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Domenica, 19 Agosto 2018

Articoli filtrati per data: Martedì, 17 Aprile 2018 - nelPaese.it

A un anno esatto dal lancio della campagna "Ero straniero - L'umanità che fa bene" per nuove politiche su asilo e immigrazione in Italia, questa nuova iniziativa si rivolge alle istituzioni europee. Sono tre gli obiettivi al centro dell'ICE "Welcoming Europe. Per un'Europa che accoglie": decriminalizzare la solidarietà, creare passaggi sicuri per i rifugiati e proteggere le vittime di abusi.

Un milione di firme in 12 mesi in almeno 7 paesi membri. L'iniziativa dei cittadini europei è uno strumento di democrazia partecipativa all'interno dell'Unione europea con cui si invita la Commissione europea a presentare un atto legislativo in materie di competenza Ue. La proposta ICE Welcoming Europe è stata registrata presso la Commissione europea a dicembre 2017 ed è stata approvata il 14 febbraio 2018. Le sottoscrizioni utili dovranno essere raccolte entro febbraio 2019. Oltre che in Italia, si sono costituiti comitati promotori in Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Estonia, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Ungheria e sono numerosi i network europei coinvolti. 

Il lancio dell’iniziativa si terrà il 19 aprile alla Sala Nassirya del Senato alle 10.30. Intervengono, tra gli altri: Emma Bonino, senatrice di +Europa, Chiara Favilli, Università di Firenze, Riccardo Gatti, Proactiva-Open Arms, Giorgina Sayegh, rifugiata siriana giunta in Italia tramite i corridoi umanitari, Luigi Manconi, direttore UNAR. Modera Edoardo Zanchini, Legambiente

In collegamento da Bardonecchia, con il supporto tecnico di Radio Beckwith Evangelica: Davide Rostan, pastore valdese, e i volontari delle associazioni Rainbow for Africa e Tous Migrants. Modera Claudio Geymonat, giornalista di Riforma.it

Saranno presenti i rappresentanti delle organizzazioni che promuovono l'Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) in Italia: Riccardo Magi (Radicali Italiani, deputato +Europa), Ilaria Valenzi (FCEI), Hassan Bassi (Cnca), Simona Sambati (Fondazione Casa della Carità), Paolo Pezzati (Oxfam), Arturo Salerni (Comitato Verità e Giustizia per i Nuovi Desaparecidos del Mediterraneo), Silvia Stilli (AOI), padre Claudio Gnesotto (Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione e lo sviluppo), A Buon Diritto, Acli, ActionAid, Arci, Baobab Experience, CILD. 

 

 

 

Pubblicato in Migrazioni

Promuovere "l'adozione della dichiarazione di inaccettabilita' di comportamenti molesti e violenti nei luoghi di lavoro, oltre ad attivita' di formazione e informazione", adottare "misure organizzative per prevenire le molestie e garantire la tutela delle vittime". Questi i punti fondamentali dell'accordo regionale siglato questa mattina a Bologna da Cgil, Cisl e Uil dell'Emilia-Romagna e dall'Aci regionale (Alleanza cooperative italiane, che comprende Legacoop, Confcooperative e Associazione generale cooperative italiane).

Si tratta, spiega Antonella Raspadori della Cgil, di "una delle poche intese di questo tipo in Italia, ed e' particolarmente importante perche' tocca un tema che per noi e' ancora sottovalutato, e rappresenta un impegno comune, da parte nostra e delle cooperative, a creare un clima positivo nei luoghi di lavoro". L'auspicio, chiosa il segretario regionale della Cisl, Giorgio Graziani, e' che a breve "questo accordo, e quello siglato qualche settimana fa in Friuli-Venezia Giulia, diventino la base per un'intesa nazionale sul tema".

Sul valore di questo patto dicono la loro anche la consigliera regionale di Parita' Sonia Alvisi, che sottolinea "l'importanza di offrire un sostegno in piu' alle donne, che spesso non denunciano per paura di perdere il lavoro, ma anche alla minoranza di uomini che hanno subito molestie o violenze", e l'assessore regionale alle Pari opportunita' Emma Petitti, che pone l'accento sul fatto che "in Emilia-Romagna c'e' il piu' alto tasso di occupazione femminile a livello nazionale". E non e' secondario, ricordano i firmatari, il fatto che l'accordo sia stato siglato dalle cooperative, che in regione danno lavoro a 240.000 persone (circa il 15% del totale dei lavoratori emiliano-romagnoli), di cui il 70% sono donne.

