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GLOBALIZZARE L'ACCOGLIENZA

Dal monito del Papa a Lampedusa allo scontro politico: come affronta il nostro Paese i temi sociali?

 

 

"La globalizzazione dell'indifferenza". La frase di Francesco I è stato un pugno nello stomaco per tanti. Nei giorni successivi ne è scaturito uno scontro. Il settimanale Famiglia Cristiana ha tuonato contro i cattolici nei partiti, soprattutto nel Pdl: "un silenzio assordante". In effetti la visita a Lampedusa del Pontefice ha messo in crisi alcuni aspetti importanti sul tema dell'accoglienza e ha posto le domande cruciali a chi siede nel Parlamento: è davvero adeguata la legge Bossi-Fini? Perché non chiuedere i Cie? Come si costruisce una prima accoglienza a donne, bambini e persone che sopravvivono alla traversata? Federico Miragliotta, direttore del centro di Lampedusa, ha sottolineato un aspetto importante del lavoro degli operatori sociali: "siamo abituati all'imprevedibilità, davanti a noi abbiamo il mare". Già, quel Mediterraneo ha seppellito decine di migliaia di morti di fronte a un evento storico: l'emigrazione di rifugiati ed essere umani che vivono nella fame verso i paesi europei. Infatti, buona parte di queste persone arrivano in Italia per raggiungere amici, familiari e conoscenti nel centro-nord Europa. Eppure nella vita reale c'è uno scarto. L'indifferenza, nei periodi di crisi, è radicata in tutte le fasce sociali: dai mercati ai bus risuonano parole ostili per chi arriva sulle nostre.

Il ruolo del No profit

Occorre "globalizzare l'accoglienza". E lo si deve fare ancor di più in questo momento di crisi, dove l'immigrato o il rifugiato (come l'albanese nei primi anni '90) diventa il nemico che sottrae quel po' di lavoro che c'è. Devono essere investite politica e istituzioni, ma c'è un settore che ha i mezzi per avere un ruolo importante: il terzo settore. Associazioni e cooperative sociali, secondo il Censimento Istat su industria e servizi, è cresciuto del 28% negli ultimi 10 anni. A questo bisogna affiancare il tasso maggiore di fiducia dei cittadini nei confronto delle organizzazioni sociali. Integrazione, lavoro, sostenibilità, inclusione e accoglienza sono questioni su cui si basa la crescita culturale del nostro Paese. Servono strumenti e competenze per invertire la depressione culturale in cui è piombato lo Stivale ("o il braccio proteso verso il Mediterraneo", citando Erri De Luca) negli anni della Crisi e del mercato senza regole. Il Terzo settore ha questi strumenti e puo' offrire le competenze giuste: si misuri con il cambiamento e apra alle nuove generazioni questo patrimonio che, adesso, è indispensabile per il Paese. Le istituzioni, infine, escano dall'imbuto e offrano leggi e luoghi più giusti per tutti quei cittadini che promuovono partecipazione, impresa sociale, volontariato e autorganizzazione.

Giuseppe Manzo

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