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Venerdì, 17 Agosto 2018

Articoli filtrati per data: Mercoledì, 23 Maggio 2018 - nelPaese.it

Lunedì 28 maggio scatta la 7^ edizione della MOVE Week: una settimana di mobilitazione dedicata alla promozione dello sport per tutti e di stili di vita attivi, che si svolge ogni anno in tutta Europa. L'iniziativa internazionale è promossa dall'ISCA - International Sport and Culture Association, con l’obiettivo di incrementare del 20% il numero di europei fisicamente attivi entro il 2020. 

In Italia la campagna è coordinata dall’Uisp-Unione Italiana Sport Per tutti, con il patrocinio dell’ANCI e si terrà in 55 città, dove saranno organizzati oltre 200 eventi sportivi con centinaia di volontari e di società sportive del territorio, associazioni, Aziende Sanitarie locali e Istituti scolastici, hanno inserito le loro proposte nel calendario della Move Week. Molte attività sportive saranno protagoniste degli eventi, con coreografie e musica, ginnastiche e danze capaci di coinvolgere persone di tutte le età. Non mancheranno tornei di calcio, basket e pallavolo fino a equitazione, zumba, giochi tradizionali, yoga e biciclettate. 

Regine delle proposte saranno le camminate: lunedì 28 maggio si parte con la “Camminata per la città” di Terni, il 30 maggio “Camminata in compagnia al lago” a Montopoli in Val d’Arno e “Camminata a Parcobaleno” a Mantova, il 28 e il 29 maggio a Cividale del Friuli si cammina al chiaro di luna con “Walkingrunbynight”. La “Camminata della salute” si terrà il 30 maggio a Mantova e il 31 a Cremona, gruppi di cammino sono in programma a Matera, Reggio Emilia, Gorizia e Monfalcone. Appuntamenti di nordic walking a Putignano (Ba) il 28 maggio e a Bologna il 30 maggio.

Anche la bicicletta sarà protagonista di molte iniziative inserite nel calendario di Move week Italia: ciclopasseggiate in programma a Casalmaggiore e Soncino, in provincia di Cremona, e a Pomarico (Mt), pedalata in tandem e bici a Bologna, il 30 maggio, e “Pedalando…pedalando” a Vittoria (Rg) il 31. Domenica 3 giugno arriva Bicincittà a Lavello (Pz), Calatafimi Segesta (Tp), Mazara del Vallo (Tp) e Pignataro maggiore (Ce). Mentre Summerbasket, il torneo itinerante Uisp di street basket 3 contro 3, incrocerà il calendario di Move week l’1 e 2 giugno a Matera. 

Ginnastiche dolci e yoga verranno proposte dal nord al sud d’Italia: a Gorizia il 29 maggio si potrà praticare hatha yoga, a Bologna tra il 29 maggio e il 3 giugno appuntamenti con pilates, yoga e ginnastica posturale e “Meditando e giocando” a Matera il 31 maggio con tai-chi e qi gong. Proposte sportive per coinvolgere tutta la famiglia in programma ad Enna il 29 maggio con

“Famiglie in movimento”, a Locri il 3 giugno con “Nonni e bambini: giochi del passato e cammino del futuro”, il 30 maggio a Comiso con “Calciando con papà” Feste dello Sport in piazza o negli impianti sportivi, organizzate da Comitati Territoriali Uisp e associazioni locali, sono previste a Roccapiemonte (Sa) e Catania il 28 maggio, Parma e Porto San Giorgio (Fermo)  il 1 giugno. Torna come ogni anno l’iniziativa “Una scala al giorno”, che invita tutti i cittadini ad usare le scale al posto  dell’ascensore, con varie declinazioni sul territorio: ad esempio a Siracusa ci sarà “Take the stairs” e a Quartu Sant’Elena “Una scala per la vita”.

