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Mercoledì, 21 Febbraio 2018

Articoli filtrati per data: Martedì, 23 Gennaio 2018 - nelPaese.it

La dispersione scolastica è un fenomeno complesso e multidimensionale che può essere affrontato solo con un approccio olistico che preveda interventi preventivi con il coinvolgimento di attori diversi: studenti, insegnanti, famiglie, attori del territorio. Il progetto EUMOSCHOOL – Emotional Education for Early School Leaving Prevention, coordinato dal Centro per lo Sviluppo Creativo Danilo Dolci, si propone di prevenire la dispersione scolastica attraverso l’implementazione nella metodologia della Didattica delle Emozioni ©.

Sviluppata attraverso 18 anni di esperienza e di ricerca nel campo dell’educazione emotiva, questa metodologia si rivolge sia ai professionisti del settore scolastico sia agli studenti (con particolare attenzione alla fascia d’età che va dai 6 ai 16 anni).

Lo scopo è fornire un efficace modello di intervento per ridurre il fenomeno dell’abbandono e della dispersione scolastica, attraverso il miglioramento delle competenze professionali degli insegnanti e di chi lavora nel settore, ma soprattutto attraverso il miglioramento del benessere e delle competenze chiave trasversali degli alunni.

Tutti gli insegnanti, genitori, attori sociali attivi e interessati al tema della dispersione scolastica e alle strategie più efficaci alla sua prevenzione sono invitati a partecipare all’evento A scuola con le emozioni: l'educazione emotiva contro la dispersione scolastica che si terrà Martedì 30 Gennaio 2018 presso l’Istituto Comprensivo Statale Amari Roncalli Ferrara.

 

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Le autorità messicane addette all'immigrazione respingono regolarmente migliaia di persone provenienti da Honduras, El Salvador e Guatemala, senza considerare il rischio cui andranno incontro una volta rimpatriate. In molti casi, violano tanto le norme interne quanto quelle internazionali.  Questa è l'accusa contenuta in un nuovo rapporto di Amnesty International, basato su interviste a 500 centroamericani che hanno viaggiato attraverso il Messico. 

Il rapporto rileva che l'Istituto nazionale per le migrazioni (Inm) ha violato sistematicamente il principio del "non respingimento", pilastro fondamentale del diritto internazionale e messicano, che proibisce il rinvio di persone verso paesi in cui rischino di subire gravi violazioni dei diritti umani.    Questa inadempienza può costare, in molti casi, la vita o comunque la sicurezza delle persone respinte verso il paese di origine. 

"Abbiamo ascoltato storie strazianti di famiglie, bambini, donne e uomini fuggiti da un contesto di estrema violenza per salvarsi la vita. Invece di fornire la protezione cui avevano diritto, il Messico ha illegalmente voltato le spalle a persone che ne avevano disperatamente bisogno", ha dichiarato Erika Guevara-Rosas, direttrice di Amnesty International per le Americhe.  In Guatemala, El Salvador e Honduras (il cosiddetto "Triangolo del nord") la violenza continua a essere generalizzata e i tassi di omicidio sono da quattro a otto volte superiori a quelli che l'Organizzazione mondiale della sanità considera "epidemici". 

Da anni, chi lascia questi paesi non lo fa solo nella speranza di trovare migliori opportunità di lavoro ma anche e soprattutto perché vive in alcuni dei paesi più violenti del mondo e teme per la sua sorte. Secondo il diritto internazionale, il Messico è obbligato a fornire a molte di queste persone la protezione dai rischi che correrebbero nei paesi di origine.  Questi rimpatri illegali hanno avuto conseguenze nelle vite di persone reali, come quella di un autista di autobus respinto dal Messico in Honduras è stato ucciso pochi giorni dopo. Un altro honduregno ha raccontato ai funzionari dell'Inm che era fuggito perché la sua vita era a rischio solo per sentirsi rispondere: "Adesso che sei stato arrestato, sei fregato e tra poco sarai rimandato nel tuo paese". Altre persone hanno raccontato ad Amnesty International di essere state costrette a firmare per accettazione il decreto di espulsione. 