Ma il patto firmato questa mattina, sulla cui efficacia, spiega Rita Finzi di Legacoop, "faremo il punto a novembre, con un convegno in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne", sara' solo, a quanto pare, un primo passo. Lo assicurano Giuseppina Morolli della Uil, che comunque lo definisce "un passo avanti importante", e Anna Piacentini di Confcooperative, che vorrebbe che in futuro fossero siglati, sull'esempio di quanto fatto da una cooperativa faentina, degli accordi tra aziende e Ausl per "assicurare, garantendo l'anonimato, sostegno psicologico alle vittime".

(Fonte: Redattore Sociale/Dire)

 

 

Pubblicato in Parità di genere

Amnesty International ha preso posizione sul processo, che si apre nei confronti di otto giovani per una rissa avvenuta in un bar di Alsasua, nel nord della Spagna, nell’ottobre 2016, nella quale furono feriti due agenti di polizia e le loro partner. Se giudicati colpevoli, molti degli imputati rischiano fino a 50 anni di carcere poiché devono rispondere di accuse di terrorismo. 

Uno degli imputati è accusato di aver rivolto minacce “terroristiche”, e dunque rischia 12 anni e mezzo di carcere, per aver detto a uno degli agenti: “Questo è quello che ti capiterà ogni volta che passerai di qua”. “Questo processo costituisce un clamoroso abuso delle leggi antiterrorismo in vigore in Spagna. Se è ovvio che ferire delle persone comporti l’apertura di un procedimento penale, le accuse di terrorismo sono del tutto inappropriate. Chiediamo che siano ritirate”, ha dichiarato Eda Seyhan, esperta di Amnesty International sull’antiterrorismo.

Amnesty International da tempo critica le norme antiterrorismo spagnole, i cui contenuti sono vaghi e generici soprattutto all’indomani degli emendamenti approvati nel 2015, che hanno ampliato la definizione di terrorismo.

 

Pubblicato in Dal mondo

Nasce “Legacoop Agroalimentare Veneto”, il nuovo settore della cooperazione che raggrupperà le imprese associate operanti nelle intere filiere produttive dei comparti dell’agroalimentare, della pesca e dell’acquacoltura. Obiettivo della sua costituzione, consolidare quello che è un settore strategico per l’economia veneta e un biglietto da visita per il Made in Italy agroalimentare a livello internazionale.

L’assemblea costitutiva, che eleggerà gli organismi regionali del nuovo settore, è in calendario venerdì 20 aprile 2018 dalle ore 10 alle 12.30 negli spazi della cooperativa La Primavera, a Zevio (Verona), via Manzoni, 99. Il programma della mattinata vede nel dettaglio: i saluti di Giuseppe Pan, assessore all’Agricoltura e Pesca della Regione del Veneto, e a seguire una tavola rotonda, moderata dalla giornalista Giusi Vianello, con i contributi di Mario Pigato, presidente della cooperativa Sav-Servizi Agricoli Veneto (“La salvaguardia della risorsa territorio”), di Alessandro Vendramini, presidente di Agriteco (“La Blu economy e la gestione dello spazio marittimo”) e di Cristian Maretti, presidente di Legacoop Agroalimentare Nord Italia.

Seguiranno poi la costituzione ufficiale del nuovo coordinamento Legacoop Agroalimentare Veneto, e infine le conclusioni diAdriano Rizzi, presidente di Legacoop Veneto. L’assemblea sarà anche l’occasione per presentare la borsa di studio istituita da Legacoop Veneto in memoria di Silvio Sterzi, fondatore e presidente della cooperativa agricola La Primavera e già componente della presidenza dell’associazione.

 

 

Pubblicato in Lettera al Direttore

In meno di un mese, quasi 60mila persone sono sfollate dalla Ghouta orientale verso il nord ovest della Siria. Molti di loro sono uomini, donne e bambini feriti o malati, tutti bisognosi di cure mediche. MSF ha partecipato alla risposta medica di questa emergenza e supporta l'ospedale di Qalaat Al Madiq, la principale struttura sanitaria incaricata del triage e del trattamento di questi pazienti, in una località nota come “punto zero” perché è dove i nuovi arrivati scendono dai bus che li hanno portati lì.

