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SVEGLIA: UN APPELLO PER LA PACE (E PER LA POLITICA)

Venti di guerra in Siria in un Mediterraneo pieno di tensioni. C'è chi parla ancora di pace

 

 

Armi chimiche. Un milione di profughi. Centomila morti. Da due anni la Siria è terreno di distruzione. A questo scenario Usa e Gran Bretagna vogliono rispondere con le bombe. Il film è già stato visto in Iraq e Afghanistan prima. L'attacco militare non ha risolto nulla e un intervento in Siria annuncia già reazioni a catena in tutta l'area mediorientale. 

In questo quadro le tensioni coinvolgono tutto il Mediterraneo, a partire dall'Italia. In Sicilia gli sbarchi dei profughi siriani sono diventati quotidiani. Eppure il dibattito è fermo, impalpabile. In un appello denonimato "Sveglia!"  Savino Pezzotta, Don Luigi Ciotti, Flavio Lotti, Antonio Papisca, Marco Mascia, Marco Vinicio Guasticchi, Beppe Giulietti, Ottavia Piccolo, p. Efrem Tresoldi, Gabriella Stramaccioni chiedono "di capire cosa sta accadendo, di aprire un grande dibattito pubblico che consenta all’Italia di definire una proposta politica lungimirante e di trasformarla in politica europea".

La nota guarda con preoccupazione all'atteggiamento del nostro Paese e delle istituzioni internazionali: " Quello che sta succedendo ad un passo dai nostri confini (in Siria, Egitto ma non solo) è estremamente pericoloso. E richiede la nostra attenzione urgente perché riguarda molto da vicino la vita nostra e dei nostri figli. Chi più di noi può capire che qui nel Mediterraneo si sta forgiando il nostro futuro? Chi più di noi deve temere le conseguenze drammatiche delle stragi quotidiane di vite umane, delle atrocità e dei crimini che si stanno consumando lungo le sponde di questo mare? Eppure la politica tace. E quando parla, nessuno se ne accorge. L’informazione è distorta, superficiale, frammentata. E anche la coscienza civile sembra disinteressata e disimpegnata.Certo, anche l’Italia sta vivendo una crisi difficile. Ma ignorare quello che sta accadendo a ridosso delle nostre frontiere, il sangue che sta scorrendo, la sofferenza che sta montando, le fratture che si stanno moltiplicando, le tensioni che si stanno intrecciando, non ci consentirà di uscirne. E’ vero: l’Italia non può fare da sola. Ma se l'Onu è emarginata e l'Unione Europea balbetta disordinatamente la colpa è dei governi e, nella sostanza, delle forze politiche che li compongono e li sostengono. Per questo abbiamo innanzitutto bisogno di cambiare il nostro atteggiamento. E quello dell’Italia".

Infine, le ultime parole sono il cuore della situazione attuale che investe le nostre vite quotidiane: "serve una visione per il futuro e serve rinsaldare quei principi fondamentali che sono alla base della convivenza e che devono guidare l’azione politica a tutti i livelli: il ripudio della guerra, la condanna per ogni forma di violenza e di arbitrio, il primato della dignità umana, il rispetto del diritto internazionale dei diritti umani, il dovere di solidarietà con tutte le vittime. Non c’è più tempo per l’indifferenza e l’ipocrisia. Agire è difficile. Non farlo sarà catastrofico".

Per le adesioni e le info su www.perlapace.it o Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Giuseppe Manzo

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