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Martedì, 18 Settembre 2018

PRODOTTI BIO E CONSEGNA IN BICI: A ROMA INTEGRAZIONE E "BARIKAMÀ" In primo piano

Scritto da  Redazione Lug 04, 2018

Su nelpaese.it inizia la pubblicazione delle prove finali degli studenti del Master Sociocom in comunicazione sociale dell'Università Roma Tor Vergata: ecco l'articolo di Rosa D'Aniello

 

Nel 2011 a Roma nasce la cooperativa sociale Barikamà che in bambara, lingua parlata in Mali, significa “resilienza”, ossia la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi fortemente traumatici, riprogettando positivamente la propria esistenza, senza rinnegare la propria identità. Partito come progetto di microreddito, è diventato una prova di grande resilienza, quella dei 7 ragazzi africani che hanno voluto promuove un’autentica integrazione culturale, mediata da un sano stile di vita, centrato sull’alimentazione a KM 0, con produzione e vendita di yogurt ed ortaggi biologici, arricchita da consegne sostenibili dei prodotti a domicilio, fatte in bici.

Sono giovani storie da manuale. Provenienti dalla tradizione contadina del paese d’origine, con una prospettiva di vita media intorno ai 30/40 anni, talvolta perseguitati dalla violenza delle dittature locali o scampati al reclutamento negli eserciti fatti da bambini, si lanciano in un viaggio dal prezzo altissimo che mette in preventivo anche la morte. Attraversano deserti e mari perché il Mediterraneo è l’unica porta d’accesso alla vita. Poi, giunti in Italia, se riescono a schivare lo stallo dei centri d’accoglienza, entrano subito nel mondo del lavoro che è spesso suddiviso in 2 sole tipologie di prestazioni: la prostituzione per le donne e lo sfruttamento selvaggio nei campi per gli uomini, reclutati dal caporalato. Se si sopravvive a tutto questo, resta il grosso problema dell’adeguamento alla legge. C’è bisogno di rinnovare il permesso di soggiorno, è quindi necessario un lavoro che però non si trova. L’ultima possibilità: procurarselo da soli. Col supporto di un centro sociale, entrano in contatto con alcuni agricoltori romani, per imparare la lavorazione del latte pastorizzato da cui fare yogurt. 

Poi, un micro-finanziamento di circa 30€ da parte di un’amica consente la start up del progetto che trasforma Barikamà, in pochissimo tempo, in una vera e propria azienda produttiva. Il decollo avviene nel 2013, quando con un bando regionale si finanziano 20.000€ di attrezzature (frigoriferi, biciclette…). Ma come tutti sanno, i soldi pubblici vanno prima anticipati, poi spesi, poi rendicontati e solo alla fine incassati. Sta volta interviene una rete di Gruppi di Acquisto Solidale, che, anticipando il denaro, pre-acquistano e pre-pagano lo yogurt che riceveranno entro l’anno. In 3 anni il debito viene onorato. La produzione di yogurt ha un’impennata: si passa dai 15 litri iniziali a oltre 300 L e il paniere si arricchisce anche dei prodotti della coltivazione biologica di verdure che crescono in un orto certificato ICEA.

Non ci piace pensare che la storia finisca qua. Vogliamo credere che questa perfetta sintesi tra partecipazione, creatività, organizzazione, imprenditoria e bellezza civile possa oltrepassare i nostri confini ed arrivare fino in Africa, dove Suleman, in futuro, vorrebbe ritornare e avviare lì un'attività: “E' il mio sogno, vorrei dare lavoro a tante altre persone”, “Non sono mai andato a scuola, ma iniziando questa attività ho imparato l'italiano, a leggere e scrivere. E poi sono riuscito a integrarmi. E' stata un'esperienza che mi ha cambiato il cuore perché ho conosciuto tante persone che oggi mi riconoscono.

Rosa D'Aniello

L'ultima modifica Mercoledì, 04 Luglio 2018 11:12
Redazione

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