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SALUTE: CHI SPECULA E CHI NON SI CURA

La vicenda di Stamina apre un capitolo inquietante sull'accesso alla cura che la crisi sta negando a molte famiglie italiane

 

 

 

La trasmissione di Riccardo Iacona, Presa Diretta, ha offerto un approfondimento rigoroso sulla vicenda Stamina. La Fondazione è al centro di un'indagine giudiziaria e parlamentare sul metodo di ricerca proposto dal patron Vannoni. Nei mesi scorsi familiari di malati gravi sono scesi in piazza per difendere la "libertà di cura", eppure ieri lo scenario non corrisponde esattamente al diritto alla salute.

Iacona ha dimostrato, innanzitutto, due fatti. Il primo è la infondatezza scientifica del brevetto respinto dagli Stati Uniti e dalla comunità scientifica occidentale. Il secondo è la richiesta di ingenti somme di denaro a fronte di un mancato miglioramento delle condizioni di salute delle persone sottoposte all'inizione di cellule staminali. Al netto di questa vicenda emerge un Paese che sulla questione salute, sul diritto alla cura e sui servizi socio-sanitari esce con le ossa rotta da questa crisi economica.

Gli italiani si curano meno

"Primo rapporto della Fondazione Banco farmaceutico. I dati fanno riferimento agli anni tra il 2007 e il 2012: + 60%. Nelle famiglie povere si spendono 16,34 euro al mese per la sanità rispetto ai 92,45 euro spesi dal resto dei nuclei. Raccolta di farmaci cresciuta del 241%". Gli italiani colpiti dalla "povertà sanitaria" sono 5 milioni. E non finisce qui.  Nel Rapporto sulla poverta' sanitaria e sulla donazione dei farmaci in Italia, la Caritas afferma: "I nostri dati dicono che dal 2009 al 2012 c'e' stato un aumento della richiesta di farmaci ai nostri centri del 57% rispetto al totale delle richieste che riceviamo. Troppe persone rischiano di essere escluse dalle cure: c'e' chi non e' nelle condizioni di poter curare una semplice bronchite che poi magari si trasforma in polmonite che, se non fronteggiata con attenzione, puo' diventare anche fatale".

I servizi: la non autosufficienza a carico delle famiglie

Il rapporto del Network Non Autosufficienza sottolinea come cresce sempre di più il contributo delle assistenti familiari italiane. “I molti segnali che intercettiamo mostrano un aumento delle lavoratrici italiane, concentrate nel segmento del lavoro a ore – spiegano - Diffusamente si registra l’aumento di iscritte italiane ai corsi di formazione per assistenti familiari e le richieste di iscrizione agli sportelli che effettuano incrocio domanda/offerta di assistenza”. Le italiane iscritte ai corsi per assistenti familiari organizzati da Acli Colf sono raddoppiate tra il 2009 e il 2011, mentre quelle iscritte ai corsi di Federcasalinghe presso le sedi di Milano, Roma e Udine sono triplicate. A Torino le badanti italiane assunte attraverso l’agenzia Obiettivo Lavoro sono passate dalle 948 del 2008 alle 1.757 del 2010, con un incremento dell’85 per cento. In molte frequentano i corsi perché in cerca di un impiego, ma sono tanti anche i nuclei che, non potendosi più permettere la badante in casa, sostituiscono questa figura con un familiare, che nella quasi totalità dei casi è la donna.

La crisi, insomma, sta avendo una ricaduta pesantissima sul diritto alla salute e in questo caso è stato trattato uno solo dei tanti aspetti connessi. La dissolvenza delle risorse legate al welfare e all'investimento nei servizi socio-sanitari fa ricadere sulla famiglia il carico dell'assistenza. Due diritti in meno in un colpo solo.

Giuseppe Manzo

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