Per trovare l’evento più vicino a te visita il sito italy.moveweek.eu alla pagina "Eventi". Ecco tutte le città di Move week 2018: Bologna, Napoli, Vicenza, Parma, Enna, Reggio Emilia, Matera, Gorizia, Lecce, Trieste, Crotone, Crema, Rovigo, Pordenone, Catania, Piancavallo (Pn), Roccapiemonte (Sa), Castegnato (Bs), Siracusa, Narni Scalo, Terni, Cremona, Vairano Patenora (Ce), Mazara del Vallo (Tp), Montopoli in Val d'Arno (Pi), Casalmaggiore (Cr), Soncino (Cr), Lavello (Pz), Calatafimi Segesta (Tp), Roverchiara (Vr), Villabartolomea (Vr), Mantova, Montebello (Pg), S. Egidio (Pg), Pretola fraz. Perugia, Sant'Arcangelo (Pz), Avola (Sr), Pignataro Maggiore (Ce), Bisceglie (Bt), Legnago (Vr), Arcugnano (Vi), Porto San Giorgio (Fm), Piazza Sant'Oronzo (Le), Capriva del Friuli (Go), Comiso (Rg), Vittoria (Rg), Ciriè (To), Putignano (Ba), Quartu Sant'Elena (Ca), Cividale del Friuli (Ud), Melendugno Sant'Andrea (Le), Giffoni Valle Piana (Sa), Valsinni (Mt), Locri (Rc), San Salvario (To), Ro Ferrarese (Fe), Pomarico (Mt), Gallarate (Va).

 

Pubblicato in Salute

Ecco l'Italia che il Mondiale l'ha vinto. Quando il calcio può essere uno strumento riabilitativo per i pazienti psichiatrici. A dispetto dei super miliardari e strapagati calciatori del calcio nostrano, di cui abbiamo già parlato ampiamente del fallimento mondiale in un articolo precedente, quest’oggi parleremo invece di come lo sport, e nello specifico il calcio appunto, possa dare un riscatto morale. 

Infatti, a 40 anni dalla legge Basaglia, legge che chiudeva definitivamente i manicomi e con lo slogan: “Un gol alla pazzia” si è svolto, al Pala Tiziano di Roma, il torneo mondiale di calcio a 5 Dream World Cup; progetto nato nel 2016 che ha consentito a undici ragazzi di indossare la maglia ufficiale della nazionale. Torneo con 150 atleti di 10 Nazioni, si sono dati battaglia per la conquista del titolo di campioni del mondo, ed i nostri ragazzi, ben coadiuvati dal loro coach Enrico Zanchini, hanno conquistato il tetto del mondo vincendo il mondiale.

L'allenatore Zanchini, si è espresso in questo modo dicendo che oltre la vittoria sui campi di gioco, c’è una vittoria ben più importante per la loro vita; tutti hanno vissuto un sogno, quello di indossare la maglia azzurra della nazionale. Ovviamente tutto lo staff della spedizione tra cui il coach, gli specialisti psichiatrici sono orgogliosi dei risultati ottenuti. Ce ne sono di storie da raccontare su questi ragazzi, di cui non faremo i nomi, ma tutti hanno dietro di loro storie di sofferenze e di persone che hanno creduto in loro.

C’è per esempio chi ha dato un calcio alla schizofrenia, chi prende farmaci già dall'età di 10 anni, chi non preferisce parlare del suo disagio, ma che attraverso lo sport ha trovato un grande stimolo, chi invece non aveva più stimoli e si chiudeva in casa. Sono tante le storie, ma le differenze le facevano le terze persone, con pregiudizi ammantati da pietismo ed anche tuttora sono ben presenti nel tessuto sociale dei cosiddetti normali, basti solo pensare che questa squadra non è riuscita a trovare nessuna azienda che la volesse sponsorizzare.

È chiaro ed evidente che le problematiche psichiatriche a tutt'oggi, a 40 anni dalla legge che chiuse i manicomi, dovrebbero aprire le menti, purtroppo la pazzia mette ancora paura. Ma andiamo al risultato, che i nostri ragazzi hanno ottenuto, di 17 a 4 battendo in finale la compagine cilena.

