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Martedì, 24 Aprile 2018

L'AMORE NEGATO PER LEGGE: BENGALESE E RIFUGIATA ROHINGYA IN FUGA DAL CARCERE In primo piano

Scritto da  Redazione Gen 11, 2018

Una storia d’amore, una fuga dal carcere sullo sfondo del dramma della minoranza Rohingya. I Romeo e Giulietta del nuovo millennio si chiamano Shoaib e Rafiza e come palcoscenico hanno la vita e i campi profughi nell’est del mondo, come racconta l’Ansa.

La legge che il Bangladesh ha approvato nel 2014 è chiara: i matrimoni misti con rifugiati Rohingya sono proibiti. Per il cittadino bengalese Shoaib Hossain Jewel, tuttavia, l'amore a prima vista è stato più forte del divieto ufficiale: lo scorso settembre, dopo un colpo di fulmine, il 26enne ha sposato Rafiza, 18 anni, appena scappata dalla pulizia etnica in Birmania. Denunciata alla polizia, da allora la coppia è ricercata, e continuerà a esserlo. A nulla è valsa infatti la petizione presentata dal padre di Shoaib, respinta ieri dall'Alta corte di Dacca.

Le autorità del Bangladesh temono infatti che, sposandosi nel Paese e utilizzando i documenti di registrazione del matrimonio, decine di migliaia di Rohingya - in sostanza apolidi, dato che la Birmania nega loro la cittadinanza - tentino di diventare cittadini bengalesi. Il padre di Shoaib, Basul Hossain, aveva sperato che il suo caso contribuisse a rovesciare il divieto imposto tre anni fa. Sconfitto in tribunale, dovrà invece anche pagare mille euro di spese legali. Oltre a continuare a non rivedere il figlio, di cui si sono perse le tracce da ottobre.

La storia di Shoaib e Rafiza, raccontata dalla stampa bengalese, è da fiaba d'amore. Col padre e la madre, lei arrivò a inizio settembre nel campo rifugiati di Kutupalong, vicino al confine con la Birmania, sorto oltre due decenni fa per accogliere un'ondata di rifugiati Rohingya in fuga da pogrom simili a quelli recenti. Gonfiatosi presto di decine di migliaia di Rohingya, diventati poi oltre 650mila in quello e altri campi vicini nel giro di due mesi, Kutupalong apparve un inferno per la famiglia di Rafiza, che riuscì a trovare rifugio in un vicino villaggio grazie alla protezione di un imam locale.

Tra i curiosi corsi a vedere i nuovi arrivati c'era anche il giovane Shoaib, che fu rapito immediatamente dalla bellezza di Rafiza. Quando lei e la famiglia furono rispediti a Kutupalong, Shoaib cercò la ragazza tra i vari campi di rifugiati sorti durante il febbrile esodo. Quando rintracciò Rafiza, chiese subito la sua mano ai genitori, che acconsentirono. Celebrato il matrimonio, la coppia riuscì a lasciare il campo di nascosto nascondendo Rafiza sotto un burqa per evitare i controlli. Al villaggio qualcuno però fece la spia presso le autorità. Da allora, degli sposini in fuga non si sa più nulla. Se venissero catturati, Shoaib rischierebbe fino a sette anni di carcere.

La decisione di ieri dell'Alta corte conferma il rapporto complicato tra il Bangladesh e i Rohingya. La discriminata minoranza, considerata bengalese dai birmani e birmana dai bengalesi, parla un dialetto incomprensibile alla maggioranza dei bengalesi; molti credono che i Rohingya arrivino nel Paese anche per motivi economici, e operatori umanitari hanno segnalato la presenza di trafficanti bengalesi nei campi. Quando il divieto fu introdotto, negli squallidi campi al confine con la Birmania vivevano circa 200mila Rohingya; dato l'afflusso record degli ultimi quattro mesi, ora sono oltre 800mila. Per Shoaib e Rafiza, purtroppo, la fuga dalle autorità potrebbe continuare a lungo

 

L'ultima modifica Giovedì, 11 Gennaio 2018 10:43
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