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Mercoledì, 24 Gennaio 2018

TEATRO, IN SCENA "LA VITA FERMA": IL DOLORE DEL RICORDO DI LUCIA CALAMARO In primo piano

Scritto da  Redazione Gen 10, 2018

Un dramma di pensiero in tre atti è “La Vita Ferma: sguardi sul dolore del ricordo” scritto e diretto da Lucia Calamaro, considerata una delle migliori scrittrici italiane, ed interpretato da Riccardo Goretti, Alice Redini, Simona Senzacqua, una produzione SardegnaTeatro, Teatro Stabile dell’Umbria, Teatro di Roma in coproduzione con i prestigiosi Festival d'Automne à Paris/Odéon-Théâtre de l'Europe, in scena al Teatro Comunale di Casalmaggiore domenica 14 gennaio alle ore 20.30, inserito nel cartellone della Stagione 2017-2018 diretta da Giuseppe Romanetti, realizzata dal Comune di Casalmaggiore con il sostegno della Regione Lombardia, nell’ambito di Circuiti Teatrali Lombardi, con il contributo di La Briantina S.p.A.

Uno spettacolo che rifulge per bellezza e che illumina in modo potente sulla “gestione interiore dei morti”, l’assenza che abita in noi. Cosa resta, nei sopravvissuti, come si riempie il vuoto nel reale? Non uno spettacolo sulla morte, ma sul ricordo dei morti, che utilizza l’ironia come chiave per raccontarne il dramma. È il conflitto tra l’esigenza del morto di essere ricordato per ciò che era, e l’esigenza del vivo che deve in parte superare quel ricordo per andare avanti.

Eppure, guardando lo spettacolo, il tempo sembra volare. Uno spettacolo che “scivola” ma si imprime, che vola ma s’impregna, leggero e spietato, e si rimane stupiti nel rendersi conto che è un’opera che regala emozioni immediate e che ne riserva altre nei giorni successivi. Si avverte fluidità, respiro, ironia, leggerezza, vividezza dei personaggi, e mai si ha la sensazione che si strizzi l’occhio al pubblico, cercando l’effetto, il colpo di scena o indugiando nel voler dire, sottolineare.

La Vita Ferma è uno spazio mentale dove si inscena uno squarcio di vita di tre vivi qualunque - padre, madre, figlia - attraverso l’incidente e la perdita. Nel primo atto c’è un trasloco, una casa da svuotare, forzosamente attraversata dallo spettro e il suo voler essere ricordato bene, in quanto unico, insostituibile. Nel secondo una coppia con bambina: lui, Riccardo, storico e nostalgico fissato con Paul Ricoeur e i sinonimi; lei, Simona, quasi danzatrice e eccentrica fissata col sole e coi vestiti a fiori; la figlia Alice, da subito troppo sensibile, fissata col voler intorno gente che le parli.

Quindi la morte di Simona, dopo protratta e non identificata malattia. Nel terzo atto c’è un’Alice cresciuta e a sua volta neo-madre che ritrova il vecchio padre Riccardo, sulla tomba, o quasi, della madre morta anni prima; ragionano non senza conflitti, su quell’assenza anticipata che sempre-e chissà se sempre meno o nel tempo ancora di più- ha marcato una rottura nel racconto illusoriamente prescritto delle loro vite.

La Vita Ferma è una riflessione sul problema del dolore-ricordo, sullo strappo irriducibile tra i vivi e i morti e su questo dolore è comunque il solo a colmare, mentre resiste. Un dramma di pensiero in tre atti che accoglie, sviluppa e inquadra il problema della complessa, sporadica e sempre piuttosto colpevolizzante, gestione interiore dei defunti.

Di fronte alla qualità cristallina della scrittura, di certe soluzioni drammaturgiche e scenografiche si potrebbe parlare di meraviglia, di incanto perché è un teatro che insegna, con grazia, come sia possibile essere “leggeri per profondità”. Il tono naturale e leggero allontana il patetismo portandoci in un mondo che assomiglia al nostro, fatto di ironia e colori che ti colgono di sorpresa. L’ironia è, difatti, la chiave che l’autrice utilizza per raccontare l’estremo dramma.

Dall’Uruguay alla Francia fino all’Italia, è una corsa tra due continenti la carriera di Lucia Calamaro, drammaturga, regista e attrice. Nata a Roma, a tredici anni si trasferisce a Montevideo, seguendo il padre diplomatico. Laureata in Arte e Estetica alla Sorbona di Parigi, oltre all’insegnamento presso l’Universidad Catolica de Montevideo, ha preso parte come attrice e regista in molti spettacoli nella stessa città, e poi a Parigi e soprattutto a Roma, dove dagli inizi collabora ed è sostenuta dalla struttura indipendente Rialto Sant’Ambrogio.

Fonda l’associazione Malebolge nel 2003 e attraverso di essa dà corpo alla propria scrittura scenica, allestendo i seguenti spettacoli: nel 2003 Medea, tracce, di Euripide (adattamento e regia di Lucia Calamaro) e Woyzeck (adattamento e regia di Lucia Calamaro), Guerra (scritto e diretto da Lucia Calamaro), nel 2004; Cattivi maestri (scritto e diretto da Lucia Calamaro), 2005; Tumore, uno spettacolo desolato (scritto e diretto da Lucia Calamaro) nel 2006; Magick, autobiografia della vergogna (scritto e diretto da Lucia Calamaro ) nell’ambito del progetto “giovani talenti del Teatro di Roma”, Teatro India, 2008. Nel 2011 realizza lo spettacolo L’origine del mondo, ritratto di un interno con cui ha vinto 3 premi UBU tra cui miglior nuovo testo italiano o ricerca drammaturgica.

Nel 2012 vince il Premio Enriquez per regia e drammaturgia. Nello stesso anno esce il libro Il ritorno della Madre, a cura di Renato Palazzi con Editoria e Spettacolo che raccoglie tre testi: Tumore, uno spettacolo desolato, Magick, autobiografia della vergogna e L’Origine del mondo, ritratto di un interno. Nel 2014 ha debuttato a Roma, al Teatro India, lo spettacolo Diario del tempo, l'epopea quotidiana, rimasto incompiuto, prodotto dallo Stabile dell’Umbria e dal Teatro di Roma in collaborazione col Teatro Franco Parenti.

 

La vita ferma: sguardi sul dolore del ricordo, attualmente in tournée, è la sua ultima creazione. Ha debuttato a settembre 2016 al Festival di Terni, una produzione Stabile della Sardegna, Stabile dell’Umbria, Angelo Mai Occupato in collaborazione con Théâtre National de l’Odeon, Parigi e Teatro di Roma. Lucia Calamaro insegna drammaturgia alla scuola Civica Paolo Grassi di Milano dal 2014.

 

L'ultima modifica Mercoledì, 10 Gennaio 2018 12:09
Redazione

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