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LASCIATE PERDERE GLI ANNI '70

Davanti palazzo Chigi la disperazione solitaria arma la propria mano: servono partecipazione e diritti. 

 

 

Dopo gli spari davanti palazzo Chigi è venuto giù un fiume di parole. Ovviamente è inevitabile di fronte a un fatto così grave. Parole a caldo, paure e fantasmi di un passato recentissimo. E proprio sul continuo richiamo agli anni di piombo che si commette un grave errore di valutazione. 

Essendo della classe '79, ho solo potuto studiare sui libri gli anni '70 e ascoltare i testimoni diretti di quella stagione tanto esaltante quanto tragica. In un contesto storico e internazionale ben preciso una generazione sceglieva la lotta politica armata, dentro un'organizzazione ideologica e culturale  ferrea. Tra il 1969 e il 1982 a terra sono rimaste 450 persone, alcuni solo ragazzi di 16-17 anni e si sono contati 5000 feriti circa (e le stime sono solo per difetto). Secondo le categorie storiche classiche sono cifre da guerra civile. Tutto questo non c'entra niente con quello che sta accadendo e non capirlo significa compiere un grave errore. 

Disperazione e solitudine a mano armata

Luigi Preiti non è un pazzo, per la Procura non è necessaria la perizia psichiatrica. Ha 46 anni e porta con sè una storia come tante ai tempi della Crisi. A un certo punto qualcosa è saltato. Come per i tanti, troppi, casi di suicidio degli ultimi due anni: la perdita del lavoro o della casa e ancora l'impossibilità di dare un futuro ai propri figli. Sparare a se stessi o a un politico come liberazione dal tormento quotidiano, senza nemmeno trovare o cercare sulla propria strada un corpo intermedio come avveniva nel '900: partiti, sindacati, movimenti e associazioni. Ecco quello che marca la differenza con gli anni di piombo. Siamo di fronte a un atto tragicamente solitario, come avvenne con l'imprenditore bergamasco barricato nella sede dell'Agenzia delle entrate un anno fa. Ed è anche fuorviante scomodare la follia che non è causa del gesto ma rappresenta solo il tentativo di esorcizzare la normalità di otto proiettili sparati a freddo. 

Garantire dissenso e partecipazione

Procedendo con l'erroneo parallelo storico si rischia di colpire il dissenso e la partecipazione. Questi due fattori, invece, sono l'antidoto a gesti imprevedibili e tragici. Quali sono i copri intermedi capaci di mediare il malessere e la rabbia? Con la fine del ruolo storico dei partiti le ultime ricerche i cittadini hanno massima fiducia nelle organizzazioni no profit (associazioni, volontariato, cooperazione). Si deve partire da qui, ma non basta. Sono chiamati in causa tutti: sindacati, confederali e di base, movimenti, comitati e organizzazioni di categoria. Bisogna mettersi in discussione, saper costruire comunità solidali e di mutuo soccorso. Alle istituzioni, adesso, tocca solo il compito di fornire risposte ai bisogni sociali: guai a restringere gli spazi della protesta. Ed è rischioso agitare responsabilità di fronte alle parole gridate dai Cinquestelle o da altri: se domani accadesse qualcosa a un magistrato qualcuno potrebbe dare la colpa alle campagne anti-Pm del Pdl? O no?

Infine per chi non è ancora convinto di quello che sta avvenendo in Italia, ecco le parole lucidissime di un collega del carabiniere ferito ieri a Roma e presenta in piazza ieri: "E' il gesto di un disperato. I politici non lo sanno che vuol dire prendere 800 euro al mese, entrare in un negozio e non poter comprare nulla a tuo figlio... Ecco cosa succede se non lo sanno. E' una guerra tra poveri...". 

Giuseppe Manzo

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