 

Valter D'Angelillo (da Buone Notizie Bologna)

 

Pubblicato in Sport sociale

Il 25 e 26 maggio nell’Area Libera ASSCOOP SOC. COOP. SOCIALE di Bologna sarà aperta al pubblico l’esposizione “Mostra Nostra”, realizzata da sette giovani artisti a conclusione del laboratorio organizzato dal Servizio Socio Educativo Territoriale dell’AUSL di Bologna.

Il percorso, cominciato nel dicembre del 2017, è stato condotto dall’esperta d’arte Tea Andreoletti in collaborazione con gli Educatori CADIAI, Emanuela Manna e Michele Papazzoni e prende spunto dalla ricerca artistica dell’esperta basata sul concetto di arte come maniera di muoversi nel mondo, di fare esperienza, di creare situazioni e di vivere partecipando.

L'esposizione è, infatti, proprio il frutto dell’esperienza fatta nei mesi scorsi da Daniele Bergamini, Flavia Dal Pozzo, Michela Florio, Giulia Fornasini, Daniela Piricò, Kevin Rubino e Barbara Ventura e rappresenta la percezione comune del concetto di “mostra” e “mostrare”. Un “laboratorio per oziosi”, in una società che definisce la salute e la normalità nei parametri di efficienza e abilità produttiva. Attraverso l’arte, il gruppo del laboratorio ha scoperto nuovi ritmi, abilità e possibili modi di agire nel mondo, di partecipare e di approcciarsi alle cose.

 

 

Pubblicato in Lettera al Direttore

Un ambulatorio dedicato alle terapie riabilitative nasce oggi nell’isola di Lipari grazie alla convenzione tra la Società Servizi Riabilitativi e l’ASP di Messina. Una struttura moderna, con attrezzature all’avanguardia, inaugurata dal sindaco Marco Giorgianni, dal direttore sanitario dell’Asp Domenico Sindoni e dai vertici di SSR Mimmo Arena, Antonio Epifanio e Paolo Magaudda, si occuperà della gestione dei servizi di riabilitazione ed attività connesse ex art. 26 L. n. 833/78, come logopedia, psicomotricità, psicoterapia, kinesiterapia/rieducazione neuromotoria.

“Quello di Lipari - ha spiegato l’amministratore di SSR Mimmo Arena - sarà l’ottavo ambulatorio della nostra società (oltre quelli già esistenti di Messina, Barcellona, Capo d’orlando, Patti, Nizza di Sicilia, Villafranca e Mistretta), confermando la nostra volontà della di andare incontro ai pazienti, evitando loro lunghi spostamenti per avere l’assistenza riabilitativa necessaria. In particolare, la SSR ha accolto con entusiasmo la richiesta di disponibilità da parte dell’ASP ad aprire l’ambulatorio a Lipari al fine di dare risposta ad un territorio che necessita di una maggiore attenzione in termini di assistenza.”

L’ambulatorio, dotato di 9 stanze operative assicurerà il trattamento riabilitativo attraverso una equipe composta da medici specialisti in neuropsichiatria infantile e  e fisiatria;neuropsicomotricisti; psicologi; assistenti sociali; fisioterapisti e logopedisti. “Abbiamo anche attrezzato una zona una foresteria - aggiunge Il direttore Magaudda- per le volte che i nostri dipendenti devono fermarsi sull’isola e di un area giochi dove i bambini potranno soffermarsi prima e dopo la terapia.” L’attività riabilitativa che prevede, a partire dal prossimo 4 Giugno, un massimo di 38 prestazioni giornaliere nei confronti di circa 70 pazienti, sarà garantita inizialmente da 12 operatori.

Tra le figure coinvolte bisogna aggiungere le Neuropsicomotriciste. "L’ambulatorio accoglierà ovviamente anche gli utenti delle isole minori (da Salina, Vulcano, Panarea, etc) - conclude il direttore sanitario Antonio Epifanio - L’equipe, attentamente selezionata, con professionisti di alto profilo tecnico sarà, già all’apertura, in grado di soddisfare le esigenze del territorio potendo assistere sino a circa 70-80 utenti (numero storicamente assistito nel passato dai servizi pubblici e privati convenzionati). L’augurio è che questo ambulatorio non sia solo l’ottavo ambulatorio della SSR ma una seconda casa per tutti, in grado di accogliere al meglio sia i dipendenti della SSR che, soprattutto, i disabili e le loro famiglie di tutto il territorio delle Isole Eolie, per soddisfare al meglio le loro esigenze."