La testimonianza di Refaat Al Obed, direttore medico della struttura

“Lavoro nell'ospedale di Qalaat Al Madiq da quando è stato aperto, circa un anno e mezzo fa. Il nostro ospedale è specializzato nell'assistenza materno-infantile e si trova in una zona dove non ci sono molti altri ospedali, quindi trattiamo una media di 300 pazienti al giorno. Ci troviamo vicino alla linea del fronte tra le aree controllate dal governo della Siria e dai gruppi armati di opposizione. Ciò significa che generalmente, quando viene siglato un accordo di riconciliazione tra i belligeranti in diverse parti del paese, e quando le persone vengono trasferite a Idlib, transitano prima da qui, a Qalaat Al Madiq.

Ogni volta che succede, cerchiamo di essere pronti. Così, poche settimane fa, quando ci hanno informato che stavano arrivando persone dalla Ghouta orientale, abbiamo cominciato a preparaci. Abbiamo contattato Medici Senza Frontiere (MSF) per chiedere di inviarci forniture mediche e materiali per poter gestire più operazioni chirurgiche, sessioni di riabilitazione e organizzare trasferimenti di pazienti ad altri ospedali della zona. MSF ci ha inviato una tenda per il triage dei pazienti in arrivo, oltre a forniture mediche e kit per le emergenze. Ci hanno anche aiutato con la logistica e fornito consulenze tecniche.

Nonostante ciò, quando le persone provenienti dalla Ghouta orientale hanno iniziato ad arrivare il carico di lavoro e la pressione sono aumentati rapidamente. Siamo stati presi alla sprovvista quando il primo giorno ben 5.000 persone sono state fatte scendere davanti alla nostra struttura! Non eravamo pronti a trattare così tanti pazienti nello stesso momento. Ogni volta che gli sfollati arrivano nella nostra area affrontiamo lo stesso tipo problemi ma questa volta il numero di persone era davvero molto più alto di quello che ci aspettavamo.

Più di 200 pazienti feriti sono stati assistiti nel nostro ospedale nei primi giorni: soprattutto persone colpite dai bombardamenti durante la recente offensiva, ma anche con ferite da arma da fuoco. Oltre a questo, abbiamo dovuto gestire 21 parti, 18 naturali e 3 cesarei, in soli 3 giorni. Il nostro personale medico era attivo ogni giorno per gestire questa emergenza. Abbiamo anche diagnosticato molti casi medici che dovrebbero essere seguiti da specialisti. Bambini malnutriti, per esempio. Non abbiamo professionisti sanitari specializzati per rispondere a questi bisogni e non abbiamo un reparto dedicato per questo tipo di casi.

Abbiamo assistito e trattato quanti più pazienti possibile, mentre altri siamo riusciti a reindirizzarli a strutture ospedaliere specializzate. Anche se la nostra era ed è ancora la principale struttura a gestire questo tipo di emergenza, abbiamo dovuto contare sul sostegno di altri ospedali e organizzazioni per fornire alle persone la migliore assistenza. La nostra struttura è relativamente piccola e abbiamo una sola sala operatoria. Per questo ci è impossibile gestire questo afflusso di pazienti da soli. Un giorno ad esempio, dopo un attacco contro uno dei convogli in cammino verso la Siria nord-occidentale, abbiamo ricevuto contemporaneamente otto pazienti con ferite da arma da fuoco. Avremmo avuto bisogno di due o tre sale operatorie per gestirli al meglio.

Oggi un gran numero di persone provenienti dalla Ghouta orientale si è stabilito a Qalaat Al Madiq e nei dintorni. La pressione, lo stress e il carico di lavoro rimangono quindi sempre elevati. Ogni giorno incontriamo persone bisognose di cure, pazienti che devono essere operati. Questo mese è stato molto difficile per noi: siamo solo poche decine di medici, che gestiscono migliaia di pazienti”.

