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Domenica, 19 Agosto 2018

Articoli filtrati per data: Sabato, 07 Luglio 2018 - nelPaese.it

Sono migliaia le adesioni di associazioni, comitati, scuole, musicisti, giornalisti, scrittori, singoli cittadini che hanno risposto all'appello “Una maglietta rossa per fermare l'emorragia di umanità” da indossare sabato 7 luglio, lanciato da Luigi Ciotti, presidente Libera e Gruppo Abele, Francesco Viviano, giornalista, Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci, Stefano Ciafani, presidente nazionale Legambiente Carla Nespolo, presidente nazionale ANPI.

Nelle ultime ore adesioni sono arrivate da Acli, Medici Senza Frontiere, Amnesty International Italia, Uisp, Fiom Cgil, Articolo 21, Un ponte per, Giustizia e Libertà. All'appello ha aderito anche Roberto Saviano, Carlo Lucarelli, Giuseppe Catozzella, Lorenzo Marone.

Ma è soprattutto sui social, twitter e facebook, che l’onda rossa delle magliette si riversa con migliaia di post di cittadini che in strada e in tutti i luoghi che attraversano testimoniano la volontà di lanciare il messaggio: hashtag #magliettarossa è il primo trend in Italia. Anche alla Summer School di Legacoopsociali a Orvieto i relatori con la presidente nazionale Eleonora Vanni si sono presentati in rosso durante la tavola rotonda “Tra mercato e comunità”. E anche la nostra redazione ha voluto aderire all'iniziativa con i redattori che hanno indossato la maglia rossa. 

Perché il rosso

Di rosso era vestito il piccolo Aylan, tre anni, la cui foto nel settembre 2015 suscitò la commozione e l’indignazione di mezzo mondo. Di rosso- si legge nell'appello- erano vestiti i tre bambini annegati nei giorni scorsi davanti alle coste libiche. Di rosso ne verranno vestiti altri dalle madri, nella speranza che, in caso di naufragio, quel colore richiami l’attenzione dei soccorritori. Fermiamoci allora un giorno, sabato 7 luglio, e indossiamo tutti una maglietta, un indumento rosso, come quei bambini. Perché mettersi nei panni degli altri – cominciando da quelli dei bambini, che sono patrimonio dell’umanità – è il primo passo per costruire un mondo più giusto, dove riconoscersi diversi come persone e uguali come cittadini.

“Non basta piu' indignarci - commenta Luigi Ciotti, presidente Libera e Gruppo Abele - oggi bisogna provare disgusto, un disgusto che deve risvegliare le coscienze e salvarle da una passività che le rende complici. La maglietta rossa da indossare è un segno e segni sono importanti ma poi bisogna organizzare il dissenso, trasformandolo in progetti e speranze. Il vero cambiamento passa dai fatti, dal loro linguaggio silenzioso ma profondamente chiaro e vero.”

Tante le iniziative programmate: magliette rosse per l'equipaggio della Goletta Verde di Legambiente che salperà da Ostia per navigare verso la Campania, anche i componenti dei Modena City Rambres indosseranno maglietta rossa nel concerto di Ghilarza (Or), i membri della Seefuchs, il peschereccio dell’Ong tedesca Sea-Eye, impegnata in operazioni di ricerca e soccorso indosseranno tutti la maglietta rossa. La Uisp rilancerà iniziativa in chiusura dei Mondiali Antirazzisti che si concluderanno sabato 7 luglio a Castelfranco Emilia. Iniziative e flash mob anche in Germania, Turchia, Francia e Belgio.

 

Pubblicato in Nazionale

L’Uisp rilancia il suo impegno per una nuova cultura dello sport, basata su valori sociali ed educativi, sulla trasparenza e sulla valutazione dei risultati raggiunti. Fuori da logiche opportunistiche o “lucrative”, soprattutto quando si parla di sport dilettantistico e per tutti. Se ne è tornato a parlare in questi giorni a seguito delle dichiarazioni del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti.

E l’Uisp ricorda il suo impegno coerente per la riforma, per un nuovo sport e contro l’istituzione della figura delle societá dilettantistiche lucrative. Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp, indirizza questa lettera aperta ad istituzioni, sistema sportivo, terzo settore e cittadini.

La lettera

 “Avete pagato tutti il biglietto? Allora prego, entrate, lo spettacolo sta per cominciare! Il circo dell’italico vizio sta per offrire i suoi numeri migliori: ci sono i soliti trasformisti, quelli dell’ultima ora, quelli che firmavano comunicati stampa e in parlamento votavano altro, quelli che legittimamente hanno scelto di schierarsi a favore perché avevano già un protocollo firmato o pronto da sottoscrivere, quelli che “io l’avevo detto”, quelli che “noi siamo stati i primi”, insomma, quelli che “meglio del miglior Jannacci”.

Perché se non comunichi non esisti e se non lo fai subito, immediatamente, non sei efficace. Come si dice?...non buchi!