 

Pubblicato in Sicilia

Dopo il successo dello scorso anno, Banca Etica e Legacoop ripropongono per start-up e piccole cooperative l’alleanza per promuovere il micro-credito e sostenere lo sviluppo della cooperazione in Umbria. Saranno finanziabili l'acquisto di beni o servizi strumentali all'attività, retribuzione di nuovi dipendenti o soci lavoratori e formazione. Le piccole cooperative, attive da meno di 5 anni, potranno usufruire di 25mila euro per ciascun micro-credito, da restituirsi al massimo in sette anni senza alcuna garanzia a carico dell’impresa o dei singoli soci.

La partnership tra Legacoop Umbria e Banca Popolare Etica ha dato i frutti già lo scorso anno,  ed in collaborazione con il GIT Gruppo Iniziativa Territoriale Soci Banca Etica, è stata riproposta presso la sede della start-up Lab.Biciclario di Terni finanziata con questa formula.

“Banca Etica - dice Leonardo Stella, direttore della filiale di Perugia - orienta la sua intera attività creditizia all'utilità sociale. Il micro-credito ha per noi una forte significatività perché riesce a dare sostegno a progetti che altrimenti non troverebbero risorse e quindi a creare posti di lavoro”

Nel corso dell’incontro sono intervenuti i rappresentanti di alcuni progetti già avviati:lo Studio Kairos s.r.l.s.I, che si occupa di neuropsicologia, logopedia e psicologia e si rivolge a bambini, adulti, anziani e alle loro famiglie;   la Cooperativa Sociale Densa che ha realizzato un progetto volto all’ erogazione di servizi legati alla formazione curriculare ed extracurriculare per bambini e ragazzi attraverso metodologie e strumenti digitali innovativi; la Cooperativa Sociale Lab. Biciclario che ha dato vita ad una ciclofficina con lo scopo di incentivare lo sviluppo sostenibile, attraverso un sistema che integri la mobilità ciclistica, pedonale e pubblica.

“Le imprese possono contattare sia su Legacoop Umbria che Banca Etica, - afferma Andrea Bernardoni -  Legacoop Umbria garantirà gratuitamente a tutte le imprese interessate (non solo alle cooperative associate) i servizi ausiliari di assistenza e monitoraggio, propedeutici e obbligatori per l’accesso“.

 

Pubblicato in Umbria

Palermo chiama e le scuole rispondono. Sono arrivati ora in Sicilia urlando il nome di 'Giovanni e Paolo' i mille studenti a bordo della Nave della Legalita' per la 26esima edizione di #palermochiamaitalia. Ad accoglierli, oltre a migliaia di altri ragazzi delle scuole siciliane, anche il presidente della Camera, Roberto Fico, insieme a Maria Falcone, sorella di Giovanni e presidente della fondazione omonima e il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini.

Durante le prime ore della traversata notturna da Civitavecchia, i ragazzi hanno ascoltato chi la mafia l'ha combattuta sul campo e chi ancora ne porta le ferite sulla propria pelle. Tra loro Tina Montinaro, vedova dell'agente Antonio, e Claudia Loi, sorella di Emanuela - la prima agente della scorta donna a essere uccisa per mano mafiosa - ha ribadito quanto siano importanti iniziative come queste a sostegno della legalita' cosicche' non debba piu' essere necessario morire per difendere certi valori. Quindi, i ricordi di Pietro Grasso, in prima linea (era giudice a latere) nel maxi processo contro Cosa nostra insieme a Falcone e Borsellino. Quest'ultimo, dopo aver raccontato ai ragazzi il lato umano dei due magistrati, ha voluto lanciare anche un monito ai ragazzi su tante questioni ancora non risolte: "Ci sono ancora tante cose che dobbiamo accertare, tanti misteri intorno alle stragi. La storia dei nemici della mafia uccisi solo dalla mafia ha bisogno di altre importati acquisizioni".