 

 

Pubblicato in Nazionale

Le imprese cambiano: sono digitali, automatizzate, interconnesse, evolute. Sono le protagoniste della Rivoluzione 4.0 e di  un modo di produrre e offrire servizi che sta cambiando quotidianamente la vita delle persone e delle nostre comunità. E le cooperative, a loro modo, sentono il bisogno di investire in innovazione, ma partendo dalle persone e dai loro bisogni. Sono questi, in breve, i risultati della prima ‘Giornata di sensibilizzazione sulle opportunità della Rivoluzione 4.0, organizzata da Legacoop Puglia e l’Università degli Studi di Bari, nel Centro polifunzionale studenti, BALAB.

“Siamo partiti dall’assunto che l’innovazione non è più un settore ma un elemento immancabile culturale che deve essere presente in ogni impresa. E le nostre cooperative, come tutto il mondo imprenditoriale, che non hanno ancora colto a pieno le opportunità dell’innovazione, devono saper intraprendere al meglio questa direzione ”. Lo ha detto il presidente Legacoop Puglia, Carmelo Rollo - nella parte introduttiva della mattinata, in cui si sono avvicendati una serie di attori e protagonisti del mondo dell’impresa e dell’università, tra cui il delegato del Rettore allo Sviluppo della Creatività e presidente Innovation and Creativity Center, Gianluigi De Gennaro, il Docente di Economia e gestione Imprese di Bari, Savino Santovito. La presidente dell’ente di formazione Legacoop nazionale, 4Form, Annamaria Ricci, ha, altresì,  aperto la sessione laboratoriale e condiviso, a fine giornata, i risultati dei tre focus group dedicati anche alle cooperatrici e cooperatori pugliesi proprio sul tema dell’innovazione.

“Come Movimento cooperativo - continua il presidente Rollo - dobbiamo sostenere e incoraggiare le imprese per aumentare  competitività, sostenibilità economica e sociale delle stesse, a tutto vantaggio del nostro territorio e delle persone, ultime beneficiarie dei servizi e prodotti erogati. Per questo abbiamo chiesto all’Università di  Bari di supportarci in un lavoro di diffusione e promozione di innovazione, di tecnologia, di strumenti utili alla digitalizzazione. Oggi con il mondo accademico iniziamo un percorso di condivisione di buone pratiche e competenze da trasmettere alle cooperative, che dovranno diventare presidi di transizione digitale che si rivolgono, poi a  loro volta, direttamente ai territori di riferimento. Un progetto importante, quindi, per una crescita inclusiva e intelligente di cui abbiamo bisogno e che vede attori principali anche e soprattutto le giovani generazioni”

Le cooperative sentono il bisogno di innovare processo e prodotto ma mantenendo il concetto di persona al centro di questo ragionamento. “Innovazione – ha spiegato Annamaria Ricci, a conclusione delle tre sessioni laboratoriali – parte dall’identità e dai valori cooperativi. Innovazione è inclusione. E’  valorizzazione delle risorse umane. In una impresa ogni persona è e può fare innovazione, in maniera condivisa . Innovazione – ha conluso – è per i cooperatori identità e cambiamento culturale, nonché esperienza, nonché modifica delle abitudini, pur mantenendo fede alla propria identità”. 

“Quella odierna –  ha spiegato il direttore Legacoop Puglia, Pasquale Ferrante -, è la prima iniziativa comune che facciamo insieme all’Università di Bari, con cui abbiamo siglato un protocollo che, partendo dalla necessità sensibilizzare sul tema dell’innovazione, intende costruire processi inclusivi dedicate alle imprese. L’innovazione – ha  proseguito Ferrante – parte dalle persone per traguardare opportunità dal punto di vista delle imprese, per cambiare la visione rispetto al proprio delle prodotto. Siamo certi che l’innovazione non si misuri in investimenti ma in termini di beneficio sociale ed economico, naturalmente”

