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CHIEDETE SCUSA AI BAMBINI

L'infanzia paga la crisi più di tutti: un bimbo su 3 non puo' permettersi apparecchio per i denti. E per quelli rom nessun diritto

 

 

I bambini pagano una crisi economica che non hanno provocato. Questo emerge dai dati relativi alla povertà, all'accesso alla salute e alle condizioni delle fasce marginali.Il nostro Paese nega l'infanzia a troppi minori, negandosi il futuro. "Secondo il Collegio dei docenti di odontoiatria - riporta l'agenzia stampa Redattore Sociale - una famiglia con bambini su tre non può affrontare il costo di un apparecchio per i denti. “Spesso i genitori si limitano a portare i figli per la prima visita, salvo poi rinunciare alle terapie o rimandarle ad libitum” è riferito nel rapporto. In un paese in cui il 90-95 per cento dell’assistenza odontoiatrica è garantita da studi privati e solo 3.500 dentisti operano nelle strutture pubbliche, le richieste al servizio sanitario sono aumentate del 20 per cento e le liste di attesa si allungano. Dall’Atlante emerge anche che le famiglie povere accedono ai servizi ospedalieri e di emergenza piuttosto che a quelli primari e preventivi e sono i loro figli a richiedere più visite al pronto soccorso o a essere ricoverati con maggiore frequenza. “Molte delle consultazioni si rivelano causate da problemi banali ma i bambini finiscono per essere soggetti ad un eccessivo numero di test di laboratorio e radiologici”.

Bimbi poveri: il doppio in 5 anni

Un milione di bimbi poveri, sono raddoppiati in 5 anni. Lo dice l'Istat: "il numero di minori poveri assoluti è passato da 500 mila a oltre un milione, con un’accelerazione nell’ultimo anno (+30 per cento). Il maggior aumento è al Nord, dove 166 mila minori sono diventati poveri (+43 per cento rispetto al 2011), ma la percentuale è elevata anche al Centro (+41 per cento). A Sud il dato è meno pesante (+20 per cento), ma in qui si conta mezzo milione di minori nella trappola della povertà. Va male in Sicilia, con 175 mila minori poveri, quasi un bambino su cinque. Livelli elevati anche in Puglia, Calabria e Campania (rispettivamente 15,5, 12,9 e 11,7 per cento). L’incidenza è pesante anche al Nord: in Lombardia sono 150 mila i minori in povertà assoluta, quasi uno su dieci. In Piemonte l’incidenza è di 8,1 per cento".

Sono figli di famiglie numerose, immigrate e giovani giovani secondo la rilevazione Istat. Poi ci sono altri bambini, ancora più dimenticati. Sono quelli rom, ecco cosa scrive Redattore Sociale: "Secondo il Libro bianco, povertà, esclusione sociale e precarietà delle condizioni abitative hanno “ripercussioni devastanti” sullo stato di salute dei minori rom. “Negli insediamenti abitati dalle comunità rom e sinte – spiega l’associazione 21 luglio -, le malattie della povertà anche denominate “patologie da ghetto”, siano più frequenti che fra la popolazione maggioritaria”. Per la 21 luglio, infatti, “la collocazione degli insediamenti formali e dei centri di accoglienza per soli rom in aree insalubri e poco sicure, specialmente per i bambini, spesso lontane dai servizi sanitari, espone le persone che vi abitano a situazioni potenzialmente nocive per la salute”. Mancano o sono inadeguati, poi, i servizi di base, la connessione all’elettricità e l’acqua potabile, fattori che “aumentano il rischio di malattie infettive, di patologie acute, croniche e da stress ma anche di incendi ed altri incidenti”.

Quali risposte? Quando? Occorre fare presto e, intanto, chiedere scusa a chi non ha nessuna colpa se non quella di essere venuta al mondo ai tempi della crisi.

Giuseppe Manzo

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