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TURCHIA, ITALIA: CHI ATTACCA LE DONNE

Nel nostro Paese ancora stupri e violenze. A Istanbul la donna in rosso simbolo della rivolta: a chi tocca il prossimo giro della Storia

 

Una studentessa di 23 anni violentata ieri per strada nel centro storico di Napoli, e a due passi dall'Università. La polizia avrebbe individuato il colpevole, un clochard di orgine torinese. Il fatto scuote la città, non solo per le modalità brutali dello stupro. Il nostro Paese è soffocato dai continui atti criminali verso le donne. Non è un problema di marginalità sociale, di latitudine e non è questione di età. Infatti aveva solo 17 il ragazzo che ha accoltellato e dato fuoco all 15enne di Corigliano Calabro, mentre Lodi, Roma e in tante altre regioni continua l'elenco della mano assassina dei maschi. Siamo di fronte all'esercizio di un potere di genere ormai in crisi e su cui si sta versando troppo sangue. Proprio le attiviste e studentesse di Napoli hanno reagito subito alla notizia dello stupro: "Vogliamo vederci, riconoscerci, incontrarci proprio su quella strada che è stata il drammatico scenario della violenza subita dalla giovane studentessa della Federico II. Siamo attiviste di alcuni spazi che si trovano proprio su questa strada, e per questo ci sentiamo chiamate in causa forse più di chiunque altro sulla vicenda".

Fuori dal nostro Paese

Le madri in Cina, le donne indiane contro gli stupri, le ragazze di piazza Tharir e ora la Turchia. Nel mondo le donne sono protagoniste e vogliono decidere il proprio futuro. Ad Istanbul  la donna col vestito rosso, che affronta i gas della polizia turca, è diventata il simbolo della protesta di piazza Taksim e degli altri quartieri di Instanbul. Rifiutano il progessivo passaggio del governo Erdogan verso la dottrina musulmana e tutte le restrizioni delle libertà e dei diritti della donna. Su Repubblica un'attivista turca racconta:  «Ha fatto una legge per impedire l’aborto — dice Hasine, che studia chimica — Invita le famiglie a fare almeno tre figli. Si fa forte di essere stato votato dal 50 per cento degli elettori. Bene, io appartengo a quell’altro 50 per cento, la metà della popolazione per la quale lui non mostra né rispetto né considerazione, quelli che vuole stroncare. Ma io voglio avere un futuro qui, una carriera, libertà totale. Tutti concetti adesso minacciati».

Il prossimo giro

Agli uomini non resta che riflettere e sentirsi pienamente coinvolti in questa nuova storica battaglia sul rapporto di genere. Nessuna legge, nessun ordine del giorno parlamentare puo' far nulla se non si mette in discussione una questione culturale che il ricercatore universitario sugli studi di Genere, Leandro Sgueglia, coglie pienamente: "Il sessismo si alimenta tutti i giorni nelle nostre parole, nei nostri gesti più semplici, quando parliamo in branco tra uomini oppure quando esercitiamo la posizione di dominio in cui ci pone una società estremamente virilizzata". Siamo di fronte a un giro di boa che coglie le fondamenta stesse della nostra società. E allora l'auspicio di Eleonora Vanni (vicepresidente nazionale Legacoopsociali), commentando proprio questi fatti, sembra piuttosto una promessa: "A questo prossimo giro della Storia tocca a noi".

*Nella serata del 5 giugno la Questura di Napoli ha smentito la violeza sessuale ai danni della ragazza. Si tratterebbe di una messa in scena per giustificare la condotta universitaria verso i suoi genitori. Ci scusiamo con i lettori, ma abbiamo riportato un fatto di cronaca che apriva le prime pagine degli autorevoli quotidiani cittadini. Resta aperta, ovviamente, il senso di questo editoriale e la questione di genere affrontati in questo editoriale.

Giuseppe Manzo

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