"Gli insegnanti ci permettono di far camminare le idee di Giovanni sulle gambe di tanti giovani e ci danno la speranza che ce la possiamo fare. Non abbiamo ancora vinto le mafie. E le notizie degli ultimi giorni ci danno la consapevolezza che esiste una mafia silente. Vogliamo continuare a coltivare la speranza". Lo ha detto Maria Falcone, sorella di Giovanni e presidente della fondazione omonima durante il saluto per l'arrivo della Nave della Legalita' a Palermo.

Pubblicato in Nazionale

"Nel contratto di governo sottoscritto da Lega e Movimento 5 Stelle c'è un capitolo, l'undicesimo, che desta grande preoccupazione in quanti hanno a cuori la difesa dei valori costituzionali. Per questo abbiamo inviato una lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, appllandoci alla sua carica istituzionale di custode dei valori della nostra Costituzione, affinché non si cancellino principi fondamentali che non possono essere nella disponibilità di alcuna forza politica". A dirlo è Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, associazione che dal 1991 si occupa di garanzie nel sistema penale e penitenziario. 

Nel capitolo in oggetto, denominato "Giustizia rapida ed efficiente" le pene, che la nostra Carta Costituzionale declina al plurale, vengono interamente schiacciate sul solo uso del carcere, togliendo spazio a ogni misura alternativa alla detenzione che sappia davvero recuperare il condannato alla vita sociale.

"Il carcere - si legge nella lettera inviata da Antigone al Capo dello Stato - viene previsto quale luogo di mero contenimento di corpi da sottoporre al solo lavoro carcerario. Viene eliminata ogni forma di responsabilizzazione della persona detenuta, attuata negli scorsi anni attraverso la cosiddetta sorveglianza dinamica e forme di regime detentivo capaci di uscire dall'ozio forzato della chiusura in cella, configurando così una pena contraria al senso di umanità e del tutto incapace di tendere alla rieducazione del condannato".

"Nel campo della giustizia minorile - prosegue la lettera - si intende cancellare i principi ispiratori del codice di procedura penale per minorenni del 1988 e rivedere il modello di esecuzione delle pene, oggi improntati a quel superiore interesse del fanciullo cui la giurisprudenza riconosce unanimemente rilievo costituzionale".

"Le forze politiche democratiche - dichiara ancora Gonnella - hanno sempre guardato a uno sviluppo in senso progressista dell'esecuzione delle pene. Solamente nel periodo fascista l'Italia ha assistito a un netto regresso nell'uso repressivo del carcere. I nostri padri costituenti conoscevano le carceri fasciste quando hanno voluto lasciarci la loro eredità valoriale. Quell'eredità valoriale da difendere e che oggi - conclude il presidente di Antigone - ci spinge ad appellarci al Presidente della Repubblica".

 

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Nel nord-ovest dello Yemen, dove da circa sei mesi la Coalizione internazionale guidata dall'Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti ha intensificato gli attacchi aerei contro gli Houthi, la popolazione civile è più esposta che mai al conflitto. Secondo le équipe diMedici Senza Frontiere (MSF), attive all’ospedale di Haydan e in tutto il Governatorato di Saada, l’insicurezza e i costi dei trasporti impediscono alle persone di accedere alle cure.

Sullo Yemen si sono abbattuti 16.749 attacchi aerei negli ultimi 3 anni, una media di 15 al giorno, stando allo Yemen Data Project. Il solo governatorato di Saada è stato colpito da un terzo dei 541 attacchi registrati a dicembre con un aumento del 67% rispetto al mese precedente. Un’incursione su tre ha colpito siti non militari: infrastrutture pubbliche, mercati, case e veicoli civili. Le strade, in particolare quelle con valore strategico, finiscono abitualmente nel mirino e l'interminabile serie di attacchi ha reso estremamente difficile qualsiasi tipo di spostamento.