L'organizzazione per i diritti umani ha rivelato che il 40 per cento delle 297 persone arrestate dall'Inm ha fornito indicazioni tali da poter concludere che si siano verificate violazioni del principio di "non respingimento", anche di fronte a richieste esplicite di asilo, anche di fronte a richieste esplicite di asilo.  Inoltre, Amnesty International ha riscontrato che il 75 per cento delle persone arrestate dall'Inm non erano state informate del loro diritto di chiedere asilo in Messico, nonostante la legislazione nazionale lo richieda espressamente.  Funzionari dell'Inm hanno assicurato ad Amnesty International che questa norma è rispettata e che il principio di "non respingimento" è rispettato se non in rari casi. Le 500 testimonianze raccolte da Amnesty International forniscono un quadro diverso. 

 

Pubblicato in Migrazioni

Oggi alle 10.31, ora italiana, un terremoto di magnitudo 7.6 (stimata dalla sala operativa di Roma dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia INGV nei primi minuti dall'evento) si è verificato al largo dell'isola di Kodiak, 300 km a sud–est dalle coste dell'Alaska. A seguito della forte scossa è stata diramata un'allerta tsunami per l'area del Pacifico Settentrionale, successivamente rientrata dopo aver verificato i dati dei mareografi che escludevano fenomeni significativi. Nelle isole Aleutine e in Alaska non sono rari i terremoti in grado di generare grandi tsunami che possono propagarsi in tutto l'Oceano Pacifico.

Il 27 marzo del 1964, un terremoto di magnitudo 9.2 nei pressi di Anchorage (porto navale che si affaccia sulla Baia di Cook), generò un enorme tsunami che penetrò nell'entroterra fino a un'altezza di 30 metri s.l.m. e un picco di oltre 60 metri nel porto di Valdez, provocando almeno 131 vittime e danni dall'Alaska fino alla California.

Il Centro Allerta Tsunami (CAT) dell'INGV opera 24 ore su 24, valutando in tempo reale la possibilità che un determinato terremoto, con epicentro in mare o nelle immediate vicinanze, possa generare uno tsunami, stimando i tempi di arrivo e il livello di allerta attesi lungo le coste esposte. I messaggi emessi dal CAT per il Mediterraneo vengono poi trasmessi al DPC che ha il compito di diffonderli alle strutture e componenti del Servizio Nazionale di Protezione Civile e raggiungere, nel minor tempo possibile, la popolazione potenzialmente interessata.

I terremoti rappresentano la causa principale degli tsunami (circa l'80%), anche se non sono l'unica. I maremoti sismo-indotti sono comunque i soli per i quali è possibile, con le reti di monitoraggio attuali, definire un sistema di allertamento a scala regionale. Altre cause che generano tsunami, sulle quali l'Istituto ha iniziato a lavorare, riguardano le frane generate dai sistemi vulcanici.

Il CAT-INGV si avvale anche, come indicato nella Direttiva SiAM, dei dati della Rete Mareografica Nazionale dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e delle altre reti mareografiche mediterranee per la verifica di un eventuale tsunami. Nel periodo tra ottobre 2014 e giugno 2017 il CAT ha analizzato centinaia di eventi sismici di magnitudo superiore a 5.5 in tutte le aree costiere del mondo. Cinque di questi terremoti hanno avuto origine nel Mediterraneo, in particolare nelle isole greche, nella zona di Gibilterra al largo delle coste del Marocco, e a Cipro. Per questi eventi il CAT-INGV ha inviato i messaggi di allerta tra i 9 e 12 minuti dal tempo origine di ciascun terremoto.

Al momento sono nove i Paesi che ricevono i messaggi del CAT-INGV: Egitto, Francia, Germania, Grecia, Israele, Italia, Libano, Portogallo, Turchia, e tre organismi internazionali: IOC (Intergovernmental Oceanographic Commission dell'UNESCO), ERCC (Emergency Response Coordination Centre della Commissione Europea), JRC (Joint Research Center della Commissione Europea).

Pubblicato in Ambiente&Territorio

"Ciò che più colpisce nell'osservare le cifre del sondaggio commissionato dal Gay center di Roma sugli orientamenti dell'elettorato rispetto alle istanze lgbt, è senza dubbio il fatto che a un sostegno ampio e trasversale dell'elettorato a queste istanze, corrispondano programmi elettorali pavidi, lacunosi se non addirittura del tutto insufficienti": lo dichiara Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay.