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Con discorsi e dichiarazioni di odio si vincono le elezioni: il 91% complessivo di hate speech dai partiti di centrodestra, oltre la metà dalla Lega di Salvini.  Amnesty International ha pubblicato le conclusioni del “Barometro dell’odio”, il progetto portato avanti durante la recente campagna elettorale per monitorare l’uso del discorso d’odio da parte dei candidati alle elezioni politiche e regionali 2018. Dall’8 febbraio al 2 marzo oltre 600 attivisti di Amnesty International Italia hanno monitorato i profili social - Facebook e Twitter - di tutti i candidati ai collegi uninominali di Camera e Senato delle coalizioni di Centrosinistra, Centrodestra, del Movimento 5 Stelle e di Liberi e uguali; dei candidati presidenti delle regioni Lazio e Lombardia e dei leader. I post e i tweet, le immagini e i video condivisi da questi 1.419 candidati, e quindi a loro direttamente attribuibili, sono stati quotidianamente osservati segnalando l’uso di stereotipi, dichiarazioni offensive, razziste, discriminatorie e di incitamento alla violenza che hanno come bersaglio categorie vulnerabili quali migranti e rifugiati, immigrati, rom, persone Lgbti, donne, comunità ebraiche e islamiche. 

“Lo immaginavamo e ne abbiamo avuto conferma. Il discorso d’odio ha fatto breccia anche in Italia e la campagna elettorale ne è stata la dimostrazione”, ha dichiarato Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International Italia. “Alcune forze politiche si sono servite di stereotipi e incitazioni all’odio per fare propri diffusi sentimenti populisti, identitari e xenofobi, promuovendo la diffusione di un linguaggio incendiario, divisivo, che discrimina anziché promuovere l’eguaglianza, che pensa che minoranze e gruppi vulnerabili siano una minaccia e che i diritti non spettino a tutti”, ha aggiunto Rufini.

Il linguaggio è stato misurato sulla base di un metodo quantitativo e qualitativo, i dati raccolti sono stati trasposti su un barometro online sul sito di Amnesty International Italia, che ha rappresentato quotidianamente l’andamento della campagna elettorale, misurando i livelli di criticità del discorso discriminatorio contro le categorie bersaglio classificandolo da linguaggio offensivo (giallo), a grave (arancione) fino a molto grave (rosso). 

Le principali conclusioni del “Barometro dell’odio” 

Il discorso di odio è stato veicolato in modo costante durante le tre settimane di monitoraggio della campagna elettorale. In 23 giorni sono state raccolte 787 segnalazioni: più di un messaggio offensivo, razzista e discriminatorio all’ora moltiplicato dalla Rete;  le segnalazioni sono state attribuite a 129 candidati unici, di cui 77 sono stati eletti.

Il 43,5% delle dichiarazioni segnalate sono pervenute dai leader, il 50% da candidati parlamentari e il 6,5% da candidati alla presidenza delle regioni Lazio e Lombardia; complessivamente, inserendo nel calcolo anche i leader, il 51% delle dichiarazioni è da attribuire a candidati della Lega, il 27% a Fratelli d’Italia, il 13% a Forza Italia, il 4% a Casa Pound, il 3% a L’Italia agli Italiani, e il 2% al Movimento 5 Stelle.

Il canale che ha generato più segnalazioni è stato Facebook, da cui è pervenuto il 73% dei messaggi monitorati. Nel 49,3% dei casi si è trattato di post testuali, nel 38,4% di video e nel 12,3% di fotomontaggi; il fenomeno migratorio è stato il tema centrale delle segnalazioni: il 91% delle dichiarazioni hanno avuto per bersaglio migranti e immigrati; l’11% delle dichiarazioni ha riguardato discriminazioni di tipo religioso, veicolando sentimenti islamofobici.

Il 6% delle dichiarazioni ha avuto per oggetto la comunità Lgtbi, il 4,8% i rom, e l’1,8% le discriminazioni di genere; il 7% delle dichiarazioni ha incitato direttamente alla violenza; il 32% delle segnalazioni ha veicolato fake news e dati alterati.

Per quanto riguarda l’immigrazione, il 10% delle segnalazioni ha riguardato la questione della sicurezza e il 7% il tema dell’accoglienza con toni di emergenza, identificando nell’immigrazione una “bomba sociale”, in grado di portare allo “scontro sociale” e alla “guerra in casa”; i fatti violenti di Macerata hanno avuto un ruolo centrale nella campagna elettorale: la nazionalità nigeriana è stata specificamente bersaglio del discorso razzista e di odio; le parole più usate per identificare e raffigurare migranti e immigrati sono state: “clandestini”, “irregolari”, “profughi”, “stranieri”, insieme al ricorso alla disumanizzazione con l’utilizzo di appellativi quali “risorse”, “bestie”, “vermi”.

