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CHI RIATTIVA IL LAVORO. E CHI GLI DA' FUOCO

Polemiche e confronti sul decreto del Governo. E le mafie danno fuoco a chi ricostruisce lavoro

 

 

Decreto: polemiche e confronti di una generazione

Il decreto lavoro ha prodotto tante reazioni, soprattutto tra i giovani. Sui social netwotrk si sono scatenate le reazioni indignate dei 30-40 enni con un titolo di studio e affogati nella condizioni di precarietà (o disoccupazione). Dall'altra c'è chi sottolinea l'inevitabilità di vincolare i fondi europei secondo le direttive Ue ai ragazzi con età compresa tra i 18 e i 29 anni. Su questa doppia interpretazione è stata molto interessante la discussione all'interno dello stesso giornale,www.fanpage.it (una delle prime testate on line in Italia e seguitissima dai giovani). Da una parte il caporedattore che scrive provocatoriamente come ormai "il titolo di studio non serva più a niente"; dall'altra il notista politico che, in disaccordo, punta su quei ragazzi senza titoli e senza formazione di cui "bisogna pur occuparsi". 

Il fuoco a chi riattiva il lavoro

In questo quadro ci sono giovani che provano a riattivare il lavoro e, forse, hanno scelto di farlo nella maniera più difficile. Il presidente dell'Alleanza delle cooperative, Giuliano Poletti, durante l'assemblea nazionale aveva citato l'esperienza di Corleone dove con la gestione dei beni confiscati ha prodotto 100 posti di lavoro. Ecco, proprio nella notte tra il 24 e il 25 giugno, in provincia di Reggio Calabria (Placanica di Melito di Porto), qualcuno ha appiccato le fiamme in uno dei terreni confiscati alle 'ndrine gestito dal Consorzio Terre del Sole, la "Placanica Factory"). Le fiamme hanno distrutto l'aranceto e solo grazie al pronto intervento dei Vigili del fuoco non hanno interessato la fattoria rischiando di uccidere gli animali. Domani a Gambarie d'Aspromonte il Consorzio organizzerà una convention pubblica dal titolo "Costruire e organizzare la speranza in tempi di crisi". Arriveranno da tutta la Calabria per portare il sostegno e la solidarietà agli operatori delle Terre del sole. Eppure serve la vicinanza di tutto il Sud e tutto il Paese. Serve un'informazione che metta in primo piano queste esperienze. In Italia ci sono 1639 aziende confiscate definitivamente e quelle sequestrate sono dieci volte tanto. Rappresentano una possibilità di lavoro, sviluppo e speranza per non arrendersi alla crisi e alle mafie. Per non arrendersi a questa "montagna di merda". 

Giuseppe Manzo

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