco, ha gridato la sua rabbia a nome di chi si batte contro il gioco d'azzardo che è diventata la principale patologia sociale figlia della crisi.

Diritti. Ad agosto abbiamo assistito agli sbarchi continui sulle coste siciliane e calabresi. Abbiamo visto persone aiutare i migranti, accompagnarli giù da quei barconi. Abbiamo visto anche che tanti sono caduti nel Mediterraneo. Tanti stanno arrivando dalla Siria, prossimo teatro di una guerra inquietante. Come si organizza l'accoglienza? Ancora con i Cie stracolmi dove si ripetono rivolte e fughe? Il grande lavoro del ministro Cecile Kyenge è arrivato a un punto nodale: rivedere la legge Bossi-Fini e allargare la cittadinanza. A Milano tra gli imprenditori il nome più comune è Mohamed. A scuola le classi miste o composte grazie a bimbi stranieri nati qui è una realtà che è approdata anche sul grande schermo al Festival di Venezia. Il Paese invecchia e allaragare le maglie dei diritti è diventata solo una necessità.

Pace. Il 7 settembre è previsto il digiuno per la pace e contro la guerra in Siria. Lo ha proclamato Papa Francesco che ha fatto appello a credenti di tutte le religioni e anche ai non credenti. Il suo appello globale sta avendo risposte anche dai banchi del governo con tre ministri pronti a digiunare. La guerra in Siria, dice il Vaticano, rischia di avere una deflagrazione mondiale. E' così, con consueguenze per tutti le nazioni del Mediterraneo tra profughi, violenza e miseria. Per questo bisogna risvegliare il nostro Paese immobile, aprire questo "grande Cie" a cielo aperto e provare a guardare le alternative. Alcune già esistono, sono sotto i nostri occhi.

Giuseppe Manzo

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