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CONSUMI, LAVORO E WELFARE: IL PAESE IMMOBILE VA ALLE ELEZIONI

Il nuovo anno comincia con il drammatico bilancio del 2012: disoccupazione record, consumi come nel dopoguerra e welfare senza risposte

 

Il Paese immobile va alle elezioni. L'inizio anno è stato contrassegnato da giorni frenetici per le candidature. No profit e società civile sono corteggiate dai partiti che provano a rinnovarsi con uomini e donne di spessore. Ma è sufficiente questo per organizzare la futura classe dirigente? In attesa della risposta ecco il quadro a cui mettere mano per i prossimi governanti. 

Disoccupazione record

I giovani continuano a non trovare lavoro. L'Istat parla di dati vicini a quelli del '92 con un +37% per i 15-24enni: "Tra i 15-24enni le persone in cerca di lavoro sono 641 mila e rappresentano il 10,6% della popolazione in questa fascia d'eta'. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero l'incidenza dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca, e' pari al 37,1%, in aumento di 0,7 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 5,0 punti nel confronto tendenziale". Così dichiara l'istituto nazionale di statistica. 

Consumi a picco

Per ritrovare gli stessi dai sui consumi bisogna tornare al dopoguerra. Lo afferma Confocommercio che ha pubblicato le cifre del 2012: "La dinamica tendenziale dell'Icc di novembre riflette una diminuzione del 3,6% della domanda relativa ai servizi e del 2,7% della spesa per i beni. In un contesto che ha registrato per la quasi totalità dei beni e servizi una pesante riduzione delle quantità acquistate dalle famiglie, rispetto all'analogo mese del 2011". 

E il welfare?

Tagli, chiusura dei servizi, proteste in tutta Italia e la clava dei provvedimenti in materia fiscale. Le politiche sociali non vedono ancora prospettive per una proposta seria di riorganizzazione e investimenti di risorse pubbliche. Al tempo delle Agende e della campagna elettorale non c'è traccia di affermare come priorità stringente il welfare, la non autosufficienza e tutte le politiche di cura per la persona, soprattutto per i soggetti più deboli. Basteranno i singoli esponenti del Terzo settore in Parlamento senza i programmi? E se ci sono queste proposte troveranno spazio e luoghi per il confronto? Nei prossimi 45 giorni proveremo a capire, ma senza grandi illusioni. 

Giuseppe Manzo

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