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MEZZA ITALIA IN FIAMME: IN CAMPANIA È GUERRA DEI FUOCHI

 

 

Mezza Italia va a fuoco. A Capalbio le fiamme hanno minacciato lo stabilimento "Ultima spiaggia" meta di manager e politici, a Piancastagnaio, sul monte Amiata, il forte vento ha alimentato alcuni focolai dell'incendio domato sabato, e pure a Napoli, nella riserva naturale nel Cratere degli Astroni (Oasi Wwf), ha riacquistato vigore un incendio che sembrava ormai sotto controllo. Su gran parte della Calabria, invece, dopo giorni di incendi, è arrivata la pioggia. E dopo il fuoco è proprio il maltempo a incrementare danni e timori per il territorio.

La pioggia è stata molto intensa nel reggino, con una bomba d'acqua su Scilla che ha allagato le strade del paese. A causa del mare molto mosso per l'ondata di maltempo un anziano è morto a Reggio Calabria dopo che la barca di piccole dimensioni con cui era uscito in mare, si è rovesciata. Diluvio anche a Lipari.

A Ostia una decina di persone sono state soccorse dal 118 in uno stabilimento su lungomare Amerigo Vespucci del lido romano: sono rimaste ferite lievemente da sdraio e ombrelloni volati via per una tromba d'aria

Il caso Campania: una domenica senza precedenti

Chi segue da sempre le vicende della Terra dei fuochi non ricordo una giornata così. Domenica 16 luglio 2017 sarà ricordata come una giornata tossica, scene da guerra chimica. Un elenco di roghi senza fine è iniziato dal mattino con il Vesuvio e il Monte Somma che continuano a bruciare. A Torre del Greco le fiamme sono arrivate verso le abitazioni e sono stati sgomberati ospedali e centri per disabili. Ma non finisce qui.

In un solo giorno sono esplosi roghi nella città di Napoli: Ponticelli, Pianura, Astroni e zona porto; nella provincia nord: Auchan Giugliano, Calvizzano dove un ristorante ha rischiato di saltare, Ipercoop Afragola-Acerra, Quarto, Pozzuoli. In provincia di Caserta si va da Castelvolturno a Mondragone. Uno scenario apocalittico di vaste zone della regione tra colonne di fumo nero e quartieri trasformati in camere a gas. A testimoniarlo sono proprio i cittadini che, attraverso i social, pubblicano le immagini terribili dei roghi.

Per il governatore Vincenzo De Luca, a differenza dei toni tranquillizzanti "contro lo sciacallaggio" nei giorni scorsi, ora si tratta di un “piano eversivo” mentre il sindaco Luigi de Magistris si affida a un post sulla sua pagina facebook. Ma le istituzioni sono nella bufera da giorni: sotto accusa la mancanza di un piano, la mancata firma per il potenziamento dei vigili del fuoco scattato solo il 15 luglio come ammesso dal governatore, mezzi e uomini poco organizzati, Canadair arrivati dalla Francia, assenza di controllo e abbandono di intere aree. A questo si aggiunge anche l'impatto ininfluente dei soldati inviati dopo il vertice a Ottaviano del ministro dell'Ambiente Galletti con alcuni comuni colpiti. 

E le risposte? Al momento non arrivano. I cittadini con i comitati si organizzano e già a partire da oggi inizieranno assemblee in diversi comuni. Oggi incontri a Boscoreale, Acerra, Santa Maria Capua Vetere e Salerno. Mercoledì 19 a Napoli un’assemblea regionale per fare il punto e mettere in campo proposte e iniziative contro l’emergenza. Infine il 25 luglio è chiamata una mobilitazione in piazza Matteotti dai “figli del Vesuvio” per chiedere di fermare lo scempio.

Preoccupano due fattori: salute e territorio. Settimane di roghi senza sosta pongono un serio problema di monitoraggio dell’aria a breve e lungo termine, soprattutto per le persone più vulnerabili. Per quanto riguarda il territorio sul vulcano è stato attaccato un intero ecosistema e la vegetazione mediterranea da cui sono possibili diverse conseguenze in caso di pioggia.

Quanto bosco incendiato può causare un disastro idrogeologico? Risponde il geologo Franco Ortolani: “per esperienza diretta bastano 14 ettari come accaduto a monte di Montoro Superiore nella valle della Solofrana, nella frazione Aterrana. Un nubifragio verificatori il 28 settembre 2007 all'inizio del giorno fece precipitare circa 50 mm in qualche decina di minuti come si vede dalla curva pluviometrica. I versanti che erano stati devastati da incendi diedero luogo a ruscellamento e a colate detritiche che invasero alcune aree abitate”.

Resta l'incredibile certezza che gli unici a capire la gravità quotidiana di questo disastro ambientale sono i cittadini, tra istituzioni silenti che hanno minimizzato la portata di questo disegno criminale ben organizzato

G.M.

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