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Martedì, 18 Settembre 2018

DECRETO "DIGNITÀ" ALLA PROVA DEL LAVORO, SWG: PAESE DIVISO SULLA FIDUCIA ALLE IMPRESE In primo piano

Scritto da  Redazione Lug 10, 2018

Il decreto ‘Dignità’ divide in due il Paese, tra fan e detrattori. L’urgenza di intervenire sul tema lavoro, come la critica alle imprese e al loro modo di gestire la flessibilità, accomuna, invece, una buona parte dei cittadini. Lo dice la rilevazione PoliticApp di Swg in un sondaggio diffuso oggi.

Mettere mano alle politiche del lavoro e farlo in modo veloce, senza concedere altri spazi alla flessibilità, è una priorità per la maggioranza degli italiani. “Il 65% delle persone vive con la paura di perdere il posto di lavoro (era il 31% quindici anni fa, nel 2003), mentre la maggioranza relativa del Paese ritiene insopportabile la tendenza delle imprese ad assumere lavoratori solo a tempo determinato (35%) e il 55% chiede di mettere un limite alla flessibilità sul lavoro (62% tra gli elettori della Lega e 68% tra quelli M5s)”.

Nelle viscere dell’opinione pubblica il livello di malessere intorno al tema lavoro è ampio e profondo. Non si tratta solo del citato tema della flessibilità, che resta “per il momento mal digerita da metà degli italiani (il 49% ritiene che sia sbagliato abbandonare il mito del posto di lavoro fisso a favore di un modello di tipo flessibile), ma entrano in gioco anche altri temi come ad esempio la stagnazione del livello degli stipendi (27%) e la costante riduzione dei diritti dei lavoratori nei posti di lavoro (26%)”.

Per questi motivi “il 61% degli italiani esprime il proprio accordo con la scelta del governo d’intervenire d’urgenza con il decreto “Dignità”. Una condivisione che coinvolge sia gli elettori M5s (92%), sia quelli di Salvini (75%), ma anche i fan di Berlusconi (58%). Solo gli elettori del Pd sono più freddi (27%). L’urgenza di intervenire sui temi del lavoro accomuna, in particolare, i ceti sociali più bassi (83%), i Millennials (71%) e i residenti al Sud (68%)”.

Nel merito dei contenuti del nuovo decreto proposto dal Governo, gli italiani si dividono in due fazioni, secondo un classico schema di partigianeria. “Il 44% delle persone che esprime giudizi positivi sull’iniziativa, vive il decreto come l'avvio di una positiva stagione di riforme (22%) o come una prima mossa concreta del governo (22%); il 42% che, invece, mostra perplessità, giudica l’iniziativa un provvedimento di facciata (25%) o una misura marginale e poco incisiva (17%). La restante quota non si esprime”.

Il quadro muta se osserviamo i diversi blocchi elettorali. “Sostengono il decreto a piene mani gli elettori grillini (80% di giudizi positivi) e quelli leghisti (68%), mentre sono più critici i supporter di Forza Italia (61% di valutazioni negative) e del Pd (87% di giudizi critici). Se volgiamo lo sguardo ai blocchi sociali, scopriamo dove c’è una maggiore adesione alle scelte governative: l’intervento piace al 50% degli appartenenti alle classi disagiate (mentre tra i membri delle classi più agiate il livello di accordo scende al 34%), così come trova supporter tra i Millennials (47%) e la Generazione Z, i 18-24enni (48%)”.

Ad alimentare i dubbi sul decreto non è tanto il giudizio sui contenuti, quanto la sfiducia nei confronti delle imprese e degli imprenditori. “Il 41% degli italiani, infatti, pensa che le imprese, dopo due anni, scaricheranno i neo assunti, per sostituirli con nuovi soggetti, perseguendo la strategia delle assunzioni sempre a tempo determinato. In pochissimi, solo il 12%, ritengono che il decreto alimenterà il ricorso al lavoro nero, mentre solo il 16% giudica l’intervento capace di incidere sui livelli occupazionali”.

Il decreto ‘Dignità’ è uno dei primi provvedimenti del nuovo governo gialloverde. Se, per buona parte dell’elettorato, la credibilità di questo governo è stata affermata fin dai primi giorni sul fronte dell’immigrazione per via delle azioni intraprese del neo Ministro degli Interni, la compagine governativa verrà giudicata anche su altri temi. “Il lavoro è al primo posto, seguito dal tema tasse e dalle scelte anti-casta. Sul lavoro, però, si gioca una partita peculiare, nella quale conta, in primis, la volontà di dare un segno d’inversione rispetto alle scelte e strategie perseguite dai governi degli ultimi venti anni. Una partita in cui si giocherà una buona parte del futuro di questo governo e della credibilità di Lega e M5s”.

L'ultima modifica Martedì, 10 Luglio 2018 15:24
Redazione

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