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INTEGRAZIONE, HA RAGIONE CECILE KYENGE: SERVE UN NUOVO MODELLO

Riprendono gli sbarchi a Lampedusa e l'Unhcr bacchetta il nostro Paese. Non servono i Cie, ma reti di integrazione e accoglienza

 

 

Quando la Crisi morde e i dati sulla disoccupazione e la povertà mostrano un Paese stremato si corrono alcuni rischi sul tema dell'accoglienza per i migranti. Gli insulti e gli attacchi continui al ministro Cecile Kyenge mostrano una parte del nostro Paese che fa parlare la pancia e le sue voglie xenofobe. Con l'arrivo dell'estate tornano gli sbarchi sulle nostre coste, in migliaia sono giunti a Lampedusa in poche settimane e tante, troppe persone hanno perso la vita nelle acque del Mediterraneo. Cosa fare? nella giornata mondiale del rifugiato l'Alto Commissariato dell'Onu sui rifugiati (Unhcr) ha criticato fortemente l'Italia: "Ogni estate dimostra di essere impreparata davanti agli sbarchi". Lo Sprar ha repentinamente promesso 1500 nuovi posti entro dicembre eppure il problema esiste. Nel 2013, secondo l'Oim, i "boat people" sono già il doppio rispetto al 2012.

Insomma, i modelli attuati fino ad oggi hanno fallito. Ha perso il modello dei Cie e dei grandi centri in cui vengono ammassati i migranti illegittimamente per mesi. Serve un'altra politica, quella che suggerisce proprio il ministro Cecile Kyenge:  “Bisogna considerare i rifugiati come cittadini – aggiunge - e in quanto tali pensare a un’ottica di integrazione. L’ Italia ha una tradizione di accoglienza e bisogna fare leva su questo. Bisogna cioè valorizzare questo lato dell’Italia per cercare di dare un approccio alle politiche di integrazione”. Occorre una rete tra enti pubblici, cooperazione sociale e associazionismo che permetta di tradurre il viaggio disperato di chi proviene dai conflitti e dalla fame in un passaggio graduale in un altro Paese. Serve quel sistema che abbiamo raccontato in Stazione Mediterraneo dove l'immigrato da utente puo' trovare occasioni di inclusione e lavoro, anche nelle stesse regioni del profondo Sud. Bisogna, inoltre, avviare lo Ius Soli e la nuova cittadinanza per chi nasce e sceglie di restare in Italia come cittadino di questo Paese. Siamo di fronte a un passaggio storico importante e questa è l'occasione giusta per farlo.

Non ci sono altre strade se non il rischio di relegare nella illegalità migliaia di persone che arrivano e arriveranno in Italia. O ancora potranno soffiare venti xenofobi da chi vuol far ricadere sugli immigrati le responsabilità di una povertà diffusa e dell'alto tasso di disoccupazione. Riuscirà il ministro Cecile Kyenge nel suo obiettivo di "ministro sentinella" su questi temi? Vedremo più avanti. Al momento occorre partecipare insieme in questa battaglia di civiltà.

Giuseppe Manzo

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