Che prosegue: "Il fatto che porzioni molto ampie di elettorato dichiarino una sensibilità spiccata ai temi del contrasto all'omotransfobia rappresenta un richiamo sonoro alla politica e a come questa campagna elettorale si presenta già dalle prime battute: innanzitutto il discorso d'odio non paga, questo è un monito chiaro che speriamo tutti e tutte vogliano raccogliere, soprattutto nella coalizione di centrodestra. A chi esibisce manifesti ipocriti e polverosi sulla cosiddetta famiglia tradizionale, deve giungere l'avvertimento che quel disprezzo per la diversità e per la pluralità di forme familiari di cui è piena la società non genera consenso, anzi rischia di essere un clamoroso boomerang, dal momento che gli elettori e gli elettrici, proprio come i leader politici tra l'altro, vivono in famiglie molto diverse, "tradizionali" solo talvolta, ma in molti casi monogenitoriali, basate sulla convivenza, ricomposte, formate da persone dello stesso sesso”.

“L'elettorato insomma è molto più evoluto di chi vi si rivolge con quei manifesti – aggiunge il leader di Arcigay - o addirittura con espressioni sulla "razza", come abbiamo tristemente letto in questi giorni. Ma c'è dell'altro: alla sensibilità dell'elettorato alla questione dei diritti corrispondono programmi elettorali che, ad oggi, sembrano ignorare quasi totalmente questi temi o li trattano con una prudenza o una vaghezza del tutto inopportune. In questo senso facciamo un appello al coraggio, che deve essere un ingrediente centrale di chi decide di chiedere il voto ai cittadini e alle cittadine: bisogna alzare la posta in gioco, tracciare orizzonti che parlino di uguaglianza e di libertà. E non bisogna, al contrario, nascondersi né tantomeno vivere di rendita, cercando di raccogliere consenso sui traguardi raggiunti (ad esempio la legge sulle unioni civili), senza essere in grado di puntare a  nuovi obiettivi, tutti urgenti e indispensabili”.

“Con l'uscita delle liste dei candidati e delle candidate - annuncia Piazzoni - Arcigay presenterà una piattaforma programmatica e la sottoporrà a tutti coloro in corsa per un seggio in Parlamento: sarà interessante a quel punto capire come i singoli candidati e le singole candidate intendano riempire i vuoti che oggi notiamo nei programmi elettorali"

Pubblicato in Parità di genere

A due anni dall’approvazione della legge delega n.106/2016, la riforma del Terzo settore può dirsi attuata, con l’emanazione dei previsti decreti legislativi in materia di Servizio civile universale (dlgs. n.40/2017), di Cinque per mille (dlgs. n.111/2017), di Impresa sociale (dlgs. n.112/2017) e Codice del Terzo settore (dlgs. n.117/2017). In attuazione della delega è stato inoltreapprovato il DPR 28 luglio 2017 recante loStatuto della Fondazione Italia Sociale.

Stamattina a Roma il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Giuliano Poletti ha fatto il punto durante una conferenza stampa di bilancio di questo percorso. Fra i principali obiettivi della Riforma si possono annoverare “sia il riordino e la semplificazione di una normativa che si è andata stratificando nel corso degli anni sia la promozione e il sostegno dell’operato di quei soggetti che contribuiscono in maniera determinante al bene comune, alla coesione sociale e che intervengono in contesti e situazioni di disagio e povertà”.

L’intento del Governo con questa Riforma è stato dunque duplice: “da un lato, si è voluto procedere alla razionalizzazione della legislazione (primaria e secondaria) relativa al Terzo settore, affinché rispondesse pienamente al dettato dell’art.118 della Costituzione volto a “favorire l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”; dall’altro, si è inteso definire con maggiore chiarezza il ruolo delle Istituzioni nel rapporto con i soggetti e le organizzazioni di Terzo settore”.