“Durante la campagna elettorale la retorica dominante del “noi contro loro” è stata affiancata dalla narrativa divisiva del “loro contro di noi” e sempre più spesso dall’odio di italiani contro altri italiani che si occupano di migranti, secondo il pericolo schema “noi contro voi che aiutate loro”, ha commentato Rufini. 

“Fa impressione rilevare che così tante persone che competevano per un ruolo istituzionale abbiano fatto ricorso a un discorso palesemente discriminatorio e d’odio durante la campagna elettorale. Il rischio che abbiamo di fronte è la normalizzazione dell’odio”.

 

 

 

Pubblicato in Nazionale

Colpi di pistola quasi ogni giorno. Agguati e regolamenti di conti nel quartiere dominato dalle ultime storiche famiglie di camorra: Rinaldi e Mazzarella. San Giovanni a Teduccio, periferia est di Napoli, il Bronx dove Jorit ha realizzato le sue opere di arte urbana e sede della nuova Università scelta da Apple per i suoi corsi, è il cuore dello scontro che arriva fino a Forcella e alla Sanità: un dedalo di alleanze con gruppi e sottogruppi criminali spesso giovanissimi.

Ma se nel centro storico i proiettili fanno più notizia tra migliaia di turisti, ad est una cappa di silenzio grava sugli oltre 100mila residenti della Sesta Municipalità. Contro questo silenzio associazioni, parrocchie, scuole e cittadini hanno deciso di scendere in piazza. Ad aumentare la tensioni il ritorno a piede libero del boss Ciro Rinaldi, salutato da colpi di pistola nei pressi della sua abitazioni. Rinaldi era stato arresto come presunto mandante dell’omicidio del “baby boss” Raffaele Cepparulo (alleato dei Mazzarella) al rione Lotto 0 dove perse la vita il 18enne vittima innocente Ciro Colonna nel giugno 2016.

La marcia contro le stese

Partirà dal Parco Troisi in Viale 2 Giugno alle ore 10, con raduno finale a Piazza Capri, la marcia contro le stese di camorra. L’iniziativa, nata dalla cooperazione delle scuole della zona, operatori del terzo settore e parrocchie di San Giovanni a Teduccio, ha come fine quello di sensibilizzare la popolazione locale sui troppi atti camorristici rimasti in silenzio negli ultimi mesi. Anche padre Alex Zanotelli ha annunciato la sua presenza al corteo. 

“Siamo in un tempo difficile per il quartiere di San Giovanni a Teduccio, le persone sono stanche e spaventate non solo per strada, ma anche in casa propria non si riesce a vivere tranquillamente e in sicurezza”. Queste le parole di don Modesto, parroco della chiesa di San Giuseppe sita in piazza Capri, a pochi passi dai bossoli rinvenuti dalla polizia e punto di arrivo della marcia.

La manifestazione del 19 aprile vedrà in prima linea le scuole del quartiere come l’Istituto Comprensivo “Vittorino da Feltre” che ha la sede centrale proprio in Via Sorrento. “La marcia – spiega la dirigente scolastica del plesso, Valeria Pirone - intende sottolineare il rispetto della legge, il disprezzo per la violenza, il ripristino della convivenza civile”. 

Per Deborah Divertito, esponente della rete Z.E.T.A. (Zone Est Tavolo Aperto), “questa è un’iniziativa importante per accendere i riflettori su una parte della città di cui pochissimo si parla, ma che i recenti arresti per l’omicidio di Ciro Colonna, vittima innocente del 7 giugno 2016, hanno invece dimostrato non essere estranea alle dinamiche criminali della città. Parteciperemo alla manifestazione prima di tutto come cittadini e poi come realtà che operano sul territorio”.

“Io non ci sto” vedrà la partecipazione di numerose attori del territorio, ma non solo. Tra i partecipanti, l’associazione “Studenti Contro La Camorra” e “Agisco” che proprio il 19 aprile alle ore 9 inaugureranno un’aula dedicata all’impegno e alla lotta contro la criminalità all’interno della “Vittorino da Feltre”.