“La strada che attraversa il distretto di Saaqain, da noi usata per andare da Haydan a Saada, è stata presa di mira più volte dall'inizio dell'anno. E lo stesso è successo a quella che porta a Yasnim dove supportiamo un centro sanitario”, afferma Frédéric Bonnot, coordinatore del progetto di MSF ad Haydan. “Tutto questo ha un impatto sulla nostra capacità di trasferire i pazienti verso gli ospedali di Saada. Ci possono essere dei ritardi e il più delle volte ci troviamo di fronte a situazioni di vita o di morte”.

Nel villaggio di Haydan, a pochi chilometri dalla linea del fronte, le équipe di MSF lavorano presso l’ospedale locale, distrutto nell'ottobre del 2015 da attacchi aerei sauditi e riaperto nel marzo 2017. Quasi 7.000 persone sono state ammesse al pronto soccorso l’anno scorso: il 44 per cento bambini di età inferiore ai cinque anni, il 41 per cento donne. Ogni giorno vengono realizzate tra le 50 e le 60 visite mediche. I bambini sono spesso ricoverati per infezioni respiratorie, diarrea e anemia.

“Ancor prima dello scoppio del conflitto, gli abitanti di Saada erano tra i più vulnerabili del Paese, e quando abbiamo riaperto l’ospedale la notizia è circolata così in fretta che in pochi giorni le attività erano già a pieno regime”, dichiara il dott. Roberto Scaini, vice presidente di MSF, in missione ad Haydan durante la riapertura dell’ospedale. “In un’area montuosa di villaggi remoti, il problema più grande resta come arrivarci, perché i mezzi di trasporto sono insicuri o troppo costosi. Spesso i feriti di guerra arrivano in condizioni ormai critiche. Per chi soffre di malattie croniche, cardiache o tumori, è difficile garantire trattamenti a lungo termine in tutto lo Yemen”.

Mohammad si stava recando alla moschea per le preghiere del venerdì quando è stato colpito durante un attacco. Ha perso subito conoscenza, ma grazie all’aiuto di alcuni passanti è stato portato in macchina all'ospedale di MSF: “Un minuto camminavo per strada, quello dopo mi risvegliavo in ospedale. Non so nemmeno se mi abbia colpito una bomba o un razzo” racconta.

Le storie dei pazienti  

Abeer, neonata di 3 settimane, è arrivata all’ospedale di Haydan tra le braccia di suo nonno Hussein (foto allegata). Soffriva di setticemia e da qualche giorno la sua salute stava peggiorando rapidamente. Hussein ha deciso di portarla all'ospedale, distante un'ora di macchina dal loro villaggio. Per pagare il costo del trasporto, Hussein ha dovuto vendere il suo Jambiya, un pugnale, al banco dei pegni. Il padre di Abeer è rimasto a lavorare nei campi. La bambina è stata per giorni sotto osservazione, ha ricevuto antibiotici ed è stata sotto flebo.

Da quando è nata Qoussor, 19 anni, non ha conosciuto altro che la guerra. Maran, la città in cui è cresciuta, è stata teatro di un intenso conflitto durante la guerra di Saada dal 2004 al 2010. In quegli anni sono stati costruiti rifugi sotterranei dove nascondersi durante gli attacchi aerei. Sono gallerie scavate nella montagna che conducono a caverne raramente alte più di un metro. “Stare in piedi in queste grotte è impossibile”, racconta Qoussor. Ancora oggi questi rifugi sono utilizzati dalla popolazione quando i bombardamenti sono intensi e le famiglie non si sentono più al sicuro nelle loro case. L'ultima volta che sono stati costretti a cercare rifugio, Qoussor e i suoi parenti hanno trascorso due giorni nelle grotte con il poco pane razionato che erano riusciti a portare con loro.