Il completamento della riforma ha comportato l’emanazione di ulteriori atti normativi finalizzati a dare concretezza ai principi, alle misure e agli interventi previsti dai decreti attuativi. Allo stato attuale, sono stati adottati alcuni provvedimenti. Il 13 Novembre Atto di indirizzo emanato dal Ministro del Lavoro,per l’individuazione degli obiettivi generali, delle aree prioritarie di intervento e delle linee di attività finanziabili attraverso il Fondo per il finanziamento di progetti e di attività di interesse generale nel Terzo settore, di cui all’art. 72 del Codice del Terzo settore, nonché attraverso le altre risorse finanziarie destinate al sostegno degli enti del Terzo settore.

Il 14 novembre il Decreto direttoriale n.326/2017emanato dal Ministero del Lavoro contenente l’“Avviso n. 1/2017 per il finanziamento di iniziative e progetti di rilevanza nazionale ai sensi dell’articolo 72 del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117 – anno 2017”. Il provvedimento è finalizzato alla disciplina dei criteri di selezione e di valutazione, nonché alle modalità di assegnazione ed erogazione del finanziamento, alle procedure di avvio, attuazione e rendicontazione degli interventi finanziati indicati dall’Atto di indirizzo. Con decreto direttoriale del 29 dicembre 2017 (in corso di registrazione presso gli organi di controllo)sono stati ammessi al finanziamento 78 progetti per un importo complessivo di quasi 34 milioni di euro.

Il 16 novembre il Decreto del Ministro del Lavoro,che stabilisce la disciplina attuativa per la fruizione dei contributi destinati alle organizzazioni di volontariato per l’acquisto di autoambulanze, autoveicoli per attività sanitarie e beni strumentali. Il 28 novembre è stato firmato protocollo d’intesa tra il Ministero del Lavoro, l’Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC),l’Agenzia del Demanio(AD) e l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI),finalizzato a conseguire un’efficientegestione dei beni immobili pubblici inutilizzati e dei beni mobili e immobili confiscati alla criminalità organizzata, da destinare allo svolgimento delle attività degli enti del Terzo settore. Mediante il recupero di questi beni, le attività sono rivolte alla riqualificazione dei territori degradati, al miglioramento del contesto urbano e sociale, all’incentivazione di iniziative di diffusione di legalità e all’inclusione sociale dei soggetti svantaggiati. Il 21 dicembre il Decreto emanato dal Ministro del Lavoro di nomina del Comitato di gestione della Fondazione Italia Sociale. Al Comitato è affidato il compito di amministrare la Fondazione,il cui obiettivo è quello di sostenere la realizzazione e lo sviluppo di interventi innovativi da parte degli enti di Terzo settore.

Sempre a Dicembre sono stati Sottoscritti accordi di programma con tutte le Regionie le Province autonome per il sostegno delle attività di organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale operanti a livello territoriale: queste attività sono finanziate da risorse statali, pari a 26 milioni di euro, ripartite tra le Regioni e Province autonome. Il 29 dicembre la Circolare interpretativa emanata dal Ministero del Lavoroavente per oggetto prime indicazioni su questioni di diritto transitorio inerenti al Codice del Terzo settore. In particolare, la circolare è finalizzata a fornire elementi utili alla disciplina del periodo transitorio intercorrente tra l’entrata in vigore del Codice e l’operatività del Registro unico nazionale del Terzo settore.

Infine, l’11 Gennaio il DPCM emanato dalla Presidenza del Consiglio peristituire la Cabina di regia interministeriale di coordinamento della riforma. La Cabina, di cui all’art. 97 del Codice del Terzo settore, ha il compito di coordinare, in raccordo con i ministeri competenti, le politiche di governo e le azioni di promozione e di indirizzo delle attività degli enti del Terzo settore.

Intanto sono in fase di elaborazione ulteriori atti normativi. Il Decreto interministeriale per l’individuazione dei criteri e dei limiti delle attività strumentali e secondarie di cui all’art. 6 del Codice, diverse da quelle di interesse generale, da esercitarsi parte degli enti di Terzo settore.