 

Pubblicato in Campania

Il 20 aprile prenderà avvio a Monfalcone il nuovo servizio di Centro gioco comunale rivolto ai bambini dai 13 ai 36 mesi, accompagnati da un adulto, residenti nel Comune di Monfalcone o in quelli limitrofi. Anghingò giochiamo ancora un po', questo il nome del nuovo servizio, sarà gestito dalla Cooperativa sociale Itaca grazie a due educatrici, con l'obiettivo di favorire il gioco tra bambino e genitore o altro adulto familiare. Sede delle attività sarà il nido d'infanzia comunale Albero Azzurro in via Tagliamento 24 a Monfalcone. Scarica la brochure di Anghingò

Due i turni previsti: il primo, le cui iscrizioni sono aperte dal 9 aprile fino ad esaurimento dei posti disponibili, prenderà avvio il 20 aprile prossimo; mentre il secondo partirà dal 29 maggio con iscrizioni a partire dal 21 maggio. Le famiglie potranno conoscere da vicino il nuovo servizio nel corso dell'open day del 22 maggio dalle 16.30 alle 17.30.

Il Centro gioco comunale Anghingò promuove attività ludico-educativa per la prima infanzia rivolta ai bambini dai 13 ai 36 mesi, residenti a Monfalcone e nei comuni limitrofi, per favorire il gioco tra bambino e genitore o altro adulto familiare. Il servizio è organizzato in due turni con frequenza bisettimanale, il martedì e venerdì dalle 16.30 alle 18.30, per un totale di otto appuntamenti per ciascun turno. Sede delle attività il nido d'infanzia comunale Albero Azzurro in via Tagliamento 24 a Monfalcone, dove bambini e genitori avranno a disposizione alcuni ambienti del nido in cui giocare e sperimentare, su proposta delle educatrici, una serie di attività ludiche ed espressive (ad esempio, pittura, manipolazione), oppure dedicarsi al gioco spontaneo proposto dal bambino.

Le famiglie interessate potranno visitare la sede e conoscere il personale di Itaca il 22 maggio dalle 16.30 alle 17.30. Gli iscritti avranno a disposizione un incontro nel corso del quale le educatrici illustreranno il progetto pedagogico e la programmazione delle attività.

 

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia

Il 22 aprile alle 17 al Castello della Porta di Frontone (Pesaro-Urbino) viene presentato il primo di sette incontri dal titolo "Esercizi di stato in luogo" e che sono il risultato di un percorso di laboratorio teatrale performativo curato da Alice Toccacieli, dell'associazione "Luoghi comuni", e organizzato con le persone del Centro socio educativo L'Albero delle Storie di Cagli, un servizio pubblico affidato dall'Unione Montana del Catria e del Nerone alla gestione della Cooperativa sociale Labirinto.

L'evento, che ha l'obiettivo di invitare il pubblico a una riflessione sulle tematiche connesse alle dimensioni della casa e dell'abitare, si colloca all'interno dei festeggiamenti per i venti anni di vita del servizio e apre una serie di incontri itineranti che vedranno il gruppo condividere questo spettacolo nei sette comuni dell'Ambito Sociale 3 del Catria e Nerone.

Che cosa è "casa"? Che cosa significa "abitare"? – si chiede Alice Toccacieli – rispondere alla domanda "dove sono" significa rispondere alla domanda "chi sono"? In che rapporto stanno la casa e la domanda identitaria? Che cosa ci permette di scoprire di noi stessi il nostro desiderio di casa? Cosa di noi affidiamo a lei? Cosa le chiediamo ogni volta che ci allontaniamo o che torniamo? Siamo sicuri che con la parola "casa" ci riferiamo solo ed esclusivamente all'edificio che ci concede il suo riparo notturno? Quali e quante sono le cose che si possono chiamare casa? E perché? chi può varcare la soglia della nostra casa e chi no?

L'albero delle storie svolge un servizio diurno con 16 persone adulte con disabilità e con le loro famiglie, affiancandole nell'elaborazione di un progetto di vita che divenga stimolo culturale per l'intero territorio montano. Il tema centrale maturato nei venti anni che vengono festeggiati è proprio quello della residenzialità abitativa, della casa intesa come possibilità per le persone di poter espandere e radicare sul territorio di riferimento il proprio cammino di autonomia, e per la comunità locale di riconoscersi in un percorso continuativo di accoglienza.

Pubblicato in Marche
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