Qoussor ha un figlio di un mese e mezzo di nome Nabil, che negli ultimi giorni ha avuto difficoltà respiratorie. Hanno aspettatoun'ora e mezza sul lato della strada prima di trovare un'auto che li avrebbe portati all'ospedale di Haydan. “È davvero complicato muoversi per gli abitanti di Maran. O non ci sono veicoli disponibili per via degli intensi bombardamenti, o non abbiamo i soldi per pagare il viaggio”, racconta. Per Nabil il viaggio in ospedale era necessario, date le sue condizioni è rimasto ricoverato per una settimana.

MSF lavora in 13 ospedali e centri sanitari in Yemen e fornisce supporto a più di 20 ospedali o centri sanitari in 11 governatorati yemeniti: Taiz, Aden, Ad Dhale, Saada, Amran, Hajjah, Ibb, Sana’a, Abyan, Shabwa e Lahj.

 

 

 

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L'Esercito di salvezza dei rohingya dell'Arakan (Arsa) è responsabile di almeno un massacro, e forse di un secondo, di fino a 99 uomini donne e bambini indù e di ulteriori uccisioni illegali e di rapimenti di civili indù verificatisi nell'agosto 2017. Lo ha rivelato una ricerca condotta da Amnesty International in Myanmar, nello stato di Rakhine. Sulla base di decine di interviste condotte sul campo e oltre il confine col Bangladesh, nonché dell'analisi condotta da antropologi forensi su numerose immagini, l'organizzazione per i diritti umani è ora in grado di descrivere i brutali attacchi compiuti dall'Arsa, che hanno seminato terrore tra i civili indù e altre comunità etniche.

"C'era grande bisogno di fare luce sulle violazioni dei diritti umani, assai sottovalutate, commesse dall'Arsa nello stato di Rakhine durante un periodo tremendamente drammatico della storia recente di Myanmar", ha dichiarato Tirana Hassan, direttrice di Amnesty International per le risposte alle crisi. "La grande brutalità delle azioni dell'Arsa ha avuto un impatto indelebile sui sopravvissuti con cui abbiamo parlato. Chiamare a rispondere i responsabili di quelle atrocità è fondamentale tanto quanto farlo per i crimini contro l'umanità commessi dalle forze di sicurezza di Myanmar contro i civili rohingya", ha sottolineato Hassan.

Il massacro di Kha Maung Seik

Alle 8 di mattina del 25 agosto 2017, l'Arsa ha attaccato la comunità indù di Ah Nauk Kha Maung Seik, che fa parte di una serie di villaggi di una zona chiamata Kha Maung Seik (a nord della città di Maungdaw), in cui gli indù vivevano in prossimità dei villaggi della comunità musulmana rohingya e di quella rakhine, prevalentemente buddista. Uomini armati vestiti di nero e rohingya in abiti civili hanno rastrellato decine di uomini, donne e bambini indù, li hanno depredati dei loro averi e li hanno condotti bendati fuori dal villaggio. Dopo aver separato le donne e i bambini dagli uomini, i militanti dell'Arsa hanno ucciso 53 persone, a iniziare dagli uomini. 

Otto donne e otto dei loro figli sono sopravvissuti dopo che l'Arsa ha obbligato le donne a convertirsi all'Islam. Le 16 persone sono state poi obbligate a seguire i combattenti in Bangladesh e sono state rimpatriate nell'ottobre 2017 con il coinvolgimento delle autorità di entrambi i paesi.

"Avevano coltelli e lunghi cavi metallici. Ci hanno legato le mani dietro la schiena e bendati. Ho chiesto loro cosa avessero intenzione di fare e uno di loro ha risposto, nel dialetto rohingya: 'Voi e i rakhine siete la stessa cosa, praticate una religione diversa dalla nostra, non potete vivere qui!'. Poi hanno chiesto di consegnare tutto ciò che avevamo e hanno iniziato a picchiarci. Io alla fine gli ho dato i soldi e i gioielli d'oro che avevo", ha raccontato Bina Bala, una 22enne sopravvissuta al massacro.  Tutti e cinque i sopravvissuti intervistati da Amnesty International hanno riferito di aver visto parenti uccisi o di aver sentito le loro urla. 