Il Dpcm di definizione delle modalità e dei termini per l’accesso al riparto del cinque per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche degli enti destinatari del contributo, nonché delle modalità e dei termini per la formazione, l'aggiornamento e la pubblicazione dell'elenco permanente degli enti iscritti e per la pubblicazione degli elenchi annuali degli enti ammessi, di cui all’art. 4 del dlgs. n.111/2017. Atti normativi di attuazione del dlgs. n.112/2017 che disciplina l’impresa sociale. E, infine, il Decreto interministeriale relativo alla fruizione del credito d’imposta da parte delle Fondazioni di origine bancaria, che finanziano il sistema dei Centri di servizio per il volontariato.

 

 

 

 

 

Pubblicato in Economia sociale

Il 55% delle morti delle donne, in Europa, è causato da cardiopatia ischemica e ictus. Dopo gli 80 anni, le donne colpite da ictus sono il 20% in più rispetto agli uomini. Ma alcune specifiche condizioni rendono il rischio molto più elevato anche nelle fasce di età più giovani. Dal punto di vista epidemiologico, ogni 100.000 donne in età fertile si registrano 4,4 ictus ischemici che rappresentano circa l'85% per centro di tutti gli ictus. In modo particolare, per le donne che soffrono di emicrania con "aura'', che utilizzano contraccettivi orali e hanno il vizio del fumo, si registra un rischio 30 volte maggiore di essere colpite da ictus.

Nel corso degli ultimi anni si è evidenziato come fattori esclusivamente femminili (ormoni, gravidanza, parto, menopausa) agiscano a breve, medio e lungo termine, aumentando il rischio di ictus lungo l’arco dell’intera vita della donna. “Secondo una meta-analisi che combina i risultati di più studi precedenti, la pillola anticoncezionale aumenta il rischio ictus di 1,9 volte, facendo salire l'incidenza a 8,5 ictus ogni 100.000 donne – dichiara la Professoressa Valeria Caso, neurologa presso la Stroke Unit dell’Ospedale di Perugia e Presidente dell’European Stroke Organization. Il rischio calcolato rimane basso: una donna ogni 24.000 su quelle che assumono la terapia anticoncezionale. Questo rischio, però,aumenta se le donne oltre ad assumere la pillola, fumano, hanno la pressione alta o hanno una storia di emicrania”.  

La prima associazione tra contraccettivi orali ed ictus risale al 1962 e tutta la comunità scientifica venne sensibilizzata su questa possibile associazione, che si riferiva alle prime versioni della pillola contenenti alte dosi di estrogeno sintetico, fino a 150 microgrammi, mentre la maggior parte delle pillole anticoncezionali moderne ne contengono appena tra i 20 e i 35 microgrammi e in ogni caso non possono superare i 50 microgrammi. Si calcola che 1 donna su 5 avrà un ictus nell’arco della sua vita (per gli uomini 1 su 6) e, considerando che le donne vivono più a lungo degli uomini, sale la probabilità di averne uno. 

Nelle donne, inoltre, l’ictus uccide il doppio del tumore mammario. Non solo: per le donne, si segnalano notizie non rassicuranti anche dal punto di vista dei fattori di rischio. Fumo e diabete sono pericolosi più per loro che per gli uomini: una sigaretta in una donna provoca un danno uguale a quello prodotto, nell’uomo, da 5 sigarette.

Il diabete,inoltre, moltiplica il rischio di malattie cardiovascolari da 3 a 5 volte nella donna. “Ben 8 ictus su 10 possono essere evitati seguendo alcune regole comportamentali e alimentari adeguate. Quindi, oltre ad uno stile di vita sano, risulta fondamentale per ogni donna che voglia assumere la pillola anticoncezionale consultare il proprio ginecologo per valutare il corretto dosaggio ormonale adatto al proprio profilo. Obiettivo della nostra Associazione è quello di diffondere le informazioni corrette sulla prevenzione di questa patologia, sulle condizioni che ne favoriscono l’insorgenza e sull’importanza del tempestivo riconoscimento dei sintomi per ridurre le conseguenze devastanti che comporta l’ictus cerebrale non solo a chi ne è colpito ma anche alle persone che lo circondano – afferma la Dottoressa Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Onlus.

