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Domenica, 24 Giugno 2018

"NECESSAIRE DALL'OLTRETOMBA": UNA VALIGIA PER RACCONTARE L'AGONIA DELL'ERGASTOLO In primo piano

Scritto da  Giuseppe Manzo Mag 21, 2018

Una valigia posta su un tavolino. Intorno decine di persone sedute in cerchio nel cortile di Santa Fede liberata, chiesa del centro storico di Napoli sottratta all’abbandono da un gruppo di cittadini. Dietro la valigia ci sono Nicola Valentino e Giulia Spada che presentano “Necessaire dall’Oltretomba”, una performance che dal libro di Valentino “Le istituzioni dell’agonia” (Sensibili alle foglie, 2017, 12 euro) parla di ergastolo in una narrazione nuova. Dentro la valigia ci sono oggetti e materiali che “dall’oltretomba” dell’ergastolo vengono portati fuori e consegnati ai presenti.

A chiamarli in causa è Francesco Maranta, portavoce del Forum Diritti e Salute, che pone diverse riflessioni sui dispositivi di controllo sui corpi: dai luoghi di lavoro alla scuola, dalle università al diritto alla salute. Fino ad arrivare al carcere e, soprattutto, all’ergastolo. Sono 1677 persone attualmente all’ergastolo in Italia, “una presenza luttuosa per la società, o meglio per quella parte di società che non desiderano, non vogliono che una persona possa essere condannata fino alla morte”.

Nicola Valentino, socio fondatore della casa editrice Sensibili alle foglie, spiega come nasce questa idea dopo la pubblicazione del suo libro: “quest’opera si ispira a un’opera dell’artista Gianfranco Barruchello che ideò ‘Necessaire per l’oltretomba’. E così abbiamo immaginato un’altra valigia che contiene tutto ciò che ho portato dall’ergastolo. Nell’ultimo anno con il libro e il decennale della fine del mio ergastolo ho voluto rinnovare la narrazione su questo tema. Spesso nei convegni si collega l’ergastolo al carcere e al sistema penale, invece per me è un limite per capire questa pena: io collego l’ergastolo alla pena di morte. Ed è una moderna pena di morte che si collega all’agonia, una parola che ho esplorato nell’incontro con Giulia Spada. Insieme abbiamo fatto questo percorso. Quando parliamo di ergastolo e pena di morte sono due sistemi che inducono all’agonia infliggendola nel corpo della persona condannata: la condizione del vivere morendo. Ho conservato in 30 anni appunti, diari, documentazione giudiziaria e oggetti della mia esperienza mettendoli tutti in questa valigia che consegniamo al pubblico”.

L’iniziativa ha percorso diverse città italiane, da Padova a Perugia fino ad arrivare a Napoli, in un momento in cui è forte la spinta alla penalizzazione non solo dei reati ma anche dei comportamenti di natura sociale o, addirittura, verso una condizione sociale.  

Giulia Spada, antropologa-tanatologa, spiega come si possono ricava spazi di confronto: “Essendo un ergastolo una pena di morte bisogna fare un discorso su questo lutto perchè lo spazio sociale si crea, elaborando collettivamente questo lutto. Ponendo l’accento sulla dimensione mortifera si possono scardinare alcuni meccanismi che impediscono alle persone di parlarne ed è più facile parlarne come una perdita e responsabilità collettive”

E Valentino aggiunge: “lo spazio sociale è quello che crei tu. Si aprono spazi quando qualcuno decide di crearli. Poi c’è il grande obiettivo giuridico e politico che punta all’abolizione dell’ergastolo e della pena di morte a cui tutti noi aspiriamo”

 

 

 

 

 

 

L'ultima modifica Giovedì, 24 Maggio 2018 14:41
Giuseppe Manzo

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