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ECCO A COSA È SERVITA LA BUFALA SULLE ONG

Impedire i corridoi umanitari, attaccare l’intero sistema dell’accoglienza e l’impegno di organizzazioni umanitarie. Ecco cosa resta della bufala sulle Ong.

 

 

 

 

“Corridoi umanitari privati non consentiti: è questa la conclusione, approvata all’unanimità, al termine di quella che, sulla carta, doveva essere un’indagine conoscitiva di una commissione parlamentare”. Il presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani. Luigi Manconi

Manconi dice che nel documento della commissione si parla insistentemente di un’attività disordinata che rende «necessaria una razionalizzazione della presenza delle Ong» e un «coordinamento permanente curato dalla Guardia costiera». “Ma, guarda un po’ – aggiunge - tutte, proprio tutte le autorità militari hanno confermato che è esattamente quanto già ora succede e hanno negato che la presenza delle imbarcazioni delle Ong abbia mai intralciato le operazioni delle missioni militari. La Guardia costiera, poi, ha ribadito di avere il pieno controllo di quanto avviene nelle operazioni SAR (Ricerca e Salvataggio) svolte da ciascuna imbarcazione. Ma tutto ciò, in realtà, porta la commissione ad auspicare la «riduzione delle relative imbarcazioni nell’area, peraltro dalle caratteristiche tecniche molto variegate». Ecco, dunque, il vero obiettivo. Bisogna fermare le Ong perché offrono soccorso ai migranti in pericolo, mettono loro a disposizione «corridoi umanitari» cosa che «in nessun modo può ritenersi consentita dal diritto interno e internazionale, né peraltro desiderabile».

Insomma, “a leggere bene tra le righe, emerge chiaramente la volontà di lanciare un messaggio preciso: non ci sono prove per condannare le Ong ma di fronte ai sospetti non possiamo non prendere misure nei loro confronti: salvando vite umane, non fanno altro che aumentare il numero di persone da accogliere e proteggere nel nostro Paese”.
Un quadro sconcertante che lascia davanti ai nostri occhi un futuro grigio sul rispetto dei diritti umani e della vita delle persone nel nostro Paese.

Secondo Marco Binotto, ricercatore e professore aggregato presso il Dipartimento di Comunicazione dell’università La Sapienza di Roma, durante un incontro oggi presso la facoltà di Scienze della Comunicazione, “la strategia è quella di difendersi attaccando”. Binotto si riferisce alla narrazione del fenomeno migratorio che ha registrato un graduale miglioramento sui media.

“Negli ultimi anni – aggiunge - abbiamo notato un cambiamento positivo nel racconto dell’immigrazione sui media: nel lessico, per esempio, con l’abbandono del termine clandestino in favore di migranti. In generale si sta normalizzando lo sguardo collettivo sul fenomeno, con approcci diversificati e la ricerca di soluzioni possibili. Questo stava stretto a chi ha cavalcato in passato il tema, facendosi imprenditore della paura e dominando in modo unidimensionale il modo di vedere l’immigrazione. Quello che è successo con la polemica sulle ong è un difendersi attaccando, si era in difficoltà nel confermare le proprie posizioni, quindi si è scelto di screditare l’intero sistema umanitario”

Per quanto riguarda i protagonisti la Ong maggiormente sotto accusa, Medici senza frontiere, nella sua audizione non ha arretrato di un centimetro e ha, probabilmente, centrato il punto politico di questo attacco: “il fatto che una organizzazione come MSF, da oltre 45 anni impegnata nei peggiori contesti di crisi in Africa, nel Medio oriente, nel Sud est asiatico, sia impegnata a salvar vite a due passi dalle frontiere europee è di per sé l'evidenza di un fallimento. Ma se siamo nel Mediterraneo è perché nel corso del 2016 ogni due ore almeno una persona è morta nel nostro mare (oltre 1200 solo nel 2017), e come organizzazione medico umanitaria non possiamo far finta di non vedere”.

Ecco a cosa è servita la bufala giudiziaria, la fake news politico-mediatica contro le Ong: salvare vite umane rischia di diventare un grosso problema politico ed elettorale.

Giuseppe Manzo

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