 

 

Pubblicato in Salute

Il video presentato dalla cooperativa Valle dei Cavalieri a Madrid per il premio Untwo Award. Un video breve ma molto bello, realizzato da Silvia Degani. La Valle dei Cavalieri è stata premiata con il secondo posto per la sua attività

Pubblicato in Video

Arriva all' Ar.Ma Teatro il testo di Lorenzo Giroffi, Eroi Perduti. In scena, il 25 gennaio alle ore 21.00, Simone Bobini, Piero Grant, Francesco Brunoni, Gaia Scopelliti, Alessandro Solombrino diretti dallo stesso autore. Luciano da un bar di borgata romana legge la corrispondenza d'amore tra i suoi nonni: Giacinto e Maria. Lettere che portano d'un colpo nell'Etiopia fascistizzata, dove Giacinto combatte con i fantasmi di un regime a cui non crede più e le violenze poco eroiche a cui è costretto ad assistere.

Giacinto scrive a Maria, lettere di disillusioni e violenza, ideologie smascherate e partigiani non così lontani. In Etiopia s'ascoltano gli ordini impartiti dai gerarchi e le urla degli etiopi colonizzati divenuti spie per gli inglesi. Maria queste lettere non le riceve durante quegli anni.

Giacinto faceva parte del corpo della PAI, polizia fascista che operava nelle colonie africane e che in qualche misura tradì il regime. Dopo la sconfitta in Etiopia e qualche anno in clandestinità, Giacinto rientra in Italia, quando la seconda guerra mondiale era nel suo atto finale. Si rese protagonista di un'azione clamorosa, osteggiata da Maria, anomala per un fascista.

Luciano propone queste lettere ad un barista che invece vive con il mito del nonno partigiano.  Le razzie della colonizzazione italiana, la collaborazione tra chi in guerra era ufficialmente nemico, l'oblio lasciato ai reduci tornati dalle terre perdute: gli eroi perduti. Tutto nelle lettere ritrovate da Luciano.

L’autore

Lorenzo Giroffi ha 31 anni. Negli ultimi anni ha realizzato reportage andati in onda su Rai, Sky, The Guardian,Rtl, Rsi, La7,che hanno ricevuto anche premi internazionali. Si è occupato dei conflitti lungo i confini curdi, degliaffari di camorra, del conflitto nel Donbass, della rivoluzione burkinabé ed il mercato clandestino dell'oro nel Sahel, della crisi socio-economica venezuelana, degli attentati e lo Stato d'emergenza in Francia. Ha realizzato assieme a due colleghi l'inchiesta “La seconda vita di Majorana”. Ha pubblicato i saggi “Ucraina, la guerra che non c'è”, “Il mio nome è Kurdistan”.

Ha documentato la battaglia di Mosul, Iraq, raccontato le periferie romane, la terra dei fuochi e la nuova generazione criminale di Napoli. In uscita per Mimesis il romanzo "Il fornaio".

 

Pubblicato in Cultura

Il 24 e 25 gennaio si svolgerà a Roma la prima Conferenza nazionale sulla cooperazione allo sviluppo dopo la riforma del settore introdotta nel 2014. Il Forum del Terzo Settore sarà presente attraverso il contributo di tanti dei suoi associati, che in questi mesi hanno partecipato direttamente all’organizzazione di questo importante appuntamento.

“La Conferenza della cooperazione – ricorda la Portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore Claudia Fiaschi – è l’occasione per condividere con l’intero Paese quale sia il contributo degli italiani in termini di solidarietà internazionale. Un appuntamento oggi più che mai importante per rispondere concretamente a chi alimenta, per acquisire un facile consenso, le paure più irrazionali, agitando lo spettro del razzismo”.

La Conferenza della cooperazione sarà anche un momento di verifica sullo stato di salute della cooperazione italiana. “In questi anni – continua Fiaschi – sono stati compiuti notevoli passi in avanti nella modernizzazione del sistema e nel rilancio delle risorse per la cooperazione. La nostra prospettiva rimane la costruzione di una realtà aperta a tutte le voci della società italiana, a partire dalle espressioni del nostro associazionismo”.

Uno sviluppo sostenibile e duraturo nel tempo riconosce l’intreccio delle dimensioni economica, sociale e ambientale. Il Forum del Terzo Settore, anche in questa circostanza, vuole ribadire l’idea che la cooperazione allo sviluppo non può essere piegata agli interessi di breve termine dei Paesi ricchi, ma deve essere considerata come una opportunità per costruire partenariati che trovano fondamento nel principio della condivisione.