"Hanno sgozzato gli uomini. Ci dicevano di non guardare. Avevano i coltelli e alcuni anche spade e cavi di metallo. Ci siamo nascosti nella boscaglia, da cui riuscivano a vedere qualcosa. Mio zio, mio padre, mio fratello... tutti massacrati", ha raccontato Raj Kumari, 18 anni.

Formila, 20 anni, non ha visto gli uomini nel momento in cui venivano uccisi ma i combattenti dell'Arsa "tornare indietro col sangue sulle spade e sulle mani". Mentre con le altre sette donne rapite stava marciando verso il confine, si è girata indietro e ha visto uccidere altre donne e bambini: "Ho visto gli uomini che tenevano le donne per la testa e i capelli e gli uomini con in mano le spade che le hanno sgozzate". 

L'elenco delle persone uccise nel villaggio di Ah Nauk Kha Maung Seik consegnato ad Amnesty International contiene i nomi di 20 uomini, 10 donne e 23 bambini, 14 dei quali non avevano neanche otto anni. Questo elenco coincide con testimonianze raccolte in Bangladesh e in Myanmar, da testimoni, sopravvissuti e capi della comunità indù.

Sempre il 25 agosto 2017, i 46 abitanti del vicino villaggio di Ye Bauk Kyar sono scomparsi. La comunità indù locale ritiene che l'intero villaggio sia stato assassinato dall'Arsa. Sommando le vittime dei due massacri, il totale è di 99 morti.  I corpi di 45 vittime di Ah Nauk Kha Maung Seik sono stati riesumati da quattro fosse comuni alla fine di settembre. Gli altri corpi, così come quelli dei 46 uccisi a Ye Bauk Kyar, non sono ancora stati ritrovati.

Altre uccisioni illegali di indù ad opera dell'Arsa

Amnesty International attribuisce all'Arsa ulteriori uccisioni e attacchi contro comunità etniche e religiose. Il 26 agosto 2017 l'Arsa ha ucciso due donne, un uomo e tre bambini nei pressi del villaggio di Myo Thu Gyi, sempre nella zona di Maungdaw.

Questi episodi hanno coinciso con una serie di attacchi condotti dall'Arsa contro una trentina di posti di blocco delle forze di sicurezza di Myanmar. Queste ultime hanno reagito avviando una campagna illegale e sproporzionata contro la comunità rohingya, fatta di uccisioni, stupri, torture, incendi di villaggi, affamamento e altre violazioni dei diritti umani che costituiscono crimini contro l'umanità.  Oltre 693.000 rohingya sono stati costretti a fuggire in Bangladesh, dove si trovano tuttora. 

Durante l'ondata di violenza nello stato di Rakhine, decine di migliaia di appartenenti a comunità etniche e religiose sono stati a loro volta costretti a fuggire. Molti di loro sono rientrati nei loro villaggi, altri continuano a restare in rifugi temporanei poiché le loro case sono state distrutte o per il timore di ulteriori attacchi dell'Arsa. 

Occorrono indagini indipendenti

"I feroci attacchi dell'Arsa sono stati seguiti dalla campagna di pulizia etnica condotta dall'esercito di Myanmar contro l'intera popolazione rohingya. La condanna dev'essere totale: le violazioni commesse da una parte non possono giustificare quelle commesse dall'altra. Ogni sopravvissuto e ogni famiglia delle vittime hanno diritto alla giustizia, alla verità e alla riparazione per l'immensa sofferenza che hanno patito", ha precisato Hassan.  La settimana scorsa, il rappresentante permanente di Myanmar presso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha criticato alcuni stati membri per aver ascoltato "solo una parte" della storia e non aver riconosciuto la violenza dell'Arsa.

"Il governo di Myanmar non può accusare la comunità internazionale di essere unilaterale se non permette l'ingresso nello stato di Rakhine. L'esatta dimensione delle violenze commesse dall'Arsa resterà sconosciuta se gli investigatori indipendenti sui diritti umani, compresa la Missione di accertamento dei fatti delle Nazioni Unite, non potranno avere libero e pieno accesso nello stato di Rakhine", ha concluso Hassan.

 

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