Beh, nel clamore di questi giorni, come avrete notato, non c’è stata la Uisp a commentare le dichiarazioni del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, a proposito delle società sportive dilettantistiche lucrative e lo abbiamo fatto per una scelta precisa: non avevamo bisogno di stare nel mucchio perché noi siamo quelli della campagna “Se è sociale, non è lucrativo!”, qualcuno se la ricorda? Noi si, unici ad averci messo la faccia fino in fondo, con totale trasparenza e insieme a pochissimi compagni di viaggio tra gli Eps, al netto delle firme sui comunicati che non si negano mai a nessuno.

Parlavamo di “tempesta perfetta, di maionese impazzita” poiché il provvedimento si inseriva in un  quadro che vedeva la delibera del Coni sulle discipline sportive ammissibili ridurre di fatto il riconoscimento della pratica sportiva; il codice del terzo settore che in materia di sport doveva essere armonizzato e le lucrative che entravano come nuovo soggetto solo per rispondere a bisogni di tipo fiscale.

C’è chi ha già modificato il proprio statuto, pronti ad accogliere le migliaia di tessere per fare cumulo e poter intercettare maggiori risorse dal Coni, magari ipotizzando la fattispecie di associazione di secondo livello. C’è chi nello stesso tempo rivendica di essere associazione no profit pur immaginando un rapporto con l’opportunità delle società lucrative. C’è chi vende diplomi con poche ore di formazione, c’è chi dice di fare tanta attività e sul territorio quasi non esiste. C’è chi costituisce sedicenti osservatori per auto assegnarsi medaglie sul valore sociale. Come sempre tutto e il contrario di tutto.

Per la Uisp non è solo questione di posizionamento sul tema, bensì un argomento che tocca un piano culturale, sociale, politico e istituzionale. La discussione sulle lucrative è stata aperta in un Consiglio Nazionale del Coni, dopo l’annuncio del cosiddetto “pacchetto sport” in Legge di Bilancio, come punto di preoccupazione per il mondo sportivo che nella quasi totalità si fonda sul volontariato. La Uisp in quell’occasione intervenne raccogliendo le stesse preoccupazioni delle federazioni sportive e del Coni.

La centralità del problema per noi è osservare che da sempre la “questione sportiva” è trattata solo attraverso gli aspetti fiscali. Manca un’idea di grande respiro, una reale volontà per delineare un orizzonte rinnovato del sistema sportivo nel suo complesso mentre spesso si risponde a interessi di parte, a spinte lobbystiche senza inquadrare il fenomeno sportivo per quello che è diventato oggi.

Bisogna superare prima di tutto culturalmente l’idea che lo sport sia ancora relegato nello spazio e nel tempo dopolavoristico e ricreativo, poiché la cultura del movimento soprattutto è diventata parte di un vero e proprio progetto legato alla qualità della vita delle persone e delle comunità. Abbiamo una legge del 1942 che regola il sistema sportivo del Paese e poi una serie di riforme successive che non ne hanno toccato il cuore. Ma non si sente il bisogno di intervenire finalmente?

Chi vuole ragionare di questo trova una Uisp pronta a dire la propria, con umiltà, mettendo a disposizione la propria esperienza che quest’anno tocca i settant’anni, essendo stata costituita nel 1948.

Alla politica, alle istituzioni e al sistema sportivo noi continuiamo a chiedere l’assunzione di una responsabilità profonda per una riforma di sistema che provi a farsi carico delle trasformazioni della domanda di sport, della qualità dell’offerta, dei ruoli dei soggetti sportivi, che faccia chiarezza sul chi fa che cosa, con quali risorse dedicate, con quali figure dirigenziali e operative. Che preveda indicatori per il valore sociale prodotto e ancora, quale debba essere il rapporto tra sistema sportivo e politiche pubbliche.

Se non ci leggerete né ci sentirete nelle prossime ore e nei prossimi giorni, vi chiediamo scusa fin da ora. Abbiamo a cuore la nostra coerenza e questa comprende anche la nostra responsabilità sociale. La Uisp intercetta risorse pubbliche e a quelle vuole rispondere con totale trasparenza perché anche su questo argomento abbiamo fatto una campagna nel 2015 portandola in Parlamento e alla Presidenza del Consiglio, anche qui unici nel panorama sportivo, come quella sul gioco d’azzardo.  

Chi vuol stare solo nell’arena dei social ci stia, noi continueremo a stare sul territorio, dalla parte delle nostre società sportive che tutti i giorni permettono a milioni di persone, tesserate e non con la Uisp, di fare sport. Garantiscono un diritto pieno alla pratica, in condizioni economiche spesso difficili e con articolate complessità burocratiche. Noi ci siamo per loro e per tutto ciò che fanno non finiremo mai di ringraziarle. Perché non stanno solo facendo sport, ma stanno formando buone cittadine e buoni cittadini, producono buone relazioni, rispondono alle solitudini, creano e saldano legami sociali. Attivano benessere, scambi culturali, conoscenza, inclusione…per tutte e per tutti.

La Uisp è lì, con l’umiltà di sempre ma anche con la consapevolezza di essere una grande forza sociale a disposizione del Paese…da settant’anni, da quando è nata la nostra Costituzione!".

 

 

 

Pubblicato in Sport sociale
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