 

Pubblicato in Nazionale

Amnesty International ha definito "un benvenuto sospiro di sollievo" per le centinaia di migliaia di rifugiati rohingya attualmente in Bangladesh la decisione del governo di quest'ultimo paese di posporre il loro ritorno in Myanmar.  Iniziare ad attuare l'accordo raggiunto la settimana scorsa tra i due governi interessati avrebbe messo a rischio l'incolumità e i diritti di oltre 650.000 rohingya fuggiti oltreconfine lo scorso anno a causa di una brutale repressione. 

"Data la dimensione e l'orrore della violenza inflitta ai rohingya, qualsiasi accordo sul loro ritorno in Myanmar dovrebbe anzitutto prendere in considerazione le condizioni di apartheid presenti nel paese. Molti rifugiati non hanno più case dove andare, poiché i soldati gliele hanno incendiate e non vi sono garanzie che potrebbero essere liberi dalla discriminazione e dalla violenza sotto quel regime di apartheid da cui sono fuggiti", ha dichiarato Charmain Mohamed, direttore del programma Diritti dei rifugiati e dei migranti di Amnesty International. 

"Sebbene sia un fatto positivo che il Bangladesh abbia riconosciuto che occorre maggiore preparazione e abbia ritardato il programma di rimpatri, prima che ogni ritorno possa essere considerato sicuro e volontario occorrerà una profondo cambiamento nel modo in cui le autorità di Myanmar trattano i rohingya. L'annuncio di oggi può offrire temporanea protezione ai rifugiati rohingya rispetto al rischio di subire nuova violenza, ma c'è bisogno di una soluzione duratura", ha aggiunto Mohamed. 

La scorsa settimana Amnesty International aveva messo in evidenza una serie di forti preoccupazioni rispetto all'accordo tra Bangladesh e Myanmar.  L'accordo prevede un possibile coinvolgimento delle Nazioni Unite solo sul lato bangladescio della frontiera e non chiarisce quanto l'Alto commissariato Onu per i rifugiati possa avere capacità e autorità di valutare la volontarietà dei ritorni. Il 16 gennaio il governo di Myanmar aveva reso noto che avrebbe accolto 1500 rifugiati ogni settimana. 

Sebbene i rohingya che genuinamente vogliano fare rientro in Myanmar abbiano il diritto inalienabile di farlo ed entrambi i governi siano giuridicamente vincolati a facilitarlo, Amnesty International teme che l'attuale accordo non assicuri ritorni volontari e in condizioni di dignità e sicurezza, come richiesto dal diritto internazionale: si tratterebbe in realtà di ritorni forzati, in violazione del principio di non respingimento. 

L'accordo continua a presentare una serie di problemi: “l'enfasi sui tempi e sui numeri, che aumenta il rischio che i rohingya siano costretti al rimpatrio; l'attuale situazione in Myanmar, le cui autorità rifiutano di riconoscere la dimensione delle violazioni e dei crimini commessi durante la repressione dello scorso anno e non intendono smantellare il regime di apartheid;  l'obbligo per i rohingya che intendano ritornare di provare che in passato hanno risieduto in Myanmar, una cosa impossibile per molti rohingya che da tempo sono stati privati della cittadinanza e di documenti d'identità o che li hanno persi durante la fuga dalla violenza dell'esercito; il fatto che all'Alto commissariato Onu per i rifugiati non sia garantito l'accesso ai potenziali rientranti a ogni fase della procedura;  il mancato riconoscimento esplicito che i rohingya hanno il diritto di essere protetti dai rimpatri forzati in un paese dove rischiano di subire gravi violazioni e che hanno altresì il diritto di tornare in Myanmar, ossia nel loro paese di origine, se ne hanno il genuino desiderio”. 

Amnesty International sta sollecitando i governi di Bangladesh e Myanmar a non prendere in considerazione il ritorno dei rifugiati rohingya fino a quando non vi saranno le condizioni per un ritorno volontario e in condizioni di dignità e sicurezza e non saranno prese misure per coinvolgere i rifugiati rohingya nelle decisioni che li riguardano. 

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