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Domenica, 19 Agosto 2018

RIFORMA PENITENZIARIA: MAGISTRATURA DEMOCRATICA CHIEDE APPROVAZIONE TESTO In primo piano

Scritto da  Redazione Feb 21, 2018

Dopo Antigone anche Magistratura Democratica chiede l’approvazione della riforma penitenziaria. Lo fa con un lungo intervento del suo presidente, Riccardo De Vito. “«Ci sono momenti in cui il silenzio è un lusso che nessuno si può permettere», è stato scritto sulla nostra Rivista a proposito del bivio di fronte al quale si trova la riforma penitenziaria. Anche la magistratura associata, dunque, non deve rimanere in silenzio. Bene ha fatto il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Eugenio Albamonte, ad esprimere preoccupazione in ordine ai possibili riverberi della campagna elettorale sull’approvazione dei decreti legislativi delegati”.

“Ora siamo davvero alla fase cruciale – continua De Vito - come riferito dallo stesso presidente del Consiglio, domani, 22 febbraio 2018, la riforma è all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri. Auspichiamo che lo schema di decreto deliberato il 22 dicembre 2017, integrante il tentativo di riforma dell’ordinamento penitenziario più organico e costituzionalmente orientato mai posto in essere dopo la riforma Gozzini, sia condotto in porto nella versione licenziata dalla Commissione Giostra, di cui oggi pubblichiamo i lavori integrali. Nonostante qualche lacuna, questa riforma è rispondente a Costituzione e utile alla convivenza pacifica e sicura tra le persone nella nostra società complessa. Ne va, dunque, della civiltà giuridica di questo Paese e delle stesse esigenze di sicurezza sociale, impropriamente brandite come arma contro uno schema di decreto che, oltre a portare la firma della migliore accademia, è frutto di un fecondo dibattito culturale, sedimentato da anni nella magistratura di sorveglianza e recepito dagli Stati generali dell’esecuzione penale”.

Magistratura Democratica critica anche alcune toghe che nel dibattito hanno fatto emergere “argomenti capziosi, alimentati per screditare l’impianto della riforma”. “Il più utilizzato è legato alla tesi, infondata, che l’intervento legislativo di cui si discute si ponga in continuità con i provvedimenti normativi tesi soltanto a ridurre i numeri del carcere. L’ennesimo e più sostanzioso svuotacarceri, insomma. Non è così. È vero, semmai, l’esatto contrario”, precisa De Vito.

E aggiunge: “si tratta di una riforma che, elidendo molti automatismi e presunzioni, restituisce alla magistratura di sorveglianza il potere di valutare appieno i percorsi individuali dei condannati e di bilanciare in concreto, caso per caso, l’obiettivo rieducativo della pena con l’esigenza di tutela dei diritti dei cittadini liberi. Niente più automatismi, dunque, neppure deflattivi, come era la liberazione anticipata speciale, volta ad aumentare la riduzione pena da quarantacinque a settantacinque giorni a semestre, in maniera del tutto irrelata da una seria indagine sui progressi trattamentali dei detenuti”.

Infine, facendo appello per una sua approvazione conclude: “può davvero essere un punto di svolta per rifondare il sistema penitenziario e basarlo su una pena certa, perché tempestiva, e flessibile perché adeguata in concreto alla persona che cambia”.

 

L'ultima modifica Mercoledì, 21 Febbraio 2018 12:26
Redazione

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