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IL 2 GIUGNO SERVE UN GESTO CIVILE

Gli appelli delle associazioni per fermare la parata militare della Festa della Repubblica 

 

 

Viviamo tempi strani e in alcuni casi indecifrabili. In momento di feroce Crisi, assenza di lavoro, attesa per nuove politiche di welfare e prospettive balbettanti sui diritti di cittadinanza le istituzioni continuano non accogliere la domanda di un gesto, anche simbolico ma civile. 

Cento associazioni tra cui Rete Italiana per il Disarmo, Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile, Forum Nazionale per il Servizio Civile, Tavolo Interventi Civili di Pace e Campagna Sbilanciamoci hanno inviato ieri una lettera al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per “segnalare che la Festa della Repubblica deve essere patrimonio di tutti gli italiani e di tutte le categorie di cittadini, non solo simboleggiata con la parata militare”. Queste organizzazioni apriranno le loro sedi a settori della società: le forze del lavoro, i sindacati, i gruppi delle arti e dei mestieri, gli studenti, gli educatori, gli immigrati, i bambini con le madri e i padri". Contemporaneamente il Movimento 5 Stelle ha proposto una mozione in cui si chiede di destinare i fondi della parata militare per iniziative di inclusione sociale, finanziare interventi civili di pace e il servizio civile”. Ovviamente la parata militare si terrà anche se "in maniera più sobria".

Se non ci sono alternative

In nome delle tragedie umane che questa Crisi sta generando, è davvero impossibile offrire un gesto, un segnale al Paese? Si tratta di atti simbolici come il taglio ai costi della politica, ma fuori da ogni atteggiamento populista che ne impone un'importanza fondamentale sui conti dello Stato. Eppure per gli italiani sarebbe una boccata di ossigeno, la sensazione che per una volta ci sia ascolto.

Da un anno e mezzo ogni decisione istituzionale ripropone la stessa giustificazione: non ci sono alternative. Non ci sono alternative per la formazione del governo, non ce ne sono per l'acquisto delle armi da guerra, non ce ne sono per le politiche economiche e del lavoro o del welfare, non ce ne sono per opere pubbliche faraoniche di cui non si ha certezza della loro utilità, nemmeno per i diritti di cittadinanza. E ancora nessuna alternativa alla priorità dei guai giudiziari di Berlusconi o al pareggio di Bilancio e ancora a questa legge elettorale.

Allora se non ci sono alternative, se la strada è già tracciata e non c'è possibilità di ascolto verso i cittadini, le organizzazioni sociali, le associazioni, siano chiari i rischi seri che si corrono per la rinascita del Paese: la solitudine dell'obbedienza e il silenzio della rabbia. 

Giuseppe Manzo

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